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mercoledì 29 gennaio 2020

Impossibile fare bene 2 cose contemporaneamente

Un altro duro colpo al multitasking

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venerdì 21 dicembre 2018

Ancora sul multitasking...

Non si capisce come mai ma il multitasking è un argomento che ai nostri quotidiani piace tantissimo. Eccovi, allora, l'ennesimo articolo...

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mercoledì 7 novembre 2018

Il multitasking fa male

(Fonte: "Donna moderna")


Parliamo al telefono e intanto rispondiamo a un'email. Controlliamo i social mentre siamo al volante. In fondo siamo nati per fare più cose insieme, giusto? "A dire la verità le ricerche dicono il contrario" avverte Adam Gazzaley, neuroscienziato della University of California di San Francisco. "A livello mentale il multitasking non esiste, perché il cervello non è in grado di gestire in parallelo  due compiti diversi, soprattutto quando questi comportano una certa attenzione. Spingerlo in questa direzione ha un costo: la concentrazione si interrompe e la mente diventa ancora più sensibile alle distrazioni". 

E' tutta colpa del nostro stile di vita?

"Di certo peggiora la situazione, ma alla base c'è dell'altro. Siamo distratti per natura. Con ogni sistema di elaborazione dati (persino il pc), anche il cervello tende a deconcentrarsi. Lo fa di più oggi che ha raggiunto il picco più alto di evoluzione".

Come si spiega?

Basta guardare al passato. I comportamenti degli uomini primitivi erano risposte istintive: a una percezione esterna (per esempio l'odore di una bestia feroce) seguiva un'azione (la fuga). Nella società moderna, invece, ci prefiggiamo obiettivi sempre più complessi: intrecciati tra loro, ritardati nel tempo e condivisi con altre persone.

Con quali conseguenze?

"Per raggiungerli, non possiamo agire d'istinto. Dobbiamo prendere decisioni e pianificare una strategia d'azione che richiede il "controllo cognitivo": un pacchetto di abilità che servono a concentrare le risorse mentali. Tra queste ci sono l'attenzione, la memoria a breve termine e la gestione dell'obiettivo".

E' questo il processo che si inceppa?

"Proprio così. A differenza della nostra capacità di porci obiettivi sempre più sofisticati, il controllo cognitivo non si è evoluto: è rimasto un sistema antico e pieno di limiti".

Quali sono esattamente questi limiti?

"Restiamo sensibili agli stimoli esterni per una questione di sopravvivenza e in realtà non potrebbe che essere così: che cosa succederebbe, infatti, se non prestassimo attenzione all'odore di bruciato quando ci scordiamo di spegnere i fornelli? In più siamo vittime di distrazioni interne come i pensieri erranti. Ma anche la capacità di immagazzinare informazioni a breve termine ha delle falle. Basti pensare a quanto è difficile ricordare la strada quando guidiamo nel traffico, bombardati da musica e messaggini.

Quindi la tecnologia contribuisce a distrarci?

"E' la principale fonte di interferenze! Ma siamo affamati di informazioni: qualsiasi novità, che sia un aggiornamento delle notizie o il post di un amico sui social, stimola nel cervello il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore che regala gratificazione. Da qui nasce l'ansia di tenere sotto controllo il nostro mondo virtuale. E non è finita".

Dica

"Tablet e smartphone ci spingono al multitasking. E anche se siamo convinti di gestire due azioni in contemporanea, per la mente non è così. Ogni compito poggia su una rete di neuroni diversa e questo spinge il cervello a passare di continuo da un circuito all'altro".

Si può imparare a limitare le distrazioni?

"Certo, perché il cervello è plastico: se lo alleniamo migliora come un muscolo. Per rafforzare il controllo cognitivo, sono utili meditazione, contatto con la natura, esercizio fisico e il cambio delle nostre abitudini".

Da dove cominciamo?

"Il problema numero uno è la costante disponibilità di informazioni, che va limitata. Dalla scrivania va fatto sparire tutto ciò che non serve. Sul computer deve esserci solo una schermata alla volta.

Non rischiamo di stufarci?

"Sì, è la noia è amica delle distrazioni. Per contrastarla è giusto dedicarci in modo esclusivo a un compito. Ma anche sapersi concedere delle pause in cui rigenerare l'attenzione, scarabocchiando o guardando nel vuoto".

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giovedì 27 settembre 2018

Il multitasking fa crollare l’efficienza

È stato calcolato che ci vogliono 20 minuti per «riprendersi» se ci distraggono durante un lavoro. Ce lo racconta "Il Corriere della Sera".

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mercoledì 24 maggio 2017

In ufficio meglio il monotasking

Monotasking o multitasking? Se si parla di uffficio è meglio il primo. Ce lo racconta "la Repubblica" in questo articolo.

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venerdì 15 febbraio 2013

Il multi-tasking migliora le performance?



Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un numero di Forbes nella versione indonesiana (in inglese, naturalmente!) e ho letto un articolo interessante che mi sembra utile riassumervi.

Il multi-tasking che molti considerano un modo per aumentare l’efficienza sembra essere, in realtà,  solamente una performance intermittente legata ad una singola attività. In poche parole non facciamo bene tre cose insieme ma smettiamo di farne bene una per dedicarci ad altre due da svolgere in contemporanea con la prima.

Sembra che ben il 98% della popolazione non sia assolutamente in grado di fare più attività contemporaneamente (naturalmente tutti noi rientriamo nel 2% residuo, giusto?)

La cosa migliore, dunque, non è quella di fare più cose contemporaneamente ma ridurre il tempo necessario per fare ogni cosa iniziando, magari, da quelle tempistiche che consideriamo “standard” come, ad esempio, un’ora per svolgere una riunione (perché non provare a ridurre il tempo necessario a 45 minuti e poi a 30?)
Si deve anche prestare molta attenzione al tempo che letteralmente sprechiamo e che potrebbe essere dedicato al lavoro. 
Ancora, cercate di avere report più ravvicinati in modo che le persone si abituino a mantenere costantemente monitorato il loro lavoro e non si affannino a raggiungere risultati solamente in prossimità del momento in cui dovranno presentare una sintesi dele attività svolte.

Cosa ne pensate? Voi siete multi-tasking? ;o)
 

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