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mercoledì 18 dicembre 2019

Parlare in pubblico? Niente panico

Paura di affrontare il pubblico per un discorso? "La Stampa", tramite esperti del ramo, ci offre qualche consiglio per superarla brillantemente.

(Fonte: "La Stampa")

Sono tutti là davanti, attenti e pronti ad ascoltare. E di colpo ci si sente soli e vulnerabili. Il cuore inizia a battere più forte, le mani cominciano a sudare, la fronte si imperla. Si arrossisce, mentre il respiro si fa affannoso e, spesso, si avverte perfino crampo allo stomaco. La voce cambia e diventa stridula e sembra quasi provenire da un’altra dimensione. Parlare in pubblico si trasforma in un’impresa ai limiti del possibile.
Alcuni oratori ci provano comunque, anche se il risultato non fa giustizia allo sforzo. Qualcuno, invece, va addirittura in tilt e crolla. Non importa quanto ci si è preparati, succede e basta. Può capitare a chiunque e in tante occasioni diverse: davanti ai colleghi per i saluti di fine anno o durante la discussione della tesi di laurea, all’amministratore delegato di una multinazionale nella riunione di vertice oppure allo scienziato a un convegno internazionale. La paura di parlare a una platea è quanto più di ubiquo e democratico si posso immaginare. E quel groviglio di emozioni si concentra tutto lì, nel nostro cervello. «Le strutture coinvolte sono l’amigdala, l’ipotalamo, il terzo ventricolo cerebrale e il nucleo del grigio», spiega la psicoterapeuta Eleonora Iacobelli, presidente dell’Eurodap, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico. «Queste stesse aree si attivano nel corso di un attacco di panico e inviano messaggi di pericolo al sistema nervoso simpatico che, a sua volta, va in tilt. A questo punto – aggiunge - il sistema nervoso simpatico attiva la secrezione di adrenalina e noradrenalina, che stimolano l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene a produrre in eccesso cortisolo, sostanza deputata alla risposta allo stress». E da qui vengono fuori a cascata tutti i sintomi. «Dall’aumento della frequenza cardiaca alla riduzione della salivazione, dall’aumento della frequenza respiratoria alla dilatazione pupillare, dall’incremento della pressione sanguigna al rallentamento della digestione fino alla vasodilatazione nei muscoli scheletrici». Il risultato? Un senso di panico.
La buona notizia è che possiamo imparare a utilizzare tutta queste serie di segnali chimici e piegarli a nostro vantaggio, riuscendo così a gestire il senso di confusione e di impotenza. Purché ci si dimentichi di alcuni vecchi e falsi luoghi comuni. «Come quello che ci consiglia di immaginare il pubblico nudo oppure con il naso da clown: sono misure che ci distraggono dalla paura e anche dal discorso», dice Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di «public speaking», autore del libro «Parlare in pubblico senza paura», edito da Anteprima Edizione. «Anche un altro consiglio, piuttosto diffuso, secondo il quale bisogna ripetersi in mente un mantra rischia di distrarci e peggiorare la situazione anziché aiutarci», aggiunge. Ulteriore indicazione sbagliata è quella di esercitarsi davanti al proprio cane e vedere per quanto tempo si riesce a catturare la sua attenzione. Anche se l’ha suggerito uno studio americano, per Cavallo non funziona affatto. «Non si può certo paragonare la risposta di un cane a quella che potrebbe avere una platea di persone».
Ci sono semmai altre contromisure. Semplici ed efficaci. «L’accorgimento più semplice, ma anche il più disatteso, è provare il discorso – dice Cavallo -. Non basta leggere e rileggere le slides, ma è necessario provare il discorso nella stessa modalità che si userà poi realmente. Quindi, se l’intervento lo richiede, bisogna alzare la voce o abbassarla come se si avesse di fronte il pubblico». Seconda regola fondamentale: non leggere il discorso e non impararlo a memoria, perché il più delle volte si finisce per sbagliare. «Se usi le slides scrivi poco testo, mentre, se parlerai a braccio, schematizza il tuo intervento in poche parole e appunti». Terzo aspetto, in genere molto sottovalutato, è quello di guardare la platea negli occhi. «Mai guardare nel vuoto o fissare le slides», sottolinea Cavallo. «Bisogna cercare di guardare le persone negli occhi e, se l’aula è grande, guardala a blocchi di persone», aggiunge. Quarta regola: alzare leggermente il volume della voce. «So che è difficile per chi ha paura di parlare in pubblico - sottolinea l’esperto - ma posso garantire che funziona. Se infatti la voce è più alta del solito, il cervello trasmetterà più sicurezza. Inoltre, con un volume di voce più alto sarà difficile sentire la voce che trema. Qualora tutto questo non funzionasse oppure occorresse una soluzione più veloce e con più probabilità di riuscita, si possono seguire dei corsi di public speaking organizzati ad hoc.

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

giovedì 18 luglio 2019

Parlare in pubblico

Avete problemi a parlare in pubblico, magari anche durante le riunioni? Eccovi qualche consiglio. E se non vi bastassero, su QualitiAmo in passato ne abbiamo parlato:

Parlare in pubblico

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venerdì 27 maggio 2016

Ecco il manuale per parlare in pubblico

Confessiamolo: parlare in pubblico genera un’ansia maledetta. Cicerone ammoniva i parlatori navigati, ormai immuni dalle emozioni. Un po’ di apprensione serve. Aiuta a creare un filo di comunicazione con l’uditorio, che ama chi è in grado di mettere in gioco se stesso, anche nella propria imperfezione. Il problema è non farsi travolgere, impietrire, annichilire dall’ansia.
Come si fa? Ecco undici cose da fare e da non fare quando si parla in pubblico. Ce lo spiega il Corriere della Sera.

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lunedì 1 ottobre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (8)

Tra queste due presentazioni pubblicate su "Riza Scienze" quale preferite?

Presentazione "A"

"Il mio nome è Pinco Pallino, presidente emerito dell'associazione "X", già socio fondatore della società "Y". In passato sono stato Quality manager per la "Z". 

Mi sono laureato con il massimo dei voti e bacio accademico all'università privata di "C" e ho pubblicato dodici saggi su internet: è stata una scelta perché non mi piace l'approccio delle case editrici tradizionali.

Ah, oggi sono qui per tenere il corso di public speaking. Questa materia, essenzialmente manageriale, è stata da poco riscoperta anche per contesti privati. Ho tenuto molti seminari su questo argomento e oggi studieremo come portare le vostre capacità oratorie a un livello professionale"

Presentazione "B"

"Buongiorno! Mi chiamo Pinco Pallino e sono il trainer scelto per voi per questo corso di public speaking. 


Sono molto felice di essere qui, la giornata di oggi sarà elettrizzante! Lo scopo di questo corso è che alla fine della giornata possiate sentirvi a vostro agio nel parlare in pubblico, comunicando il vostro messaggio in modo efficace e nel migliore dei modi, qualunque sia la situazione e che, possibilmente, vi divertiate nel farlo! 
Perché questo accada il mio impegno sarà trasferirvi con tutto l'entusiasmo e l'abilità che possiedo gli strumenti che ho appreso studiando e tenendo conferenze aziendali. Se volete avere qualche informazione in più su di me potete visitare il mio sito, oppure sfogliare la brochure che avete in allegato tra i materiali che abbiamo preparato per voi. 
In alternativa potete anche farmi delle domande durante la pausa: risponderò a tutti i vostri dubbi! 

L'impegno che chiedo a ognuno di voi in questa sala affinché sia il miglior corso possibile per tutti, è la presenza fisica e mentale. 
E ora, se non ci sono domande, cominciamo..."


Oggi terminiamo la pubblicazione di brani tratti dalla rivista perché non vogliamo superare i limiti del diritto di citazione di un'opera d'autore ma, se riuscite ancora a rintracciarlo magari in qualche emeroteca, vi consigliamo di consultare l'intero numero monografico dedicato al parlare in pubblico perché a noi è sembrato molto interessante, soprattutto per chi è alle prime armi.

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venerdì 28 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (7)

Vedremo oggi lo schema che "Riza Scienze" propone di seguire per iniziare bene un discorso in pubblico:

elementi indispensabili:
  •  saluto sorridente
  • mi chiamo (nome e cognome)
  • perché sono qui (informazioni utili per il pubblico)
  • cosa faremo insieme
  • perché lo faremo
  • come lo faremo
elementi opzionali:
  •  cosa sono disposto a dare per raggiungere questi obiettivi
  • cosa devono essere disposti a fare per raggiungere questi obiettivi
  • nota di colore (aneddoto o battuta simpatica, utile per raggiungere gli scopi dell'intervento)
Lunedì faremo un piccolo esercizio. Non mancate!

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giovedì 27 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (6)

Eccovi il secondo scenario pubblicato da "Riza Scienze":

Situazione 2: 
Problema da evitare
Scenario - Anticipare una domanda scomoda: siete molto giovani, parlate a una platea di persone più grandi di voi e, quasi sicuramente, alcune potrebbero sentirsi a disagio a dover prendere lezioni da chi ha molti anni meno

Esempio di cornice esplicita
Sono molto contento di trovarmi qui tra voi, so già che siete un pubblico molto particolare perché prima di entrare in sala ho conversato con molti di voi e nessuno mi ha fatto una domanda che solitamente è di rito: non sei un po' troppo giovane? Questo significa che non giudicate un libro dalla copertina e la cosa mi fa enormemente piacere!

Esempio di cornice implicita
Probabilmente state pensando che io sia molto giovane, almeno lo spero! Questo mi dà un enorme vantaggio: proprio perché non ho dalla mia medaglie da mostrare e capelli bianchi a darmi autorità, posso chiedervi di concentrarvi su ciò che diremo, indipendentemente dalla persona che vi sta parlando e di giudicare la validità di questo intervento esclusivamente da quanto risulterà utile per voi. Vogliamo stringere un patto su questo?

A domani per riassumere ciò che bisogna fare quando si vuole tenere un bel discorso in pubblico.

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mercoledì 26 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (5)

Come promesso, a partire da oggi inizieremo a vedere alcuni esempi pratici riportati dalla rivista "Riza Scienze" su come instaurare una relazione tra chi parla e chi ascolta.

Situazione 1: 
Problema da evitare
Scenario - Non volete essere interrotti dalle domande del pubblico mentre tenete il vostro discorso

Esempio di cornice esplicita
Vi chiedo la cortesia di porre tutte le domande alla fine, dal momento che a molte risponderò già all'interno del mio discorso. Dedicheremo un ampio spazio, dopo l'intervento, per rispondere a tutti i vostri quesiti.

Esempio di cornice implicita
Avete tutti un blocco e una penna per segnare le domande che potrete fare dopo l'intervento? Chi di voi le ha? Qualcuno può condividere queste cose con i colleghi che non le hanno? Bene, possiamo cominciare?

A domani per la scenario due.

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martedì 25 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (4)

Qual è la differenza tra un oratore alle prime armi che è terrorizzato dall'idea di parlare a un pubblico e un oratore esperto?
Ancora una volta la leggiamo su "Riza Scienze":

Ritratto di un oratore focalizzato su se stesso

Prima di entrare in scena ripassa mentalmente quello che dirà, il più delle volte non ricordando nulla, avvertendo un senso di vuoto nella sua mente.

Ripete a se stesso di non avere paura.
Spera di non fare brutta fgura e si immagina scene in cui arranca di fronte alla platea.
Controlla i battiti del suo cuore e si augura che le mani non sudino troppo.

Quando parla è focalizzato sulla scaletta che ha preparato, si preoccupa di non saltare nemmeno un punto e di essere inappuntabile.
La cosa migliore che gli possa capitare, pensa, è ricevere un lungo applauso finale e che le persone si complimentino con lui. Vuole fare bella figura!

Ritratto di un oratore perfetto

Sorride prima di entrare in scena: lo fa perché il cuore batte, ha il giusto timore e sa che almeno sorridendo convincerà se stesso di essere un po' più calmo e vivrà quei minuti un po' meglio.

Sbircia il pubblico, non per controllare quanto ce ne sia in sala, ma per capire che tipologia di persone avrà di fronte e quale potrebbe essere il modo migliore di iniziare e a quale volume dovrà portare la sua voce.

Quando arriva il momento di entrare in scena non sa esattamente cosa dirà, ma non importa: si tratta solo di salutare e sorridere.

Quando poi tiene il discorso non smette di avere paura, provare timore, sentire il cuore che batte all'impazzata, semplicemente queste sensazioni passano in secondo piano sostituite dal calore e dall'attenzione che dedica al messaggio che vuole trasmettere perché chi ha di fronte lo colga.

Non perde il filo e raramente ha intoppi, ma se si verificano l'unico a farci caso è lui e i pochi che se ne accorgono non li vivono come un problema, ma solo come normali tentennamenti.

Se dimentica una parte del discorso, si ferma per rileggere i propri appunti: non si giustifica, sa che non c'è nulla di male nel farlo. 
Nel rispondere a una domanda, guarda negli occhi il suo interlocutore. Tuttavia non commette l'errore comune di rivolgersi a una sola persona perché ciò che conta è far arrivare il messaggio a tutti e, quindi, si rivolge d'istinto a ogni persona presente condividendo il dibattito. Non si inceppa e, se accade, si ferma per un istante, ci scherza e ricomincia a parlare.

Domani vedremo alcuni esempi pratici che ci insegneranno come costruire una relazione con il pubblico che ascolta.


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lunedì 24 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (3)

Se avete letto e seguito i consigli di "Riza Scienze" che abbiamo riportato nelle due puntate precedenti, forse ora avete voglia di scoprire cosa avete trasmesso ai vostri interlocutori comportandovi in un certo modo.
Scopriamolo insieme:
  • sapete prendervi i vostri spazi
  • sapete concedere alla platea i suoi
  • probabilmente non siete lì per errore o per caso
  • potete rivolgervi direttamente a chi vi ascolta
  • li tenete in considerazione
  • non avete paura di incrociare il loro sguardo
  • siete a vostro agio
  • siete sicuri di voi stessi
  • avete qualcosa da dire
  • non avete fretta di dirlo
  • sapete stare zitti e in silenzio senza che la cosa vi mandi nel panico
  • ascoltate chi avete di fronte
  • darete loro il tempo di rispondere
  • non hanno nulla da temere da voi
  • e avete almeno un motivo per sorridere! ;o)
 Domani vedremo insieme la differenza tra un oratore che ha paura di parlare in pubblico e un oratore perfetto.

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venerdì 21 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento (2)

Continuiamo a leggere i pezzi salienti del numero monotematico che "Riza Scienze" ha voluto dedicare all'esposizione in pubblico.

Fare il "Faro" mette a proprio agio il pubblico

Il "Faro", finché non vi sarete abituati e non riuscite a farlo spontaneamente, è un buon modo di mettere a proprio agio il pubblico e, a volte, anche se stessi!
Normalmente, infatti, le persone sono intimorite dal raggiungere il centro di una platea perché si ritrovano improvvisamente con tutti gli occhi addosso e questo genera ansia, allora cercano per prima cosa di dire o fare qualcosa di intelligente per rompere il ghiaccio e conquistare chi hanno di fronte.

Al contrario, con le due mosse precedenti, la situazione è stata rovesciata e sfruttata con vantaggio. Raggiungendo con decisione e tranquillità il centro della scena e incrociando senza timore lo sguardo con i vostri interlocutori, senza fare nulla per impressionarli o ingraziarveli, senza averne timore ma anche senza spavalderia, avete compiuto quella che in sociologia applicata si chiama "dimostrazione di valore sociale". Avete trasmesso implicitamente che non hanno nulla da temere da voi e gli avete dato tempo di inquadrarvi e abituarsi alla vostra presenza, prima di inondarli di parole.

Questo atteggiamento si rivolge direttamente al nostro cervello rettile, la parte più antica della corteccia cerebrale. In modo simile agli animali che si studiano a vicenda, anche per le persone è importante farsi un'idea di chi hanno di fronte e lasciare loro tempo di farlo rimandendo in silenzio viene percepita istintivamente come una forma di estremo rispetto.

Lunedì vedremo cosa, agendo in modo così semplice e tranquillo,avremo già trasmesso al nostro pubblico. Mi sono sembrate considerazioni interessanti, non mancate!

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giovedì 20 settembre 2012

Parlare in pubblico: qualche suggerimento

La rivista "Riza Scienze" di agosto riportava alcuni consigli, più o meno utili e più o meno scritti bene, per parlare in pubblico.
Dato che la paura di esprimersi davanti a una platea di persone sembra sia addirittura la seconda a livello mondiale tra le fobie che spaventano l'uomo (la prima è la paura dei ragni, l'avreste mai detto?) ecco che abbiamo pensato di riproporvi i passi più interessanti del numero monotematico.

Buona lettura!

Mossa n° 1

Guadagnare il centro della scena prima di fare qualunque altra cosa

Che vi introducano o meno, che ci sia un applauso o dei fischi a farvi da cornice, guadagnate il centro della scena in silenzio.
Avanzate con passo deciso: camminate con sicurezza, ma senza correre. A meno che non vi venga naturale sorridere, non preoccupatevi di lasciar trasparire sul viso alcuna emozione. Se dovesse accadere, semplicemente non fateci caso e lasciatela andare.
Siate, per quanto possibile, naturali e neutri, come se la vostra performancenon fosse ancora iniziata. E, in effetti, non lo è: non abbiate fretta di cominciare.

Mossa° 2

Guardare negli occhi il pubblico, sorridere, salutare e..."lasciarsi giudicare"

Una volta guadagnato il centro della scena, rimanendo fermi sul posto, sfoderate un sorriso e guardate le persone che formano il vostro pubblico negli occhi per quanto possibile, una alla volta.
Conclusa questa carrellata di sguardi, salutate con una formula immediata e accessibile ad esempio un semplice "Buonasera".  Fatto questo rimanete in silenzio, continuando a sorridere per tre o quattro secondi e lasciate che le persone si abituino a voi, facendosi inevitabilmente un'idea, non importa quale.

Rispettando questi due semplici punti, avete appena inziato un discorso in pubblico...come un professionista.

A domani per continuare il discorso. Nel frattempo, se lo desiderate, potete dire come la pensate voi e se parlare in pubblico vi spaventi o meno.

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