martedì 11 marzo 2014

Che stile ha il tuo capo?

Che stile lavorativo ha il vostro capo? Saperlo è importante perché vi consente di trovare il modo migliore per lavorare con lui.

Vediamo, allora, in quale profilo ritrovate qualche caratteristica del vostro:

Il burocrate
E' una persona ligia alle regole e particolarmente affezionata alle carte. Non ama prendersi dei rischi.
Per andarci d'accordo, conviene seguire le regole e mettere tutto nero su bianco. Inutile presentare proposte di miglioramento che prevedano un certo margine di rischio.

Il capo rilassato
I risultati, per questa tipologia di capo, sono molto più importanti dei puntini sulle "i". Fino a quando le cose andranno per il verso giusto, non si preoccuperà dei dettagli.
Per andare d'accordo con lui, non annoiatelo con i dettagli ma concentratevi sull'ottenimento dei risultati che pretende da voi.

Il capo che ama confrontarsi
Questo tipo di capo cerca sempre il confronto e ama coinvolgere i propri uomini nelle decisioni che deve prendere. Condivide informazioni e progetti e, per andarci d'accordo, basta non nascondergli nulla. Questo non significa annoiarlo con i dettagli ma mantenere un atteggiamento aperto e franco.

Il capo che non ama confrontarsi
Questo, ovviamente, è l'esatto contrario del capo descritto poco sopra. Non vi dirà nulla fino a quando non riterrà utile che voi lo sappiate. Per andarci d'accordo, basterà non fare troppe domande e non pretendere informazioni che non vi siano utili per svolgere il vostro lavoro. Se avete bisogno di sapere qualcosa, spiegategli nel dettaglio il perché.

Focalizzato sull'obiettivo
Questo capo non vuole essere scocciato con i particolari perché si interessa solamente del raggiungimento degli obiettivi. Come ci arriverete, è affar vostro.
Non indispettitelo portandogli sulla scrivania questioni di poco conto ma cercate di agire secondo la vostra iniziativa. Eventuali idee o suggerimenti andranno espressi tenendo sempre conto del disegno generale.

Creativo
Originalità e inventiva saranno gli elementi da utilizzare per fare breccia nel cuore professionale di questo tipo di capo.
Impegnatevi ad aumentare la vostra creatività e lavorerete con un capo felice.

Non avete individuato il vostro capo nei ritratti che vi abbiamo presentato? Non abbiate paura, domani ne vedremo insieme altri cinque!

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lunedì 10 marzo 2014

I "pro" del lavoro di gruppo

Quali sono i "pro" di un lavoro di gruppo? Avete voglia di provare a riassumerli insieme a noi?
  1. i team coinvolgono più persone il che significa più idee, più energia e - in generale - più risorse
  2. il gruppo aumenta il potenziale di un leader e ne minimizza le debolezze. I punti di forza vengono messi meno in evidenza nei singoli mentre i punti deboli vengono amplificati
  3. il gruppo fornisce diverse prospettive su come risolvere un problema, soddisfare una necessità, raggiungere un obiettivo, ecc.
  4. una squadra condivide i meriti per ciò che fa bene e divide la colpa di ciò che è stato fatto male. Questo modo di fare aiuta a sviluppare nei componenti l'umiltà necessaria per affrontare le cose nel modo giusto
  5. i gruppi riescono a fare più cose dei singoli
  6. ...
Vi viene in mente altro che potremmo aggiungere a questo elenco?

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venerdì 7 marzo 2014

Imparare a fare una cosa alla volta (2)



Ed eccoci, come promesso, al decalogo di regole da seguire per liberarci dall’angoscia delle to-do list e delle cose da fare che ci angosciano e ci assillano.
1.     Ripeti a te stesso ogni mattina: il mio traguardo non è fare più cose, ma fare quello che voglio
2.     Ogni settimana dedica almeno un’ora a esaminare i tuoi obiettivi annuali e mensili
3.     Applica il time blocking: dopo aver stabilito qual è la cosa più importante che vuoi realizzare da qui a una data prestabilita (tra cinque anni, fra uno, ecc.), rispetta le scadenze
4.     Guarda l’agenda e tra gli impegni isola la cosa più importante. Tutto il resto dovrà aspettare
5.     Considera inamovibili i tuoi impegni. Se qualcuno tenta di farti cambiare idea, rispondi: “Mi spiace, a quell’ora ho già un appuntamento”
6.     Tieni la mente sgombra per non farti depistare dai tuoi obiettivi
7.     Il riposo è importante quanto il lavoro: per questo le persone di successo passano del tempo a pianificarlo. Dunque, prima ancora di applicare il time blocking, metti in agenda le ore dedicate al riposo
8.     Concentrati su ciò che vuoi veramente e lascia che sia questo obiettivo a dettare le tue priorità
9.     Non porti dei limiti: apriti a nuove relazioni e modi di pensare
10.   Assumiti la responsabilità dei risultati: in ogni momento della vita scegli il posto di guida e abbandona quello del passeggero
Lo so, molte di quelle riportate sono frasi ad effetto che – personalmente – mi lasciano un po’ perplessa ma le idee di fondo di questo decalogo potrebbero davvero costituire l’inizio di una strada da percorrere per liberarsi dall’ansia di non riuscire a fare tutto. Ah! Non vi ho detto che anche questo testo è tratto dalla rivista “Gioia”. 

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giovedì 6 marzo 2014

Imparare a fare una cosa alla volta


Molti amici ci scrivono per raccontarci di come siano oberati di cose da fare e di come, spesso, si sentano addirittura schiacciati da tutto questo peso e dalle responsabilità che ne derivano. Proprio l’altro giorno, però, mi è capitato per le mani un articolo tratto dalla rivista “Gioia” e ho pensato di proporvene alcuni estratti che, forse, potranno essere di aiuto a quanti tra voi si riconoscono nel ritratto appena stilato.

(…)

Da oggi, se vuoi dare il massimo, devi fare una cosa alla volta. Gli psicologi e gli esperti di formazione, complici le ricerche che hanno dimostrato come il multitasking penalizzi produttività ed equilibrio emotivo, invitano a focalizzarsi su un unico obiettivo.

Se ieri pensavi: “Devo, devo, devo”, oggi sei autorevolmente invitato a capire cosa vuoi veramente e perseguirlo.

(…)

Lo conferma addirittura il settimanale “Time” che ha recentemente dedicato una copertina alla mindful revolution, ovvero la riconquista della consapevolezza. Obiettivo per cui gli americani hanno speso oltre quattro miliardi di dollari in un anno, tra corsi aziendali e non. Motivo? In un’epoca in cui non abbiamo più tempo per noi stessi, la mindfullness è un insieme di semplici tecniche che ci rimettono al centro della nostra vita (privata, sociale, aziendale).

(…)

Abbiamo tempo ed energie limitate, così quando ci espandiamo finiamo per disperderci. Se volete avere successo, ricordate che dovete sottrarre, non addizionare, ovvero fare meno cose per ottenere un effetto maggiore.

(…)

“Le cose che hanno importanza non devono essere alla mercé di quelle che ne sono prove”, ha detto il grande scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe. E aveva ragione! Secondo le ultime ricerche, la moltiplicazione di doveri e impegni non ci fa ottenere, se non con grande fatica, le soddisfazioni che vorremmo. Bisogna quindi fare pulizia, decidendo qual è l’obiettivo che più conta.
Cosa ne pensate? Vi interessa l’argomento? Domani leggeremo insieme il decalogo per attuare questa sorta di rivoluzione da soli e senza grandi sforzi.


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mercoledì 5 marzo 2014

Essere buoni ascoltatori



Ieri abbiamo accennato a come riconoscere un cattivo ascoltatore ma -  a volte - noi stessi possiamo ritrovarci ad esserlo, magari senza accorgercene. Ecco, dunque,  come comportarsi  per essere certi di mantenere sempre alta la nostra attenzione su ciò che ci viene detto:

  • cercate di trovare qualcosa di interessante anche nel discorso di una persona della quale non apprezzate lo stile comunicativo. Provate a capire se c’è qualcosa che questa persona sa e voi no e concentratevi su questo aspetto per imparare qualcosa di nuovo e crescere come individui  e come professionisti. Non siate prevenuti! Ogni persona ha qualcosa che potete apprendere
  • cercate di giudicare i contenuti del discorso e non come vi vengono presentati. Evitate di criticare chi parla ma concentratevi sul suo discorso, rivedendone i punti principali e chiedendovi se abbiano senso. I concetti esposti sono supportati dai fatti?
  • Mantenetevi calmi e ascoltate il vostro interlocutore senza interrompere. Cercate di non abbandonarvi a reazioni emotive e sforzatevi di ascoltare l’intero messaggio prima di reagire
  • Impegnatevi ad ascoltare le idee che vi vengono presentate ma differenziatele dai fatti
  • Se necessario, prendete appunti che siano brevi e vadano dritti al punto: una volta che l’interlocutore l’avrà completato, vi sarà più facile avere chiaro il discorso
  • Mantenete il contatto visivo con chi vi sta parlando
  • Sforzatevi di non distrarvi a causa di una porta che si apre o di un collega che si alza per aprire la finestra
  • Mantenete un atteggiamento di apertura verso il vostro interlocutore facendo domande e chiedendo chiarimenti

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martedì 4 marzo 2014

Riconoscere un buon ascoltatore



Il lavoro di un professionista della Qualità si basa tantissimo sull’efficacia della sua comunicazione. Una delle cose che dovrà imparare, dunque, sarà come distinguere un buon ascoltatore da un cattivo ascoltatore per poter adattare il suo stile comunicativo alla persona che si troverà davanti.
Il buon ascoltatore:

  • ascolta in maniera attiva
  • se è il caso, prende appunti su ciò che gli si sta dicendo
  • guarda negli occhi l’interlocutore
  • mantiene la sua attenzione su chi gli sta parlando
  • se non capisce qualcosa, fa domande
  • ripete con parole sue i punti che non è sicuro di aver compreso bene
  • comunica a chi gli sta parlando con messaggi non verbali come , ad esempio, un cenno del capo per mostrare assenso o un’alzata di sopracciglia per mostrare sorpresa
  • si segna le domande da fare e le propone al momento opportuno
  • è in grado di fare una distinzione tra i punti principali del discorso e i dettagli di supporto alla discussione

Il cattivo ascoltatore:

  • ascolta in maniera passiva senza mostrare interesse per ciò che gli si sta dicendo
  • non prende appunti
  • non guarda negli occhi chi gli sta parlando
  • si distrae facilmente mentre gli si parla
  • non prova a verificare di aver capito ciò che gli è stato detto
  • evita accuratamente di dare feedback non verbali al suo interlocutore
  • non è in grado di seguire il filo del discorso e dà ai dettagli la stessa importanza che dà ai punti principali della discussione

In base alla vostra esperienza, potete aggiungere altri dettagli a questo elenco? 


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lunedì 3 marzo 2014

La matrice creativa

La matrice creativa è uno strumento utile per sviluppare nuove idee che può essere utilizzato come supporto durante un brainstorming.

Può essere costruita facilmente su un semplice pezzo di carta, dividendolo in 6 colonne e prevedendo un certo numero di righe orizzontali (diciamo da 5 a 10).
In ogni casellina creata dall'incrocio delle righe con le colonne andranno alcune delle parole.

Le prime tre colonne andranno riempite con nomi che abbiano una qualche attinenza con l'argomento del vostro brainstorming.

Altre due colonne andranno riempite con verbi relativi all'argomento che state affrontando.

L'ultima delle sei colonne andrà riempita con parole che abbiano attinenza con l'unione di un nome e di un verbo tra quelli inseriti.

Lo strumento serve soprattutto per concentrarsi qualora si rimanga a corto di nomi o di verbi da inserire, in modo da sforzare il cervello a fare un passo in più per generare nuove idee.

Eccovi un esempio di matrice creativa realizzata da noi. Continuate voi il lavoro iniziato?

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