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venerdì 31 luglio 2015

Parliamo del rischio e di come si può gestire (5)

Possibilità di controllare il rischio

Un altro aspetto di cui tenere conto quando si analizza un rischio è la possibilità di tenerlo sotto controllo tramite certe azioni.  


Se il rischio non può essere gestito o mitigato, si spera che possa essere compreso al meglio per poterlo almeno controllare.

Nel considerare tutti questi concetti, possiamo vedere come il rischio nel contesto del businesscoinvolga molti aspetti diversi uno dall'altro. Per questo, per gestirlo al meglio, possiamo avvalerci di modelli utili per affrontarne la complessità e per coglierne le opportunità

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giovedì 30 luglio 2015

Parliamo del rischio e di come si può gestire (4)

Gravità o impatto

Il secondo elemento che caratterizza il rischio è la sua gravità o l'impatto che potrebbe avere sulle attività di un'organizzazione.


Per assicurare il viaggio di una nave transatlantica, ad esempio, bisognerebbe valutare la potenziale perdita di tutto il suo carico. 

Complessità e imprevedibilità
 I manager devono essere consapevoli anche di altri aspetti del rischio, oltre ai due già trattati. La sua complessità è uno di questi ed è il quarto aspetto che dobbiamo prendere in esame.  
 
Un rischio non è mai isolato ma può essere considerato come multi-dimensionale dato che mostra  relazioni e interdipendenze con altri rischi. 
Questo significa che la capacità di misurare il rischio (o la comprensione del suo impatto sul nostro business) è limitato dalle informazioni disponibili in uncerto momento e dalla nostra capacità di comprenderne la complessità.  
 
La complessità di un rischio può sopraffare la capacità di prevederne il risultato. Tutto ciò che è sconosciuto può essere considerato un rischio. Tuttavia, il rischio può essere ridotto nel momento in cui le informazioni e la nostra capacità di analizzarle e comprenderle a fondo possono svelare quella parte di incertezza che ci fa brancolare al buio.  
 
Negli affari, l'incertezza tipica dei sistemi complessi è aumentata anche grazie alla globalizzazione, all'interconnessione e alla dipendenza da sistemi automatici.  
 Sviluppare una comprensione della complessità significa, dunque, provare a comprendere il percorso e la natura del rischio.

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mercoledì 29 luglio 2015

Parliamo del rischio e di come si può gestire (3)

Il rischio, nell'ambito del business, coinvolge molti concetti che si sovrappongono e interagiscono fra loro.Partiamo dal primo.
Probabilità di accadimento

 Dal momento che il rischio è legato alla probabilità che un evento incerto si verifichi o meno, laprobabilità di accadimento misurata da 0 a 100% fornisce una comoda misurazione per sapere come affrontarlo

Il calcolo delle probabilità può derivare dall'analisi di dati storici (il passato ha spesso una forte attinenza rispetto a ciò che succederà dopo e ci possiamo concedere di credere che il futuro, in molti casi, possa essere simile al passato) o dalla condivisione delle opinioni di un gruppo di esperti.  

Fermandoci alla prima possibilità, una volta che avremo guadagnato la fiducia necessaria a professare un potente atto di fede che consiste nel credere che - analizzando i dati storici - si possa fare una previsione per il futuro, sarà fondamentale prendere in considerazione i dati in sé e per sé.  
Si sarà tentati, probabilmente, di trattare i dati storici come una sequenza casuale di eventi e questo implica che gli eventi siano indipendenti e che il rischio derivi dalla casualità del sistema.Tuttavia, molte situazioni sfidano questa ipotesi circa l'indipendenza degli eventi legati a un rischio. 

Si consideri la famosa analisi di Harold Hurst sui flussi del fiume Nilo.  
Hurst esaminò i livelli minimi annui del fiume per un periodo storico di circa 800 anni (622-1469) per determinare quali fossero le dimensioni ottimali dei serbatoi da costruire per soddisfare il bisogno di consumo di acqua da parte della popolazione. 
Il dimensionamento di un serbatoio è un'eccellente analogia fisica che può spiegare come vengano prese molte decisioni relative alla gestione del rischio. Nell'esempio, il livello minimo che il fiume raggiungerà negli anni a venire è sconosciuto ma dobbiamo comunque garantire acqua sufficiente per soddisfare la domanda di tutti negli anni a venire. Analizzando i dati storici possiamo, dunque, provare a calcolare la dimensione ottimale dei serbatoi.  
Analogamente, nel caso di sistemi finanziari, dovremo esaminare i flussi di cassa (avanzi e disavanzi), il tempo intercorso tra questi flussi e assicurarci le riserve di capitale necessarie per affrontare il periodo negativo che, storicamente, si è dimostrato come il più lungo.

Durante la sua analisi, Hurst si accorse anche che l'ordine dei dati storici era particolarmente critico e che i flussi fluviali non erano del tutto casuali
Il fatto che il Nilo avesse mostrato una tendenza ad avere ivelli di acqua estremamente bassi in anni sequenziali non era statisticamente casuale. Questo significava che i serbatoi giusti dovevano avere dimensioni tali da poter accumulare eccedenze di acqua per un lungo periodo di tempo. 
Quello che oggi ci pare così evidente, allora fu una grande rivelazione perché fece capire che la gestione dei rischi deve prendere in considerazione anche la correlazione con il tempo.  
L'importante lavoro compiuto da Hurst mise in evidenza l'importanza di considerare l'ordine dei dati per capire se un processo sia o meno "casuale" e se il processo studiato abbia o meno una certa ricorrenza nel tempo.

Questo concetto modificò nella sostanza il panorama del risk management in moltissimediscipline, dall'idrologia alla cardiologia. La grande lezione da Hurst è che i dati possono mostrare un certo ordine e che individuarlo è fondamentale per prendere le decisioni giuste.Queste misurazioni sono utilizzate dagli esperti per capire la probabilità di accadimento di un certo rischio.


A domani per il secondo concetto che ci aiuta a identificare bene il rischio.

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martedì 28 luglio 2015

Parliamo del rischio e di come si può gestire (2)

Chi si occupa di affari si trova ad affrontare l'incertezza e il rischio in ogni attività.Il famoso economista americano Frank Knight ci spiega che il rischio incorpora più elementi tra i quali l'incertezza e che il rischio, a differenza dell'incertezza, è misurabile.
L'incertezza, dunque, ha un senso che è radicalmente diverso da quello che identitica il rischio con il quale spesso viene - invece - confusaSe un'incertezza è misurabile si deve parlare di "rischio" che è un termine molto diverso da quello che identifica qualcosa che è ignoto e, dunque, non calcolabile.


Nel contesto degli affari non è una differenza da poco e costituisce un concetto profondo.  
Le organizzazioni possono misurare l'impatto dei rischi grazie a studi probabilistici e i singoli responsabili aziendali devono fare i conti con questi rischi misurabili e con una buona dose di incertezza che, invece, non è misurabile.
Il compito di misurare la probabilità di accadimento di un certo rischio serve a gestire con più accortezza il margine di incertezza che va ridotto ricercando tutte le informazioni necessarie che possono ricondurlo ad essere gestito all'interno di un processo di risk management.

Le informazioni possono eliminare o ridurre il margine di incertezza e una buona gestione a livello organizzativo delle informazioni, oltre all'approccio sistematico alla gestione dei rischi, sono competenze chiave per qualunque responsabile.

A domani per un ulteriore approfondimento di questo discorso.

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lunedì 27 luglio 2015

Parliamo del rischio e di come si può gestire

Che cos'è il rischio?

Il concetto di rischio è stato familiare in tutte le civiltà ma come concetto nell'ambito del businesssi è evoluto solamente negli ultimi secoli fino ad avere una grandissima attenzione nel mondo degli affari di oggi.  


La complessità sempre crescente dei commerci e dei trasporti, per citare solamente due settori nei quali la gestione del rischio è fondamentale, ha fornito una grande profondità ai concetti contenuti in questa parola.  

Gli studiosi sono divisi sull'origine della parola "rischio" ma concordano nel dire che potrebbe derivare dalla parola araba "risq" o da quella latina "riscum".Il "risq" arabo era una parola che aveva lo scopo di identificare tutto ciò che veniva dato all'uomo da Dio e dal quale si poteva ricavare un profitto. La parola "riscum", invece, nacque come termine marittimo per descrivere l'azione di aggirare un pericolo.  
La parola di origine araba, dunque, ha un legame chiaro e distinto con la prosperità, mentre quella di origine latina mostra una maggiore attenzione alle conseguenze negative. Sapendo che le culture arabe e latine si sono sovrapposte nel Mediterraneo, non è una sorpresa che il concetto di rischio si sia evoluto nella cultura europea con una connotazione negativa ma anche positiva, specialmente in merito al commercio e agli affari.

Questo duplice aspetto lo ritroviamo anche nella struttura degli ideogrammi che identificano la parola cinese "crisi" e che che sono formati dalla combinazione degli ideogrammi delle parole "pericolo" e "opportunità" perché è proprio questo che accade quando c'è una crisi: pericolo e opportunità si presentano insieme.


Continueremo il discorso domani.

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