Tratto da: "Il Fatto":
(...)
"Tradizionalmente, la povertà è stata
associata alla mancanza di lavoro ma, più recentemente, questi confini
sono diventati più sfumati e anche categorie di lavoratori regolarmente
occupati si trovano di fatto in condizioni di povertà".
La sostanza del problema è così riassunto dall'ultimo rapporto Cnel sul mercato del lavoro.
L'analisi sugli "working poor", i
lavoratori poveri che, pur lavorando, non riescono a raggiungere una
soglia dignitosa di reddito è diventata ormai essenziale in tutte le
indagini sul mondo del lavoro.
Secondo il rapporto in questione, infatti, in Italia, nel 2010, eano il
12,5% della forza lavoro (...) ma nel 2011 erano già saliti al 14,3%.
Gli working poor, cioè i lavoratori a basso salario, sono coloro la cui
retribuzione è inferiore ai due terzi della mediana della distribuzione
dei salari orari. In Italia questa media è pari a 11,9 euro lordi contro
i 13,2 euro dell'area euro. Il basso salario nel nostro paese, quindi, è
indicato in 7,9 euro lordi all'ora, circa 5,5 euro netti orari, 800-900
euro al mese. Troppo poco per vivere ma abbastanza per essere
condsiderati lavoratori o lavoratrici, a tutti gli effetti.
La contraddizione è tutta qui, in questo conflitto tra lo status poercepito e quello vissuto concretamente nella vita di tutti i giorni.
Ci si alza la mattina presto, si va al lavoro con orari sempre più
lunghi, si torna a casa, magari con la valigetta 24 ore e, in un mondo
di disoccupazione crescente, si è visti come persone fortunate.
(...)
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