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martedì 4 novembre 2014

Knowledge management e ISO 9001:2015 (2)

Proseguiamo il discorso iniziato ieri provando a mettere a fuoco gli elementi che compongono la competenza. Sono quattro:
  1. conoscenza
  2. capacità
  3. esperienza
  4. attitudine
Tutto questo è facilmente comprensibile perché, quando sappiamo come fare qualcosa, non è così scontato che riusciremo a farla nel migliore dei modi. L'esperienza ci insegna a muoverci più velocemente ed efficacemente oltre che a prestare attenzione a tutto ciò che sembra non quadrare con ciò che sappiamo sull'argomento. L'attitudine, infine, è fondamentale perché possiamo sapere tutto, avere la capacità di metterlo in pratica, essere efficienti al massimo ma niente e nessuno ci convinceranno a fare qualcosa se non ne abbiamo voglia. Giusto?

La nuova ISO 9001:2015 ha incluso tra i suoi requisiti la gestione oculata della conoscenza perché vuole adattarsi ai tempi che cambiano e, per stare dietro a tutto ciò che sta cambiando in termini di tecnologia, infrastrutture, gestione delle comunicazioni ecc., occorre padroneggiare al massimo ciò che si sa, anche per condividerlo con tutti i collaboratori.

Per iniziare a fare un discorso serio di knowledge management dobbiamo, prima di tutto, avere una strategia che sia profondamente calata nel nostro contesto.

Perché parliamo di strategia?
Semplice, perché mettere a frutto ciò che abbiamo appreso nel tempo e fare in modo di non dimenticarlo dovrebbe essere la base da cui partire per impostare qualunque tipo di lavoro.

Iniziate, dunque, dalla vostra vision, determinate lo scopo che vi siete prefissati, individuate i vostri driver, cercate di capire come volete procedere per creare valore, mettete a fuoco quali aree sono più critiche tra le conoscenze che dovreste imparare a trattenere.

Chi ha iniziato a lavorare su questo aspetto? Lo ritenete ostico da applicare in un'ottica di ISO 9001:2015?


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lunedì 3 novembre 2014

Knowledge management e ISO 9001:2015

Qualche giorno fa in questo articolo abbiamo parlato di knowledge management e di ISO 9001:2015.
Abbiamo deciso di tornare sull'argomento perché si fa ancora troppa confusione sulla parola "conoscenza".

Per capire, dunque, come gestire al meglio le conoscenze all'interno della nostra organizzazione, partiamo da un semplice esempio.

Una persona che sa molte cose ha una conoscenza vasta ma questo non significa che abbia anche delle competenze altrettanto vaste.
Se, ad esempio, da giovane era abituata a guidare la motocicletta ma sono 40 anni che non monta in sella, continuerà a sapere moltissime cose sulle motociclette in generale ma forse non riuscirà più a guidare una moto con la competenza necessaria.

La stessa cosa vale per un'organizzazione che deve necessariamente sapere molte più cose di quelle che riguardano le sue competenze chiave. Sapere cosa NON fare, ad esempio, fa parte della conoscenza, non della competenza.
La competenza è l'atto di cercare tra le proprie conoscenze quelle più adatte ad essere messe in pratica in una certa situazione. Senza la competenza, una persona avrebbe solamente una marea di informazioni alle quali non saprebbe come attingere in maniera intelligente.

Facciamo un altro esempio e cerchiamo di chiarire una volta per tutte questi concetti che si prestano così facilmente ad essere fraintesi.
Sapere che il pomodoro è una verdura, fa parte delle nostre conoscenze. Ricordare, però, che è meglio non metterlo nella macedonia fa parte delle competenze che ci siamo guadagnati sul campo (...della cucina) preparando qualche buon pranzetto!

Ora è più chiaro?

Domani vedremo quali elementi compongono la competenza, cercheremo di capire perché la ISO 9001:2015 ha incluso il knowledge management tra i suoi requisiti ed elencheremo i punti da cui partire per impostare una strategia di gestione delle conoscenze.
A domani!



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