venerdì 30 novembre 2007

Trovare lavoro nell'ambito della Qualità

State cercando di muovere i primi passi nel mondo del lavoro della qualità? Se è così, probabilmente, siete vittime del fatto che nessuno vuole affidarvi un lavoro così delicato perché non avete esperienza e, d’altra parte, non potete fare esperienza senza che qualcuno vi metta all’opera. Il proverbiale gatto che si mangia la coda!

Da qualche parte, però, bisogna pur iniziare e tutti i grandi manager che vi possono venire in mente hanno avuto la prima grande occasione perché si sono comportati in un certo modo.

Proviamo a vedere quali sono gli atteggiamenti vincenti per un giovane che voglia avvicinarsi a questo mestiere.

1) Fate il vostro lavoro bene, qualunque esso sia. Responsabilità e capacità dovranno emergere per forza, soprattutto se pensiamo al pressapochismo che impera sovrano in moltissime realtà italiane

2) Sviluppate la vostra capacità di interfacciarvi con le persone. Potrete essere la persona più in gamba al mondo ma se non vi verrà riconosciuto un ascendente sulle persone che vi circondano e una capacità di relazionarvi bene con loro, nessuno vi affiderà mai un compito che abbia a che fare con la gestione di qualunque cosa. Imparare a conoscere le reazioni degli altri, soprattutto di coloro che sono diversi da voi e imparare a lavorare con le persone (cosa difficilissima) è un’ottima palestra per sviluppare le capacità necessarie a ricoprire il ruolo di responsabile della qualità. Il rispetto per le persone è fondamentale, ricordatelo!

3) Mostrate iniziativa. Stare seduti alla scrivania aspettando che qualcuno si accorga di voi, solitamente, non porta da nessuna parte. Va bene tutto pur di fare esperienza, non dimenticatelo.

4) Chiedete. Se davvero pensate di essere adatti a ricoprire un certo ruolo (dopo una buona sessione di autocritica) parlatene con il vostro superiore e confrontatevi con lui. Può darsi che egli abbia una percezione dle vostro lavoro completamente diversa dalla vostra. Confrontarvi apertamente vi farà almeno capire se ci sono possibilità o se è meglio cambiare aria subito.

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giovedì 29 novembre 2007

ISO 9001:2008 - ISO 9001:2009

Il Comitato Tecnico 176 sta elaborando la nuova norma ISO 9001 la cui data di pubblicazione sembra sarà il 31/10/2008 per la ISO 9001 e il 31/08/2009 per la ISO 9004.

In questa discussione sul nostro forum troverete il link per scaricare GRATUITAMENTE il testo della bozza della nuova norma, messo a disposizione dall' Autorità Irlandese per la standardizzazione.


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martedì 27 novembre 2007

Un lavoro nel campo della certificazione Qualità

Cercate lavoro nel campo della qualità e della certificazione? Vi aiutiamo noi!

QualitiAmo è un nuovo sito che tratta di qualità, ISO 9001 e certificazione in generale.
Ci proponiamo di diventare una community per tutti coloro che si occupano, direttamente o indirettamente di Qualità: professionisti, imprese, responsabili qualità, manager, studi professionali, consulenti, freelance, organizzazioni pubbliche e private, proprietari di azienda, enti certificatori, erogatori di corsi, editori, laboratori, società di software, scuole, docenti, studenti, giovani che si affacciano alle prime esperienze lavorative e semplici curiosi.

Tra i molti servizi offerti sulle nostre pagine, potete trovare anche una selezione, fatta tra tutti gli annunci di lavoro pubblicati in rete, di ricerche che abbiano come tema la qualità, la gestione dei requisiti della norma UNI EN ISO 9001 e la certificazione in generale.
Ogni giorno cerchiamo nuovi annunci di lavoro mirati e li rendiamo disponibili attraverso un unico servizio: un notevole risparmio di tempo ed energie che offriamo gratuitamente ai nostri utenti.
Sul portale è inoltre possibile pubblicare il proprio curriculum e i propri riferimenti in modo da rendersi visibili, con un link in homepage, a tutte le aziende che stanno cercando un professionista della qualità da inserire in organico. Anche questo servizio, come il precedente, è gratuito e non richiede alcuna iscrizione al sito.

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giovedì 22 novembre 2007

I dubbi sulla Qualità

Philip B. Crosby, uno dei grandi guru della qualità, sosteneva quanto segue:

“Il problema della gestione della qualità non è tanto ciò che la gente non sa, quanto ciò che pensa di sapere. (…) Sotto questo aspetto, la qualità ha molto in comune con il sesso.

Tutti ne sono a favore (naturalmente in certe condizioni), tutti credono di capirla (anche se non vorrebbero spiegarla), tutti pensano che il praticarla sia semplicemente un problema di seguire le inclinazioni naturali (dopo tutto, in qualche modo ce la caviamo).


Naturalmente, la maggior parte delle persone pensa che tutti i problemi in questo campo siano causati da altre persone. In un mondo in cui la metà dei matrimoni finisce con un divorzio o una separazione, questi presupposti suscitano qualche interrogativo.


E’ difficile intavolare una discussione significativa, reale e concreta sul sesso, sulla qualità o su altri argomenti complessi, se non si esaminano e modificano alcuni presupposti di base errati. Gli unici che generalmente sono disposti a fare quel passo sono coloro che sono pronti ad ammettere di essere in difficoltà o che hanno un interesse intellettuale nel cambiamento.”


Fatta questa premessa, è abbastanza scontato che, chiunque lavori nel campo della qualità applicata alle organizzazioni, incontri continuamente sulla propria strada tanti “ISO-scettici” che, pur non sapendo nulla di questo argomento, si divertono a sparare a zero sui principi della ISO 9001 e sulla filosofia che sta alla loro base.

Questi pregiudizi, accompagnati da atteggiamenti scettici e disfattisti, nascono, il più delle volte, da una sostanziale disinformazione di fondo e si rafforzano grazie ai racconti sconfortanti di chi ha già intrapreso il percorso verso la qualità facendo l’errore di vivere le norme come la panacea di tutti i mali ed il Responsabile della Gestione della Qualità come un "Aladino" capace di far scomparire i problemi semplicemente strofinando la magica lampada della norma.
Esiste un’intera letteratura che raccoglie i dubbi, le perplessità e i timori che le persone hanno di fronte a questo strumento che altro non è, se non una raccolta di regole che ci insegnano a lavorare in modo corretto.

La qualità è uno strumento di organizzazione e, come tale, ci può offrire "solo" le linee guida da seguire per rivedere il nostro modo di lavorare e gli strumenti per affrontare i problemi quotidiani, non certo le risposte personalizzate che certe organizzazioni pretenderebbero.
Se proveremo, però, ad analizzare, nel profondo, i suggerimenti che ci derivano dalla conoscenza di questa metodologia, ci accorgeremo che possono aiutarci a trovare le soluzioni che cerchiamo affrontando ogni giorno i nostri problemi lavorativi.

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mercoledì 21 novembre 2007

La norma UNI EN ISO 9000

Con il nome di ISO 9000 è conosciuta la famiglia di norme volontarie che regolano il settore dei sistemi di gestione della qualità e che è stata elaborata per aiutare le organizzazioni ad attuare sistemi di gestioni per la qualità efficaci, allo scopo di agevolare il commercio nazionale ed internazionale.

Queste norme, come del resto le versioni precedenti, non rivolgono la loro attenzione al prodotto bensì a come un’organizzazione ne cura la realizzazione in modo da soddisfare le esigenze non solo dei clienti utilizzatori (committenti, commercianti, utilizzatori finali) ma di tutte la parti a vario titolo coinvolte, gli stakeholder (lavoratori, proprietari, azionisti, fornitori, ecc).

I vantaggi derivanti dalla pubblicazione di queste norme, sono molteplici.
Le organizzazioni, infatti, si accollano l’onere di costruire un sistema di gestione della qualità secondo le norme di riferimento e della procedura formale di certificazione che non viene più effettuata dal cliente ma da un ente terzo ufficialmente preposto allo scopo. La certificazione così ottenuta viene riconosciuta anche da tutti gli altri clienti e, quindi, non deve essere ripetuta ogni volta.

Nella loro versione attuale, le norme ISO 9000 sono il risultato del programma decennale di revisione e miglioramento attuato dal Comitato tecnico competente dell’ISO, il numero 176, attuato con l’obiettivo di perseguire, tra le altre cose, la compatibilità con la ISO 14001, una coppia coerente tra ISO 9001 e ISO 9004, requisiti facilmente adattabili alla realtà delle organizzazioni, miglioramento continuo e prevenzione delle non conformità, semplificazione nell’utilizzazione e facilità nell’autovalutazione, applicabilità a tutti i settori e dimensioni delle organizzazioni.

Attualmente la famiglia è composta da due gruppi di norme:

1) le norme usate per la certificazione e per scopi contrattuali (ISO 9001 che definisce i requisiti dei sistemi qualità)
2) le norme usate per fini interni all’organizzazione che vuole dotarsi di un sistema di gestione per la qualità, come linee guida per la sua costruzione (ISO 9000 che descrive la terminologia e i principi essenziali dei sistemi di gestione qualità e della loro organizzazione, ISO 9004 che è una linea guida per il miglioramento delle prestazioni delle organizzazioni, ISO 19011)

Le nuove norme sono state rivoluzionate, rispetto alla versione del 1994, e il loro baricentro si è spostato considerevolmente verso la ricerca delle migliori performance, anche commerciali.

In definitiva si può affermare che il modello normativo offre interessanti opportunità nel cammino verso la qualità totale, se interpretato con una volontà imprenditoriale tesa al miglioramento e non solo con l’urgenza di intraprendere questa tipologia di percorso perché vincolati dalle richieste dei committenti o di alcuni mercati.

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martedì 20 novembre 2007

Ultimi dati Sincert

Questi alcuni dati che il Sincert ha appena pubblicato e che risultano aggiornati ad ottobre 2007:

Gli Organismi di Certificazione e Ispezione che operano sotto accreditamento SINCERT sono 121 e detengono, complessivamente, 222 accreditamenti con la seguente ripartizione:

Certificazioni di sistemi di gestione per la qualità: 73
Certificazioni di sistemi di gestione ambientale: 34
Certificazioni di sistemi per la salute e sicurezza: 10
Certificazioni di sistemi di gestione per la sicurezza delle informazioni: 7
Certificazioni di sistemi di gestione per la sicurezza alimentare: 5
Certificazioni di prodotti/servizi: 44
Certificazioni di personale: 11
Ispezioni: 35
Dichiarazione ambientale di prodotto: 3

Le certificazioni di sistemi di gestione rilasciate sotto accreditamento SINCERT risultano oltre 128.000 (siti produttivi certificati) così ripartite:

Sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001): 113.880

Altre norme SGQ (AVSQ MIA, UNI EN ISO 13485, ecc.): 1.750

Sistemi di gestione ambientale: 11.450

Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro: 1.095
Sistemi di gestione per la sicurezza delle informazioni: 215

Le persone certificate sotto accreditamento SINCERT sono circa 1.200, se si considerano solo le figure professionali operanti nel settore della qualità e affini (valutatori e progettisti di sistemi di gestione), mentre risultano oltre 14.000, ove si considerino altre figure professionali operanti in settori specifici correlati ai processi di costruzione e assicurazione della qualità (addetti a controlli non distruttivi di vario tipo, operatori di saldatura, addetti a macchine e misure speciali, ecc.).

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lunedì 19 novembre 2007

La credibilità della certificazione ISO 9001

Nell’Approfondimento di questa settimana analizzeremo meglio un discorso che avevamo accennato lunedì scorso nel forum: quello della credibilità delle certificazioni.

Prendendo in esame gli atti del convegno organizzato dall’AIOICI (Associazione Italiana Organismi Indipendenti Certificazione e Ispezione) che si è appena concluso, cercheremo di capire qual è il futuro della certificazione e della consulenza nel settore della Qualità in Italia.


L’intervento del Presidente di AIOICI ha sottolineato come le certificazioni volontarie di sistema stiano crescendo sia in Italia sia nel mondo.
Il business del 21° secolo, infatti, richiederà sempre più verifiche di conformità condotte da terze parti indipendenti a protezione dei mercati e dei consumatori.

I servizi di verifica, però, per essere davvero efficaci devono essere credibili ed essere erogati da professionisti capaci oltre che avere un valore aggiunto tangibile.
Il grosso problema connesso alle certificazioni volontarie è, invece, proprio che la percezione dell’utenza è piuttosto negativa a questo riguardo e che non vemgono fornite certezze e rassicurazioni.

AICQ ha sottolineato come questo tema sia complesso e articolato per molteplici cause tra loro interconnesse. Alcuni dei problemi che oggi dibattiamo, infatti, hanno le radici nell’origine delle norme.

Molti ricorderanno che le prime norme sull’Assicurazione Qualità risalgono agli inizi degli anni '60 con le norme MIL che riguardavano il settore militare. Negli anni 70 e 80, nello stesso settore, vennero emesse le norme AQAP della NATO, che ricalcavano le precedenti, seguite dalle norme ANSI nel settore nucleare.

Tutte queste norme descrivevano, con piccole differenze tra loro, modelli di Assicurazione Qualità ed erano destinate alle imprese operanti in settori ad elevato rischio.
In questi settori il fornitore doveva garantire, oltre al Controllo della Qualità dei prodotti forniti, anche l’adeguatezza della propria struttura organizzativa, la chiarezza delle responsabilità, la disponibilità delle procedure necessarie per la conduzione della Qualità; in una parola il fornitore doveva garantire di possedere un adeguato Sistema Qualità, al fine di fornire assicurazione della sua capacità di continuare a fornire prodotti conformi.

Un altro aspetto implicito di queste norme era la loro destinazione alle aziende operanti nel settore industriale. Il rispetto dei requisiti del modello era sostanzialmente obbligatorio per i fornitori principali.

In parallelo alla stesura delle norme, si era formata una categoria di professionisti con competenza specifica nella verifica del rispetto delle stesse; la verifica era molto accurata e mirata a dare evidenza della conformità con i requisiti della norma.

Alla fine degli anni '70 sono maturi i tempi per l’allargamento al settore “civile” (non solo ad alto rischio) dei concetti e dei requisiti dei Sistemi Qualità. Nascono in questi anni le norme BS 5750 e viene costituito, nella International Standard Organisation, il Comitato Tecnico 176 con l’incarico di preparare le norme su Sistemi Qualità: esse vedranno la luce nel 1987 con il nome di famiglia ISO 9000.

Queste norme, destinate alle imprese di qualsiasi tipo e dimensione, non sono quindi il risultato di una indagine presso i potenziali utilizzatori sulle loro reali esigenze ( come invece avverrà con le Vision 2000), ma ricalcano le norme esistenti, anche se esse erano state pensate per settori e scopi differenti.

Le norme ISO 9000 del 1987 risentono pesantemente della loro origine e dei loro obiettivi con inevitabili e importanti conseguenze:

- i requisiti che contengono, sono, di fatto, poco adatte alle imprese medie e piccole (che costituiscono l’ossatura delle imprese italiane);
- sono poco adatte alle imprese di servizio;
- presuppongono, anche se in modo implicito, una struttura organizzativa per funzione;
- pongono particolare attenzione al rispetto delle regole formali (presenza di numerose procedure, evidenza di verbali ecc)

È questo il modello di Sistema Qualità al quale si sono dovute adeguare le imprese italiane che si volevano certificare.
Poiché le norme hanno una vita media di 10/12 anni, questo modello è rimasto in vigore fino al 2000, anche se nello stesso periodo la struttura e le caratteristiche delle imprese italiane hanno subito un cambiamento molto rilevante.

Questo fatto risulterà evidente anche dal giudizio che sarà dato delle norme ISO 9000:87 da parte dei “clienti”, nell’indagine effettuata nella fase preliminare della stesura delle norme vision 2000, che porterà a modifiche profonde dei principi e dei requisiti principali.
Ma erano già passati più di 10 anni dalla nascita delle prime norme ed erano stati rilasciati quasi 50000 certificati di conformità alle norme.

Nello stesso periodo, cioè a cavallo tra gli anni '80 e '90, avveniva in Europa un altro fenomeno che ha avuto un importante impatto sulla diffusione delle norme sui Sistemi Qualità che erano stati appena emessi e che ha creato delle esigenze e delle aspettative: l’invasione dei mercati europei da parte dell’industria giapponese, che pone tra i suoi punti di forza la qualità dei prodotti.

Risale a quegli anni il successo mondiale dell’industria giapponese nei settori della fotografia, della motoristica, dell’informatica, solo per citare i settori più importanti. Non vi è settore industriale nel quale il Giappone non proponga prodotti che, a parità di prezzo, hanno prestazioni equivalenti o migliori e affidabilità superiore.
Qualcuno ricorderà che le industrie giapponesi parlavano di difettosità in ”parti per milione”, quando in Europa si parlava di difettosità in “parti per mille”. Come risultato di questo approccio, nel giro di pochi anni interi comparti industriali sono scomparsi dalla scena europea.
Risale a questo periodo anche la normativa europea per la libera circolazione delle merci all’interno dell’unione europea detta “nuovo approccio” che fa riferimento in parte alle norme ISO 9000.

È in questo quadro che compaiono sulla scena le norme ISO 9000:87.
Era logico che alcune imprese vedessero nelle norme ISO 9000 una soluzione o almeno un aiuto per migliorare i propri prodotti e competere con le imprese d’avanguardia. Altre imprese (ed erano la maggioranza) hanno visto la certificazione come un biglietto da visita per dimostrare che il livello di Qualità dei loro prodotti e delle loro imprese era a pari a quello delle imprese giapponesi.

Siamo agli inizi degli anni '90 e certamente qualcuno ricorderà le polemiche sollevate da alcuni produttori che pubblicizzavano la propria certificazione di sistema come un marchio di qualità di prodotto. Si trattava ovviamente di casi limite, che descrivevano però molto bene il desiderio di mettere in evidenza la qualità dei propri prodotti e la confusione che si era creato tra qualità di sistema e qualità di prodotto, tra certificazione di sistema e efficacia del sistema stesso, tra le attese delle imprese e la realtà.

Siamo ormai alle soglie del 2000 e sono in preparazione le norme del progetto Vision 2000, che rappresentano una rivoluzione rispetto alle precedenti. In particolare:

- la ISO dedica molti mesi ad una indagine sulla soddisfazione dei clienti delle norme precedenti e sulle loro esigenze in questo settore, capovolgendo l’approccio di poco partecipativo delle norme precedenti;
- viene data adeguata evidenza ai principi che stanno alla base dei requisiti;
- viene definito che l’obiettivo primario del modello proposto è l’efficacia del sistema e non solo l’assicurazione;
- Viene ridotto il numero delle procedure documentate;
- Viene dato adeguato rilievo alla misura della soddisfazione dei clienti;
- Viene dato grande rilievo ad un approccio dell’organizzazione non più orientato a produrre molto (approccio per funzione), ma a produrre quello che soddisfa le esigenze dei clienti (approccio per processi);
- Viene dato adeguato rilievo alla definizione degli obiettivi ed al miglioramento continuo

Si tratta di una svolta importante, ma che entra in vigore in modo definitivo solo alla fine del 2002, cioè ben 15 anni dopo l’uscita della prima edizione delle norme (che a loro volta come si è visto risalivano ai 15 anni precedenti); questo fatto ha segnato in modo pesante lo sviluppo della certificazione di sistema, fornendone un’immagine molto burocratica, formale e destinata alle grandi imprese industriali.

Con la sua relazione, Stanghellini ha esaminato anche un altro dei temi proposti dal convegno: la reale corrispondenza dei certificati emessi dai diversi operatori.
Il tema proposto rappresenta solo la punta dell’iceberg, perché il problema reale è l’adeguatezza e l’omogeneità delle valutazioni rispetto agli obiettivi della norma attuale. Le certificazioni sono, infatti, figlie dei risultati delle verifiche ispettive che a loro volta sono figli della competenza dei valutatori.

Qualsiasi valutazione, sia di fenomeni fisici sia di comportamenti di persone o di organizzazioni, deve utilizzare “strumenti” adeguati al tipo ed alle tolleranze della valutazione da eseguire; quindi il valutatore di sistema deve essere “adeguato” alla norma di riferimento e deve possedere una competenza che gli consenta di fornire all’organismo di certificazione i dati necessari per esprimere valutazioni corrette sull’efficacia dei processi dell’organizzazione valutata.

Il passaggio dalle norme ISO 9000:1987 a quelle del 2000 è stato difficile ed ha richiesto molti anni, ma certamente l’adeguamento della competenza di migliaia di valutatori ne richiede molti di più. Questo problema non può ancora essere considerato risolto, perchéé capita ancora oggi di vedere dei verbali di verifiche ispettive nei quali i rilievi riguardano principalmente aspetti formali delle norme, con scarsi riferimenti all’efficacia e con modesto valore aggiunto per le imprese.

La relazione di Claudio Barella di APCO ha proposto, a completamento del discorso, tre riflessioni:

- Le PMI sono disposte a lasciare spazio ai Professionisti nella consulenza di management per costruire insieme Sistemi di Gestione indirizzati effettivamente al miglioramento?
- Il Professionista nella consulenza di management è qualificato per costruire insieme alle organizzazioni, Sistemi di Gestione efficaci, efficienti ed orientati al miglioramento?
- I Professionisti nella consulenza di management, le imprese e gli organismi di certificazione sono determinati a migliorare il Sistema della Certificazione?

APCO ha voluto focalizzare poi l’attenzione sulle norme UNI 10771 "Consulenza di Direzione - Definizioni - classificazioni - requisiti e offerta del servizio" e UNI 11067 "Criteri di erogazione e controllo del servizio" che forniscono le basi per la qualificazione per migliorarsi e soddisfare meglio l’utenza.

Da una recente ricerca condotta da APCO, il profilo del consulente di management sta cambiando.
In un momento di difficoltà competitiva per il nostro Paese, l'impresa rimane il luogo dove introdurre ed implementare innovazione. Al consulente si chiede qualcosa di nuovo, che investe, tra l’altro, il sistema delle competenze, il modello organizzativo di erogazione dei servizi di consulenza, il livello di coinvolgimento con il sistema cliente.

Per scaricare l’indagine APCO relativa all'anno 2006, vi basterà andare sul sito dell'UNI.

L'intervento di Assolombarda, attraverso le parole di Giovanni Milesi, conclude questa nostra riflessione rappresentando la voce delle imprese, in particolare di quelle di piccola – media dimensione.

Milesi ha sottolineato come il sistema italiano della certificazione presenti indubbiamente alcuni punti critici:

- vi è stato – almeno nel comparto manifatturiero – un forte rallentamento nella crescita del numero delle certificazioni rispetto a qualche anno fa: segno che, almeno in diversi casi, le aziende non sono state “fidelizzate” alla certificazione o hanno avuto difficoltà a percepirne il valore aggiunto; il che è anche confermato da un aumento delle rinunce alla certificazione;
- per converso, in alcuni settori vi èè stata negli ultimi anni una vera e propria corsa alla certificazione, a seguito di generalizzate richieste dei clienti e soprattutto a causa di alcuni provvedimenti legislativi che hanno reso di fatto “obbligatoria” la certificazione (ad es. nel campo degli appalti pubblici). Ciò ha prodotto a sua volta un inasprimento della concorrenza tra gli organismi di certificazione.
Il problema sta proprio qui, in una competizione tra gli enti di certificazione basata sui prezzi e non sul contenuto di “servizio”. Questi organismi cioè puntano sovente a procurarsi nuovi clienti, anche ovviamente sottraendoli ai concorrenti, solo in virtù di una corsa al ribasso delle tariffe; il che non può che andare a discapito della qualità delle prestazioni offerte alle imprese. In più casi – a conferma di ciò – le aziende segnalano la difficoltà di percepire un superiore livello qualitativo o di affidabilità delle imprese certificate rispetto a quelle che non lo sono;
- riguardo al sistema di accreditamento, e al di là del grande impegno indubbiamente profuso in questi anni, sembra di poter constatare una carenza di efficacia a due livelli: disomogeneità di giudizio dei valutatori (da cui l’impressione di un sistema magari bene impostato, ma non perfettamente controllato); insufficiente azione dissuasiva e repressiva nei confronti delle azioni poco corrette da parte di taluni organismi di certificazione (ad es. circa il numero di giorni/uomo dedicati effettivamente a ogni azienda ai fini del rilascio della certificazione, o in merito all’annosa problematica della commistione consulenza/certificazione);
- accanto all’adeguatezza degli enti di certificazione e di accreditamento, pari importanza ha (in positivo ma purtroppo anche in negativo) il ruolo giocato dai consulenti nell’orientare ed assistere le PMI nel percorso relativo alla Qualità;
- infine, duole constatare che la Qualità, in Italia, non è mai stata considerata (a differenza di altri Paesi europei) un elemento strategico di politica industriale; i vari Governi hanno, almeno sin qui, dimostrato uno scarso interesse a definire una precisa politica per la promozione dell’eccellenza;

Ma quali sono, dunque, le condizioni per un rilancio della Qualità e della certificazione? Al convegno AIOICI ne sono state individuate tre:

- è necessaria innanzitutto una crescita della cultura del nostro sistema di imprese. Gli imprenditori devono comprendere che la Qualità non può essere considerata un “binario parallelo” da spolverare al momento dell’audit dell’organismo di certificazione, ma deve diventare il cardine del sistema di gestione dell’azienda. Altrimenti continueremo ad avere nel nostro Paese – come è stato giustamente osservato – molti “praticanti formali”, ma pochi “veri credenti” nella Qualità;
- in un tavolo che deve appoggiarsi su quattro gambe, occorre che questo necessario salto culturale delle aziende sia adeguatamente accompagnato e sostenuto dall’azione degli enti di certificazione e degli enti di accreditamento, così come dei consulenti: a tutti questi soggetti si richiede competenza, professionalità e un rigore temperato dalla giusta flessibilità nell’approccio e nell’attività operativa;
- infine, il Sistema di Gestione per la Qualità dovrebbe: da un lato, divenire sempre più “lo” strumento dei vertici aziendali (integrandosi eventualmente anche con i Sistemi relativi a Sicurezza, Ambiente, Etica, ecc.); dall’altro, farsi carico anche della qualità dei prodotti e dei servizi, alla quale clienti e utenti sono più immediatamente sensibili.

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