mercoledì 30 ottobre 2019

Ecco l’impiegato del futuro

Obesi, con occhi rossi e schiena curva...saremo davvero così noi lavoratori del futuro? Ce lo racconta "Il Corriere della Sera". 

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lunedì 28 ottobre 2019

Combattere il burnout

Come si combatte il burnout? Molto semplicemente prendendosi cura di sé.

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venerdì 25 ottobre 2019

La sindrome dell’impostore

MessaggioInviato: Ven Ott 25, 2019 7:53 am    Oggetto:Rispondi citando Modifica/Cancella messaggio Cancella messaggio Mostra indirizzo IP

È una condizione che spesso affligge chi, in realtà, è conscio dei propri limiti proprio perché molto preparato. La conoscevate? Ce ne parla "Il Corriere della Sera".

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giovedì 24 ottobre 2019

Colloqui di lavoro: i primi secondi sono cruciali

Siete alla ricerca di un nuovo lavoro? Bene, allora tenete a mente che i primi secondi di un colloquio sono addirittura fondamentali. Ce ne parla "la Repubblica".

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mercoledì 23 ottobre 2019

Lo smartworking fa bene anche al portafoglio

Guadagnare di più stando a casa invece che lavorando in un'azienda? Lo smartworking farebbe bene anche al portafoglio.

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lunedì 21 ottobre 2019

Mancano 160mila laureati

Un articolo de: "La Stampa" ci ricorda che mancano addirittura 160mila laureati e che le aziende italiane nei prossimi mesi e anni saranno in difficoltà.

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venerdì 18 ottobre 2019

Le vittime sul lavoro sono già più di 700

Un articolo de: "la Repubblica" ci ricorda che le vittime sul lavoro sono già parecchie centinaia.

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giovedì 17 ottobre 2019

I manager? Non si trovano

(Fonte: "L'Economia")

L'87% degli imprenditori dichiara di incontrare difficoltà nel reperire le figure manageriali. Un dato che sale addirittura al 91% al Nord del Paese, al 94% tra le imprese più giovani, e infine al 92% tra le imprese famigliari. Sono i risultati dell’Osservatorio «Mercato del Lavoro e Competenze Manageriali».

(...)

La ricerca è stata condotta su un campione di 2.130 intervistati, di cui 614 imprenditori e 1.516 manager. Secondo il 44% degli imprenditori la principale carenza riscontrata è relativa alle cosiddette «soft skills»: capacità di leadership e di motivazione, conoscenza delle lingue, orientamento all’innovazione e al cambiamento, capacità di adattarsi a scenari in continua evoluzione. I manager, «prima linea» della trasformazione insieme agli imprenditori, sono pienamente consapevoli dei cambiamenti in atto, tanto da concentrare la loro formazione su innovazione e change management (43,5%), leadership (36,3%), people management (35,2%).
L’innovazione è percepita come un obbligo da parte di tutti intervistati, tanto da indurre gli stessi imprenditori a investire nella propria formazione su innovazione e change management (59%); competenze digitali (33%). Il ruolo richiesto ai manager passa dal fornire competenze specialistiche (Marketing, Finanza, ecc.) a essere sempre più business partner con compiti più ampi e complessi: individuare tendenze, accelerare e facilitare i cambiamenti, velocizzare i ritmi di apprendimento dell’organizzazione e valorizzare il capitale umano aziendale, creare processi e team di lavoro resilienti, valorizzare le diversità, sviluppare modi e processi di lavoro di tipo collaborativo, operare tenendo conto dell’etica e della responsabilità sociale.
(...)
Imprenditori e manager (...) formano un binomio inscindibile. E le imprese del futuro che dovranno imparare ad essere eccellenti in ogni funzione, hanno bisogno di manager preparati e competenti – dedicati alla missione aziendale – per migliorare la propria capacità competitiva e vincere la sfida dei mercati. Non solo. Le imprese devono accentuare la loro condizione di agenti del cambiamento promuovendo, come già stanno facendo, una svolta green e sostenibile che deve determinare un cambiamento profondo nella società. A maggior ragione, abbiamo bisogno di manager che sappiano accompagnarci in questo indispensabile cammino verso la modernità.
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martedì 15 ottobre 2019

Dimissioni lavoro: ecco 5 consigli per non fare errori

Quali sono gli errori più comuni che si commettono nel dare le dimissioni? Eccovi qualche consiglio de: "L'Economia" per evitarli.

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lunedì 14 ottobre 2019

Gli italiani si sono abituati all'insicurezza del lavoro

(Fonte: "la Repubblica")

Il clima economico, in Italia, è autunnale. Così suggeriscono i principali istituti di indagine, ma anche le agenzie di rating. Non solo per l’Italia. Anche per gli Usa e per l’Europa. Dunque, tanto più per noi. Tuttavia, il clima d’opinione, sui temi del lavoro e dell’economia, secondo il sondaggio condotto nei giorni scorsi, dall’Osservatorio sul Capitale Sociale di Demos-Coop, appare meno pessimista. Meno scuro.

La stessa tendenza, d’altronde, era emersa alcuni mesi fa nell’indagine curata dall’Osservatorio europeo sulla Sicurezza (Demos-Fondazione Unipolis). Anche allora si osservava un calo delle preoccupazioni economiche, rispetto agli anni precedenti, nonostante il persistere delle ragioni che le alimentano. Per spiegare questo mutamento, inatteso, avevamo evocato una definizione di Hannah Arendt: “La banalità del male”.

L’attenuarsi delle paure dipenderebbe, almeno in parte, dall’abitudine. Così sembra avvenire, in Italia, anche in riferimento lavoro. Nonostante le statistiche e le previsioni parlino di declino. Perfino di recessione. Certo, l’inquietudine non si è dissolta. I timori, intorno al lavoro e all’economia, in Italia, persistono, come emerge nel sondaggio di Demos per Coop. Per “ragioni ragionevoli”. Quasi 6 italiani su 10, infatti, ritengono che ai giovani convenga andarsene all’estero. Come stanno già facendo da anni. Perché avranno pensioni molto “povere”. E perché, per i giovani, “emigrare” fornisce l’unica speranza di fare carriera. Di trovare un lavoro adeguato alle loro aspettative.

In generale, quasi metà della popolazione considera “inutile fare progetti per sé e la propria famiglia”, vista l’incertezza futura. Poco più di un terzo si dice soddisfatto delle opportunità di lavoro. Ancor meno delle prospettive economiche. In Italia. Nel prossimo futuro, d’altronde, metà della popolazione intervistata pensa che la situazione lavorativa personale non cambierà. Mentre il 18% crede che potrebbe perfino peggiorare.

Agli occhi di gran parte della popolazione, d’altronde, la nostra società è sempre più “spezzata”. Infatti, oltre 7 italiani su 10 (fra quelli intervistati da Demos) pensano che le disuguaglianze siano aumentate. L’Italia appare, dunque, un Paese diviso. Non solo dal punto di vista territoriale, perché la percezione delle disuguaglianze, fra gli italiani sale via via che da Nord si scende verso Sud. Ma anche dal punto di vista della posizione sociale. Perché il disagio, per lo squilibrio nella distribuzione delle risorse e delle opportunità, si allarga fra le classi sociali popolari.

Tuttavia, come abbiamo osservato in precedenza, il clima d’opinione, sui temi economici e del lavoro, è meno pessimista, rispetto agli anni recenti. L’incertezza verso il futuro, negli ultimi due anni, si è ridotta sensibilmente. Oggi coinvolge il 47% della popolazione (intervistata). Una componente elevata. Ma molto meno di due anni fa, quando pervadeva quasi i due terzi dei cittadini. Anche la soddisfazione della situazione economica del Paese viene espressa da una minoranza di persone: 28%. In crescita, tuttavia, rispetto a dieci anni fa. Insomma, la visione dell’economia e del lavoro, nella società italiana, è sicuramente “grigia”, come abbiamo scritto alcuni giorni fa. E non potrebbe essere diversamente.

Tuttavia, l’atteggiamento che prevale non è la rassegnazione. Al contrario, si colgono alcuni segnali in contro-tendenza. Anzitutto, di fronte alla mobilità sociale - percepita. Per alcuni anni, è apparsa bloccata. Dal 2014 e fino al 2017, il peso di coloro che si collocavano nelle classi più bassa era cresciuto notevolmente. Fino a superare, nel 2014-5, la maggioranza della popolazione. In seguito, questo declino psicologico (e non solo) si è fermato. La tendenza si è invertita.

E, oggi, la maggioranza degli italiani si riconosce nei “ceti medi”. La società italiana, per citare Giuseppe De Rita, si è nuovamente “ceto-medizzata”. Anche la percezione della disuguaglianza, per quanto estesa, appare ridimensionata. Mitigata, come si è detto, dall’abitudine a sopportare l’insicurezza. Siamo divenuti, cioè, dei “professionisti dell’incertezza”. Così l’abbiamo “normalizzata”. Anche perché il sentimento sociale, per tradizione, poggia su basi solide e stabili. Anzitutto, sulla famiglia. Quasi due terzi degli italiani, infatti, si dice soddisfatto della situazione economica della propria famiglia. E quasi 9 su 10 affermano che, nei prossimi anni, rimarrà stabile, oppure migliorerà.

È (anche) per questa ragione che il “pessimismo” sul futuro dei giovani appare meno “pessimista”. E proprio loro, i giovani, sono i meno pessimisti. Perché, quando se ne vanno altrove, sempre più numerosi, alla ricerca di opportunità di occupazione coerenti con le loro aspettative e le loro competenze, mantengono rifermenti stabili. Rassicuranti. Perché, in Italia, hanno la famiglia che li sostiene. Partono e se ne vanno, ma possono tornare, se vogliono. Quando vogliono.
Perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro – incerto. E sulla famiglia. Sicuramente sicura.


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venerdì 11 ottobre 2019

Ansia da lavoro? Riposate e mangiate bene

"la Repubblica" ci offre otto consigli per non entrare nel panico quando pensate di non riuscire a portare a termine i vostri compiti. 

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giovedì 10 ottobre 2019

Cercare lavoro con i giudizi sulle aziende

Come sapete, non usiamo canali che non siano quelli strettamente pubblicitari e riconoscibili come tali per illustrare le potenzialità di un'azienda ma, in questo caso, facciamo un'eccezione per due motivi. Il primo è che l'iscrizione per chi cerca un lavoro è gratuita e la seconda è che su questo portale appena arrivato in Italia c'è la possibilità anche di consultare i giudizi degli utenti su alcune aziende.

Ci è sembrata un'ottima opportunità da segnalare ai tanti che stanno cercando nuove occasioni.
Buona ricerca!

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mercoledì 9 ottobre 2019

Sorpresa: i robot non ci ruberanno (tutto) il lavoro

Il report commissionato dal Mit: le macchine arrivano più lentamente del previsto. Ma i salari sempre più bassi saranno il primo effetto negativo. Ce ne parla. "la Repubblica".

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martedì 8 ottobre 2019

Come non essere più in ritardo!

Siete dei ritardatari cronici? Eccovi dei consigli (traduttore automatico di Google) per arrivare puntuali al prossimo appuntamento!

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lunedì 7 ottobre 2019

Innovazione e riqualificazione: ecco le sfide

Nei prossimi anni le aziende dovranno formare leader capaci di ispirare, aprirsi alla tecnologia, inserire nuove competenze, gestire i pensionamenti. Se ne parla in questo articolo.

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venerdì 4 ottobre 2019

Microaziende: solo 1 su 4 fa formazione

Tra le piccolissime imprese solamente 1 su 4 fa formazione.

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giovedì 3 ottobre 2019

Colloquio di lavoro: ecco i consigli per affrontarlo al meglio

I consigli de: "L'Economia" per affrontare al meglio il colloquio di lavoro.

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mercoledì 2 ottobre 2019

Un'azienda su quattro vittima di fake news

(Fonte: "Corriere della Sera")

Provengono in gran parte dal mondo digitale le minacce più gravi alle imprese: fake news, diffamazione sui social media, fughe di informazioni digitali, attacchi informatici su larga scala, frodi legate alle criptovalute: un mondo sempre più complesso che le organizzazioni tradizionali devono imparare ad affrontare e gestire, insieme con questioni normative e reputazionali sempre più sofisticate.

(...)

Il "Global fraud and risk report" di Kroll rivela che le aziende si trovano ad affrontare uno scenario di rischio ancora più esteso. Quasi i due terzi (63%) degli intervistati citano i social media tra le priorità principali per lo sviluppo di una strategia di difesa delle loro organizzazioni. Il rischio reputazione da relazione con terzi è paventato dal 29% delle imprese.

(...)

E' una preoccupazione globale: l'84% delle aziende si sente minacciato dal rischio di manipolazione del mercato attraverso i social media.

(...)

Secondo il rapporto, il 39% delle aziende teme la fuga di informazioni interne e quindi i danni alla proprietà intellettuale e ai segreti commerciali. Per la prima volta in dieci anni, il furto la perdita o l'attacco alle informazioni sono risultati il principale tipo di frode sperimentato con un'incidenza del 29%. Si sono aggiunte ore le criptovalute e i registri condivisi (blockchain).
Oltre un terzo (35%) considera la frode o il furto come la principale preoccupazione relativa agli investimenti in questi settori. Più di un quarto (28%) dichiara comunque di avere subito frodi ad opera di soggetti esterni negli ultimi 12 mesi.

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martedì 1 ottobre 2019

La cultura "tossica"

Che cos'è un ambiente di lavoro tossico? E un insieme di caratteristiche che, secondo questo articolo (traduttore automatico di Google) può spingere le persone a cercare un altro lavoro.

Cosa ne pensate? Vi è mai capitata un'esperienza del genere?

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