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mercoledì 10 gennaio 2018

L'inglese come lingua per il lavoro

L'inglese sta prendendo sempre più piede come lingua da utilizzare negli ambienti di lavoro. Ce ne parla "Il Corriere della Sera" e ci piacerebbe leggere la vostra opinione in merito.

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mercoledì 22 marzo 2017

Lavoratori bocciati in inglese

(Fonte: "Italia Oggi")

Italiani bocciati dall’Ocse: competenze scarse o comunque poco adeguate a soddisfare le esigenze
del mercato del lavoro. Ecco cosa ostacola in Italia l’aumento delle retribuzioni e l’incremento del benessere.


Nel rapporto elaborato dall’Organizzazione parigina sull’economia italiana, il cosiddetto «skill mismatch» è uno dei punti critici. Il 12% dei lavoratori italiani risulta sovraqualificato in
competenze linguistiche, perché non in grado di utilizzare completamente le proprie competenze
linguistiche e le proprie capacità sul lavoro.
Nell’8 % dei casi è invece sottoqualificato, poiché non in possesso delle competenze normalmente
necessarie al lavoro che svolge. Percentuali che superano le medie europee rispettivamente del 10% (per i sovraqualificati) e del 4% (per i sottoqualificati). 


Il dato rattrista ma in fondo non sorprende. Basta guardare i dati elaborati dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro, che fotografano l’incontro
domanda-offerta nel nostro Paese. Un’assunzione su cinque tra quelle che le imprese hanno in programma nei primi tre mesi del 2017 può comportare difficoltà a reperire personale adeguato. Un problema che sembrava si stesse superando (nel 2016 ha interessato il 12% delle assunzioni totali),
che invece nel settore privato torna alla ribalta.
Le imprese hanno necessità di profili qualificati (pari al 22% del totale delle assunzioni programmate contro il 17% nel 2016). Tecnici, ad esempio, ai quali le imprese destinano il 15% delle
assunzioni in programma tra gennaio e marzo. Il 40% delle assunzioni previste riguarderà figure intermedie (15% per i profili impiegatizi e 25% per quelli del commercio e dei servizi), il 24%
operai e solo nel 13% dei casi personale non qualificato.
 

Le maggiori difficoltà di reperimento, secondo Excelsior, riguardano professioni specialistiche (40%), tecniche (quasi il 30% del totale) e operai specializzati (25%).
Al top di questa graduatoria si trovano ingegneri, architetti e figure assimilate, difficili da reperire nel 56% dei casi, a cui seguono i dirigenti (53%), gli specialisti in scienze fisiche e naturali (49%), gli specialisti della salute (46%) e gli specialisti in scienze economiche e gestionali di impresa (41%).
Come per le difficoltà di reperimento, anche la richiesta di esperienza, è determinante in 66 casi su 100 e aumenta con l’avanzare del livello professionale richiesto.
Quote molto elevate, attorno al 76-77% del totale, vengono segnalate dalle imprese delle costruzioni,
dei servizi dei media e della comunicazione e dei servizi turistici e della ristorazione.
L’esperienza insomma conta: già nel percorso formativo bisogna effettuare una pratica diretta del contesto d’impresa. Un aspetto, questo, sul quale la riforma della scuola interviene introducendo
in maniera strutturale negli istituti tecnici e nei licei periodi di alternanza tra scuola e lavoro.
 

Per cercare di ridurre questo gap, Unioncamere e Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) hanno siglato un protocollo d’intesa in cui si impegnano a progettare e sviluppare
applicazioni in grado di informare utenti e operatori dei centri per l’impiego sulle opportunità di lavoro, sulle imprese ad alta potenzialità occupazionale, e di offrire guide personalizzate on line sull’orientamento formativo.
La didattica delle competenze è spesso descritta come una moda importata dal mondo anglosassone. In realtà, il nesso fra il conoscere e l’agire è un tratto importante della tradizione del pensiero occidentale.
Pensiamo alle figure tradizionali dei «sapienti» antichi: la filosofia, e più in generale la cultura, non
nascono forse come tensione ad un conoscere, che non è mai fine a se stesso, ma è sempre finalizzato ad agire come cittadino di una polis, e dunque come soggetto consapevole e responsabile?
Soggetto consapevole, responsabile e soprattutto potenziale lavoratore, e motore della società. Più del sapere o del fare singolarmente, in sostanza conta per chi deve assumere il «saper fare». Il Jobs act e la Buona scuola, scrivono i tecnici Ocse, «vanno nella giusta direzione». Vi sono segnali
importanti di miglioramento nella qualità dell’insegnamento.
I quindicenni italiani in lettura, matematica e scienze progrediscono più velocemente rispetto ai
coetanei europei. Ma è sul livello di competenze medio, ancora insufficiente, che bisogna investire. L’Italia potrebbe incrementare il proprio livello di produttività lavorativa del 10% se riducesse il livello di disparità all’interno di ciascun settore al livello corrispondente alle migliori pratiche
dell’Ocse (Adalet McGowan e Andrews 2015). Dunque, la direzione è segnata ma per gli italiani c’è ancora da lavorare. O meglio da imparare, prima di poter (sperare di) lavorare. 


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venerdì 18 novembre 2016

Inglese: l'Italia tra gli ultimi Paesi europei

Secondo l'English Proficiency Index raggiungiamo a malapena la sufficienza nella lingua di Shakespeare. I migliori in Lombardia e Friuli, i peggiori in Umbria, Calabria e Sicilia.
Ce ne parla "Il Corriere della Sera".

E voi quali "trucchi" utilizzate per migliorare il vostro inglese?

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