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giovedì 19 novembre 2015

Ricomporre i conflitti

(Fonte: "Io donna")

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Non cercare il colpevole: tanto, non c'è

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Meglio uscire dalla logica del chi ha ragione e chi torto (sempre l'altro), e della recriminazione continua. C'è un problema da affrontare, non un colpevole da trovare. E niente moralismi sulla giustizia.

Non cercare di spuntarla a tutti i costi

Non è una gara. A volte, per avere l'ultima parola si paga un prezzo troppo alto, perché chi "perde" cerca la rivincita, cova rancore, ecc.

State zitti, se potete

Fate una promessa: per una settimana, non parlate a nessuno della lite in corso. Altrimenti, a forza di raccontarla, si perde di vista il punto di partenza e si finisce con il pensare solo a come l'altro sia un mascalzone.

Un'arma vincente: l'aikido delle opinioni

Nell'aikido, una delle arti marziali giapponesi, non ci si oppone all'energia motoria dell'avversario. La si sfrutta per mandarlo al tappeto, se serve.
Attaccare frontalmente le opinioni è controproducente. Meglio partire da un "ma io la penso come te" e portare l'altro gradualmente verso un nuovo obiettivo: il tuo.

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Per uscire bene da un litigio ci sono due possibilità: la prima è far parlare l'altro senza interromperlo, lasciando a lui la fatica di arrivare fino in fondo. L'altra è mostrarsi d'accordo. Che non significa non litigare, tanto meno mentire o rinunciare alle proprie idee, ma invece attacare con: "Se fossi in te la penserei allo stesso modo". Così, almeno, si crea un punto di partenza in comune per una discussione.

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martedì 26 maggio 2015

Gestire i conflitti

Qualunque sia il motivo per cui nascono i conflitti nel mondo del lavoro, bisogna imparare a gestirli al meglio.

Recentemente, mi sono imbattuta in un sondaggio di HBR che ha chiesto ai suoi lettori di raccontare come si comportano quando si creano delle tensioni con un collega.
Queste sono state le loro risposte:
  • Il 10% non chiede al collega di cambiare atteggiamento o di mettere in discussione il comportamento che crea le tensioni;
  • il 24% addirittura nemmeno ne parla con il collega interessato e lascia che questo continui ad ignorare il disagio creato;
  • il 26% si limita ad accennare il disagio ma non lo approfondisce con il diretto interessato;
  • il 28%, infine, parla chiaramente, esprime le proprie perplessità relative a certi comportamenti e cerca di chiarirsi con la controparte per risolvere il conflitto
Voi in quale fascia rientrate? Io sono decisamente nel 28%: se mi accorgo che qualcosa non va con un collega, credo che la soluzione migliore sia parlarne in modo diretto e provare insieme a risolvere il problema che si è creato.

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lunedì 29 ottobre 2012

Evitare i conflitti all'interno del team (3)

Avete mai pensato al fatto che le persone sono spesso in difficoltà a rispondere "no" quando chiedete loro qualcosa? E' abbastanza comune, infatti, che certi colleghi, pur non ritenendosi in grado di fare un certo lavoro, non trovino il coraggio di dissentire quando qualcuno chiede loro di assumersi certe responsabilità.

Alla lunga, ovviamente, nascono dei conflitti soprattutto quando questi professionisti si ritengono inferiori ad altre persone che collaborano con loro all'interno di un team o quando i loro compagni di squadra non li considerano all'altezza.

Il terzo consiglio per evitare problemi quando si gestiscono gruppi di persone è, dunque, quello di prevedere se una persona sarà in grado di fare qualcosa che vogliamo chiedergli oppure no. Parlatene anche con lei ma siate franchi e spiegate bene in cosa consisterà il lavoro, non omettendo alcun particolare. Chiedete, inoltre, alla persona di manifestare ogni dubbio che dovesse avere perché, una volta accettato il lavoro, dovrà essere in grado di farlo nel migliore dei modi.

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