martedì 11 ottobre 2011

Siate costanti!

Conoscete la storia delle due rane che caddero in un secchio di latte?  
La prima, vedendo che non c'era modo di uscire dal liquido bianco, accettò il suo destino e annegò. La seconda, invece, continuò a dibattersi e lottò per restare a galla. Ben presto la zangolatura trasformò la panna in burro e, così, fu in grado di saltare fuori.

Non chiediamoci come fece la seconda rana a non essere sbattuta insieme al burro perché la favoletta, ovviamente, ha lo scopo di sollecitare la nostra costanza di propositi nel raggiungimento di un obiettivo. 

Essere costanti, però, non basta quando ci troviamo davanti condizioni avverse. Dobbiamo anche essere preparati ad un lungo lavoro. Gli esperti sono addirittura arrivati a dire che l'ottanta per cento del nostro lavoro dovrebbe consistere nel cercare ostinatamente di centrare i nostri obiettivi. L'80%!

È facile "cadere" o avere battute d'arresto quando si lavora. Quando accade, non resta che rialzarsi e ricominciare a lavorare come prima, anzi...meglio di prima!

Sono queste le caratteristiche che, ultimamente, si cercano nei collaboratori: la costanza e la capacità di affrontare i periodi bui.

Sapete che Michelangelo restò per quattro lunghi anni sdraiato sulla schiena per dipingere la Cappella Sistina? Se questo non dovesse bastarvi, ricordate qual era il motto di Winston Churchill: "Non mollare mai, non mollare mai e poi, ancora, non mollare mai "


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lunedì 10 ottobre 2011

Consapevolezza e Qualità

Nel contesto della famiglia di norme ISO 9000, la consapevolezza è una condizione in cui si trova una persona che è stata informata circa l'importanza del lavoro che svolge, le conseguenze che possono derivarne e il suo contributo agli obiettivi dell'organizzazione. 
Di consapevolezza di parla:

  • al punto 5.5.2 della ISO 9001 dove si richiede che il rappresentante della Direzione promuova la consapevolezza delle esigenze dei clienti in tutta l'organizzazione
  • al punto 6.2.2 che specifica che l'organizzazione deve garantire che il personale sia a conoscenza della rilevanza e dell'importanza delle attività che svolge e di come esse contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi della Qualità
  • nella ISO 9004 dove si chiede che il top management dia l'esempio, impegnandosi a promuovere le politiche e gli obiettivi per aumentare la consapevolezza, la motivazione e il coinvolgimento delle persone. Sempre nella ISO 9004, si raccomanda - poi - che l'istruzione e la formazione includano la consapevolezza delle conseguenze del mancato soddisfacimento dei requisiti. In ultimo, la 9004 raccomanda che l'organizzazione si assicuri di lavorare con fornitori consapevoli di cosa si intenda per conformità alle pertinenti disposizioni di legge e ai regolamenti del settore
Tutte le attività svolte all'interno di un'organizzazione hanno un qualche impatto sulla qualità dei risultati. Spesso, però, le persone non hanno questa percezione e, in assenza di un intervento dall'alto da parte di una Direzione illuminata, il personale si deve affidare all'intuito, all'istinto, alle proprie conoscenze e all'esperienza maturata per capire come le attività che svolge vadano ad influenzare il disegno generale.



La consapevolezza del proprio contributo fa in modo che le persone affrontino le singole attività nel modo più opportuno e ripartendo correttamente gli sforzi necessari a svolgerle.

Alcuni metodi per sensibilizzare chi lavora con noi sono:

  • un semplice chiarimento, prima di affrontare un nuovo lavoro, su ciò che si considererà un comportamento appropriato nello svolgerlo e sui risultati attesi
  • un feedback tempestivo per bloccare comportamenti inappropriati
  • una spiegazione che vada a collegare i controlli effettuati e le singole prestazioni
  • una breve formazione su ciò che si intende come azioni preventive e su come usarle
  • corsi di formazione prima di svolgere nuove mansioni
  • briefing sui nuovi prodotti
  • video che mostrino le attività all'interno di un contesto (ad esempio per la Sicurezza)
  • un'azione continua di coaching personale che mostri qual è il comportamento più adeguato da seguire
A voi vengono in mente altri suggerimenti per aumentare la consapevolezza delle persone all'interno di un'organizzazione?

 
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venerdì 7 ottobre 2011

Problem solving creativo

Chi di voi segue QualitiAmo da molto tempo ricorderà che abbiamo proposto spesso sulle nostre pagine quesiti che fanno capo al pensiero laterale. Questo, ovviamente, non era solo un modo simpatico per coinvolgere i nostri utenti ma un tentativo di stimolare un approccio più creativo al Problem solving, rendendo i nostri lettori capaci di un "latheral thinking", ovvero di risolvere i problemi in un modo all'apperenza poco ortodosso e privo di logica ma basato sui meccanismi della percezione.

Il pensiero laterale si distingue da quello tradizionale perché:

- non è logico
- ha il compito di generare nuove idee, cioè nuovi modi di risolvere un problema
- fa salti, esplora, non segue un percorso determinato

E' importante comprendere che il pensiero laterale non sostituisce il pensiero tradizionale ma si limita a fornirgli una marcia in più, costringendoci a cambiare il nostro approccio per individuarne uno completamente nuovo.

Chi avesse voglia di rispolverare l'argomento potrà partire da questo insieme di risorse selezionato dalle nostre pagine. Buon divertimento! ;o)

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giovedì 6 ottobre 2011

I consigli per chi vuole trovare lavoro (3)

Terza e ultima parte dei consigli degli head hunter per trovare lavoro, raccolti dal "Rider's Digest" australiano:


Parliamo di soldi

  1. Le storie legate al bisogno di soldi purtroppo non funzionano mai. Ci sono moltissime persone che versano in condizioni anche peggiori delle vostre e i cacciatori di teste, giustamente, non si lasciano intenerire. Raccontate, piuttosto, perché credete di dover guadagnare di più.
  2. In Italia non si ama discutere di soldi durante i colloqui e, solitamente, i dettagli economici vengono lasciati all'ultima fase della serie di incontri. Sarebbe bello che si adottasse l'abitudine che ritroviamo spesso all'estero che prevede che si chieda subito al candidato se è interessato alla forbice di stipendio proposta. In questo modo, tutti risparmierebbero molto tempo (addirittura si potrebbe dare un'indicazione chiara in sede di pubblicazione dell'annuncio, eliminando in un colpo solo tutti i candidati che aspirano a stipendi più corposi). Purtroppo così non è ma, se avrete la fortuna di trovare un esaminatore un po' più aperto sull'argomento, mostratevi ben preparati a dare risposte sul livello di stipendio che auspicate di ottenere e sul perché pensate di meritarvelo.
  3. Per verificare qual è il livello di stipendio di chi fa il vostro stesso mestiere e quindi a quale cifra potete aspirare, non limitatevi a fare domande a un paio di colleghi ma fate ricerche approfondite, leggendo gli annunci di lavoro e individuando i pochi che danno indicazioni in merito allo stipendio. Potrete, poi, estendere le vostre ricerche anche ai siti stranieri che possono darvi molte indicazioni utili. E' vero che all'estero spesso gli stipendi risultano più alti o più bassi che nel nostro Paese ma, estendendo le nostre indagini anche a quelle professioni  che in Italia riusciamo a quantificare meglio economicamente, potremo estrapolare molti dati interessanti. Ad esempio, tutti sappiamo quanto guadagna un insegnante nel nostro Paese. Se troviamo la cifra guadagnata da un collega straniero, ecco che avremo un'idea delle proporzioni che potranno poi essere ribaltate sul settore che ci interessa.
  4. Se volete ottenere uno stipendio maggiore dell'attuale, dovrete essere in grado di spiegare in che misura contribuite al successo della vostra organizzazione e in quali casi siete andati con successo al di là di ciò che il vostro ruolo richiedeva
Vi interesserebbe un sondaggio per raccogliere informazioni, ovviamente anonime, sul livello di stipendio medio di un professionista della Qualità? Non so in quanti potrebbero rispondere ma a me sembra molto interessante e, se siete dello stesso parere, possiamo prepararlo.

Come lo organizzereste?
A me sono venute in mente queste discriminanti:
- fascia di età
- tipologia di lavoro (assunto presso un'organizzazione o libero professionista)
Mi date qualche altra idea?

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mercoledì 5 ottobre 2011

I consigli per chi vuole trovare lavoro (2)

Seconda parte dei consigli degli head hunter per trovare lavoro, raccolti dal "Rider's Digest" australiano:


Colloquio

  1. Non andate a un colloquio a chiedere "mi racconta qualcosa sull'azienda?" C'è internet per raccogliere questo tipo di informazioni!
  2. Lasciate che sia il selezionatore a condurre il colloquio. Se vi fa domande secche, rispondete brevemente ma in modo preciso. Se, al contrario, vi propone domande aperte e mostra di aspettarsi che siate voi a chiacchierare, fatelo senza essere comunque troppo prolissi e mantenendo l'attenzione su ciò che vi è stato chiesto.
  3. Il linguaggio del corpo deve andare di pari passo con ciò che state dicendo. Guardate il selezionatore negli occhi senza - però - risultare aggressivi, evitate di sprofondarvi comodamente nella poltrona accavallando le gambe e portando le mani dietro la testa mentre parlate, non guardate fuori dalla finestra anche se il panorama è stupendo...
  4. Cercate di avere un look nell'ordinario. Non dovete stupire per come siete vestiti. Ricordate cosa dice George Cloney in "Tra le nuvole"? "Mi affido agli stereotipi, si fa prima!"
  5. Non fatevi troppe illusioni. Di solito, quando un colloquio dura meno di 20 minuti, non avrete quel lavoro.
  6. Quando entrate nel posto dove vi faranno il colloquio, assicuratevi di essere gentili con tutti coloro che incontrerete anche se non sono i vostri selezionatori. Se sarete maleducati con qualcuno, il vostro selezionatore lo saprà.
  7. Se vi viene chiesto cosa sapete sull'azienda che sta cercando un profilo da assumere, non recitate a memoria l'homepage del sito. Dite, piuttosto, l'idea che ne avete voi dopo aver raccolto tutte le informazioni che avete trovato.
  8. Terminato il colloquio non telefonate mai e poi mai a chi ve l'ha fatto anche se sono passati molti giorni. E' una cosa davvero odiosa per chiunque faccia il selezionatore!
 Domani vedremo i consigli mirati al momento in cui si dovrà parlare di soldi.

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martedì 4 ottobre 2011

I consigli per chi vuole trovare lavoro

Chi di voi non vorrebbe entrare per un attimo nella testa di un head hunter (cacciatore di teste) per sapere in base a quali criteri scarta i candidati e avere così maggiori possibilità di ottenere il posto di lavoro che sogna da una vita?

Purtroppo non possiamo promettervi un viaggio nel cervello di chi decide se assumere o meno ma il "Rider's Digest" australiano ha dato moltissimi consigli per evitare almeno gli errori più comuni che commettiamo durante i primi passi del percorso di selezione.

Vediamo insieme i principali:

Curriculum, lettera di presentazione, contatti

  1. Date un'occhiata al vostro indirizzo e-mail. Se assomiglia a orsetto@hotmail.com o patty-e-luca@yahoo.com forse è il caso di sceglierne uno con un aspetto un po' più professionale per spedire il vostro curriculum.
  2. Un curriculum di 3 pagine è davvero troppo lungo. Meglio limitarsi a due, possibilmente scritte con un carattere un po' più grande dell'8!
  3. Cercate di mantenervi occupati anche con lavori temporanei perché chi è senza lavoro da più di sei mesi diventa del tutto inappetibile per i selezionatori.
  4. Evitate di stapare il curriculum su carta colorata!
  5. Se avete molti anni di esperienza, limitatevi a descrivere sul curriculum solo gli ultimi 15, riassumendo gli altri in rapidi cenni. In caso contrario sembrereste un vero e proprio dinosauro del lavoro e annoiereste chi vi sta leggendo.
  6. Scrivere una lettera di presentazione va sempre bene ma assicuratevi di riportare sul foglio i riferimenti corretti dell'azienda alla quale state inviando il CV. Sembra ssurdo ma moltissimi selezionatori lamentano di aver ricevuto lettere indirizzate ad altre organizzazioni!
  7. Quando si cerca un lavoro, l'esperienza conta fino a un certo punto. La cosa importante è aumentare le possibilità, stabilire contatti, tenere gli occhi spalancati sulle occasioni. Non serve essere qualificatissimi se non sappiamo chi sta cercando il nostro profilo.
  8. Non scrivete mai i motivi che vi spingono a lasciare l'azienda dove state lavorando. Tutti cambiano lavoro quindi non c'è bisogno di fornire dettagli a meno che non vi vengano richiesti in sede di colloquio
 Domani vedremo i consigli legati al momento specifico del colloquio.

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lunedì 3 ottobre 2011

I monopolisti

Non c'è niente di sbagliato nell'essere monolopisti. Avere un monopolio è divertente. Se siete abituati ad accaparrarvi il mercato senza fatica, è facile che ridiate sopra le disgrazie di coloro che, invece, devono lottare ogni giorno per restare sulla breccia.
 

Essere un monopolista è bello: profitti costanti e senza problemi.  
Sarebbe bello che durasse per sempre, no?
Se vi offrono due prodotti che sono assolutamente identici, è ovvio scegliere quello più conveniente. Da qui nascono le guerre tra concorrenti: supermercati che vendono sottocosto, promozioni come se piovesse. 

L'altro lato della medaglia è la prospettiva di chi è un monopolista e ci fa pagare moltissimo ciò che ci vende, spesso senza offrirci un servizio di pari livello. 
Quando, però, il monopolio se ne va, non resta molto spazio per i profitti facili.
Benvenuti nel nuovo secolo.  

Nel nuovo secolo, abbiamo tutti lo stesso obiettivo: stabilire con il cliente o con l'utente un rapporto diretto e positivo. 
Sembra facile, ma non lo è. E 'spaventoso.
Le barriere sono in calo e stanno cadendo velocemente.
(n.d.r. - Basti pensare al monopolio dell'ex unica compagnia telefonica italiana o a quello delle attuali compagnie telefoniche che soccomberanno presto davanti a strumenti come Skype. O alle radio locali che fino a qualche tempo fa avevano come concorrenti le altre radio della zona e oggi si confrontano con tutte le radio del mondo, grazie ad internet. E che dire della televisione che oggi sta arrancando davanti all'informazione della rete o degli scrittori e dei musicisti che saltano la normale distribuzione e arrivano ai loro fan grazie ad internet?)
L'unico modo per reagire alla perdita di un monopolio è crearne uno nuovo.
Ecco come funziona: ognuno di noi ha un'attenzione limitata. Non siamo in grado di leggere tutti i libri che vorremmo o di ascoltare tutta la musica che troviamo in giro. E' per questo che abbiamo dei filtri che ci permettono di ignorare ciò di cui non riusciamo ad usufruire.
 

Non c'è tempo. 

Naturalmente, se qualcuno in cui avete fiducia vi consigliasse di provare qualcosa, lo fareste. Lo fareste anche se questo qualcosa fosse creato da persone che avete apprezzato in passato.
Quello di cercare di fermare l'acqua che esce da un secchio bucato
è una strategia sbagliata. Non è combattendo la scomparsa dei monopoli che resterete sul mercato. E' decisamente meglio impegnarsi per costruirne un nuovo, questa volta basato sulla soddisfazione del cliente.
Creare un business che si regga su clienti soddisfatti è più facile di quanto si pensi. Ecco alcune idee per avviarlo:

  1. rendete facile per i vostri clienti raccontare ai loro amici come li avete soddisfatti
  2. regalate campioni gratuiti del vostro prodotto. Se è buono, la gente ne parlerà
  3. ottenete il permesso di chi vi segue con affetto di anticipare i nuovi prodotti per diffonderli grazie a sconti, a messaggi personalizzati, ecc. La gente ne parlerà 
(Liberamente tratto, integrato e tradotto dal blog di Seth Godin - esperto di marketing)


Cosa ne pensate? Facciamo un paio di ragionamenti? Quali altri monopolisti sono scomparsi di recente in Italia e nel mondo? Quali altri sistemi ci sono per diventare monopolisti grazie alla soddisfazione dei clienti?

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