martedì 11 giugno 2019

Lavoro: il low cost non è più una virtù

(Fonte: "L'Economia")

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I trasferimenti di attività verso l'Italia battono le delocalizzazioni verso l'estero. 

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La novità di questi giorni è un'indagine targata Istat sul trasferimento all'estero della produzione negli anni 2015-2017, un'indagine conoscitiva chiamata "International Sourcing" promossa dalla Commissione Europea.
Il primo dato è che nei tre anni presi in esame solo il 3,3% delle medie e grandi imprese ha trasferito all'estero attività o funzioni svolte in Italia, contro il 13,4 del periodo 2001-2006. Un analogo trend di ridimensionamento del fenomeno si è registrata anche a livello europeo (si è passati dal 16 al 3%).

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Le imprese che hanno delocalizzato attività nel periodo '15-'17 sono state circa 700 e sono prevalentemente aziende sia industriali che di servizi (nel manifatturiero sono le industrie ad alta o medio-alta tecnologia a ricorrere all'estero con relativa maggiore frequenza). Ma quante, invece, hanno fatto scelte differenti? L'Istat ci dice che sono state oltre 1000 (pari al 5% delle grandi e medie industriali e dei servizi) che hanno scelto, sempre nello stesso periodo preso in esame dall'indagine, di dar vita ad outsourcing di attività o funzioni aziendali precedentemente svolte all'interno, ma localizzandole in Italia. Anche in questo caso, più la dimensione sale, più la propensione si rafforza.

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Alla domanda quali motivi potrebbero influenzare in modo determinante ulteriori trasferimenti in Italia in un'ottica 2020, le imprese hanno risposto sottolineando la riduzione della pressione fiscale per l'84,5%, politiche specifiche per il mercato del lavoro al 79%, policy di offerta localizzativa al 75,5% e incentivi per l'innovazione al 70,9%. Sono giudicati altrettanto importanti per le imprese industriali finanziamenti per l'acquisto di macchinari (76,9%) e politiche per l'offerta di lavoro qualificato.

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Ma quali sono state, invece, nel recente passato le motivazioni contrarie, quelle che hanno portato a delocalizzare all'estero? La riduzione del costo del lavoro era giudicata "molto importante" dal 62,2% delle imprese e superiore come rilievo alla riduzione di altri costi di impresa (48,8%).

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Grazie a questo insieme di dati si possono fare alcuni ragionamenti. Il primo è che il mutamento di pelle del sistema industriale italiano procede tutto sommato speditamente, la variabile costo del lavoro che aveva sostenuto la lunga fase delle delocalizzazioni non conta più come prima. Non giustifica da sola la decisione di fare outsourcing oltre frontiera.

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