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venerdì 19 ottobre 2018

Le regole del capo perfetto

Leader o tiranno? Quali sono le regole per essere un capo perfetto? Ce le racconta "la Repubblica".

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martedì 1 dicembre 2015

Identikit di un boss perfetto - 2

(...)

Un capo vincente è ovvio che piaccia di più, ma ognuno vuole sentire come propria almeno un pezzetto di quella vittoria. Se il boss è capace di dare merito al team, quest'ultimo si impegnerà di più.

(...)

E il boss più amato?
Primo: non abbaia gli ordini, ma li comunica coinvolgendo: "Ehy Jane, se riuscissimo ad avere quel modello entro settimana prossima lo potremmo lanciare nel meeting di fine mese".
Secondo: considera la felicità dei dipendenti un business critico. Per ogni infelice manifesto, si sa che ce ne sono altri cinque che fingono di non esserlo.
Terzo: non guarda la lattuga appassita in giardino dicendo "che schifo di lattuga". Si interroga sul perché non ha creato le condizioni ideali affinché la sua insalata crescesse più buona delle altre.

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I top manager di casa nostra (...) come se la cavano?

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Le cose per fortuna stanno migliorando anche da noi (...) complice la crisi, che ha creato uno shock favorevole al cambiamento, si fa strada oggi un modello di leader che definiamo responsabile. Attento cioè agli interessi di tutti i suoi stakeholders (portatori di interessi): che siano l'azionista, i clienti, i fornitori, l'ambiente sociale in cui l'azienda opera e - infine ma non ultimi - i dipendenti. 
Il capo dev'essere in grado di andare oltre il quarter, il risultato economico immediato. Questa capacità di visione di lungo termine, diventa il valore aggiunto.

Dalla ricerca condotta da Magni & Co. in Bocconi, su circa 3.000 casi, emerge una situazione con margini di miglioramento: appena il 16% dei leader è oggi definito responsabile, il 36% è in una situazione intermedia, il 48% invece ha ancora una visione di breve periodo: guida accentrata e scarso coinvolgimento dei lavoratori, spesso pensa solo al fatturato e a i bonus.

Secondo due ricerche condotte da Wyser (...) e dal sito InfoJobs, agli italiani piace un boss carismatico, decisionista e autorevole (ma non autoritario), che si comporta da mentore (accettando le critiche). (...) Il boss dei sogni è quello che da un lato alimenta il cosiddetto role-modeling - diventa cioè un modello a cui ispirarsi o ambire - e dall'altro applica il walk the talk: dimostra coerenza fra intenzioni e azioni. Solo così il team può dare il meglio, diventando il primo alleato del capo. 
Perché, come dice efficacemente John Maxwell (...) chi pensa di guidare gli altri e non ha nessuno che lo segue, sta solo facendo una passeggiata.

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lunedì 30 novembre 2015

Identikit di un boss perfetto

(Fonte: "Il Venerdì")

C'è qualcuno che parla addirittura di effetto "turn the Page", un voltar pagina che coincide con il cognome dell'uomo che sta rivoluzionando la visione del potere e della leadership.
Quel Larry Page, cofondatore di Google, che guida la classifica dei Ceo più amati del pianeta: non solo osannato dagli internauti googlanti (il sito di Mountain View è di gran lunga il www più cliccato al mondo), ma da un impressionante 97% dei suoi dipendenti.

42 anni, 1 metro e 81 di altezza, 29 miliardi di dollari di patrimonio personale, Larry pranza alla mensa aziendale dividendo il tavolo con i più giovani dello staff; lo si vede passeggiare all'interno del Googleplex -l'headquarter californiano - in jeans e T-shirt, pronto a due chiacchiere con chi lo incrocia; ha fortemente voluto il congedo di 12 settimane per i papà e le compagne delle mamme biuologiche.
Per citare solo alcuni, fra le centinania di aneddoti che fanno dire a Joe Wiggins, capo della comunicazione europea di Glassdoor (...): "secondo i suoi dipendenti, Page guida la società con una visione forte e geniale, simpatica ed eccentrica, rendendosi accessibile. Piace per la capacità di attarrre i migliori talenti, in un ambiente di lavoro emozionante".

Il segreto è nel gioco degli scacchi. Una leadership open and populist, la definiscono i sociologi americani: aperta perché informale, trasparente, persino "umanizzante"; populista perché non elitaria e in grado di strizzare l'occhio a una nuova generazione di dipendenti cresciuti a pane e social network, nell'ottica paritaria delle rete.

"Un leader è un commerciante di speranza", sosteneva già Napoleaone Bonaparte. La novità è che oggi non si sceglie o si lascia un'azienda, ma un boss. 
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La differenza di Google & le sue sorelle, società che per Fortune sono tra le 1000 Best Companies to Work For, la fanno proprio i leader. In aziende che non vanno a caccia dei migliori capi, ma costruiscono in casa il boss dei loro sogni.

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Quando oggi si chiede alle persone di raccontare del migliore dei manager con cui hanno lavorato, si trascurano i talenti innati - intelligenza, fascino, empatia - per concentrarsi su abilità che sono sotto il controllo personale del boss: capacità di trasmettere passione, assumersi responsabilità, dimostrarsi onesti.

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I 7 "ruoli" del boss indimenticabile sono:

buon allenatore
bravo motivatore
capitano coraggioso
leader sincero
guida rassicurante
essere umano autentico
giocatore di scacchi, non di dama

Pensate alla differenza: nella dama tutte le pedine sono uguali, un modello povero di leadership. Negli scacchi, invece, ogni pezzo ha un ruolo e un'abilità speciale e speciali limiti. Un boss indimenticabile è un maestro nel gestire la schacchiera delle persone.

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Domani continueremo nella lettura dell'articolo e, tra le altre cose, vedremo come se la cavano i boss di casa nostra...

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