giovedì 31 ottobre 2013

La teoria dei 3 fattori della motivazione umana (4)

Il cameratismo è l'ultimo dei tre fattori che scatenano la motivazione dei lavoratori perché avere il privilegio di poter lavorare in un ambiente caldo, interessante e collaborativo permette di costruire relazioni professionali e personali solide e di tirare fuori il meglio da qualsiasi sinergia.

Gli esseri umani sono animali sociali: una buona interazione con gli altri non è solamente gratificante ma essenziale per la salute mentale.
Il posto di lavoro deve essere in grado di soddisfare i bisogni sociali ed emozionali delle persone che lo frequentano. L'aspetto fondamentale è rappresentato dai colleghi, visto che è con essi che trascorriamo la maggior parte delle nostre ore lavorative. Persone intelligenti, amichevoli, professionali e disponibili a collaborare e a scambiarsi informazioni sono un bel biglietto da visita per un'ambiente di lavoro e possono, a tutti gli effetti, essere considerate un vantaggio competitivo.

Ora che siamo arrivati in fondo, vorremmo sapere da voi quali sono i tre fattori che influenzano maggiormente la vostra motivazione professionale. Coincidono con quelli che abbiamo elencato oppure no? Magari cambiano in qualche sfumatura? Ce lo raccontate?

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

mercoledì 30 ottobre 2013

La teoria dei 3 fattori della motivazione umana (3)

Il secondo dei fattori che portano i lavoratori ad essere soddisfatti è la possibilità concreta di raggiungere degli obiettivi che comporta la possibilità di essere orgogliosi di ciò che si fa e di come lo si fa.

Come abbiamo visto ieri, un senso di equità è la base sulla quale costruire una relazione professionale ma da sola non può bastare. Ecco perché il secondo livello deve essere la possibilità di poter raggiungere certe performance, essere soddisfatti di ciò che si fa e ricevere complimenti anche da chi lavora con noi.

Molte persone entrano in una nuova organizzazione piene di entusiasmo, desiderose di lavorare e di contribuire in qualche modo e vogliono sentirsi orgogliose di ciò che fanno. Ciò nonostante, molti manager fanno davvero di tutto per demotivarle.

L'orgoglio di un lavoratore si stimola in sei differenti modi:
  1. con un lavoro che rappresenti una vera e propria sfida per l'intelligenza, le capacità e le competenze della persona
  2. permettendogli di acquisire nuove competenze
  3. mettendolo in grado di lavorare bene attraverso la giusta formazione, le direttive necessarie, le risorse indispensabili, il giusto grado di autorità, le informazioni che servono e la collaborazione di tutti
  4. facendo in modo che possa percepire chiaramente quale importanza viene data al suo lavoro dall'organizzazione e dai clienti
  5. dando un riconoscimento alla performance svolta bene. Come abbiamo visto molte volte in passato, anche un semplice "grazie" può contribuire a rendere una persona soddisfatta
  6. fare in modo che possa lavorare per un'organizzazione della quale i collaboratori sono orgogliosi per i suoi valori, per i prodotti che fa, per i servizi che offre, per la soddisfazione dei clienti, ecc.

A domani per l'ultimo fattore: il cameratismo.

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

martedì 29 ottobre 2013

La teoria dei 3 fattori della motivazione umana (2)

Riprendiamo il discorso che abbiamo iniziato ieri, occupandoci del primo dei tre fattori che sono alla base della teoria della motivazione umana: l'equità.

"Equità" significa essere trattato giustamente in relazione alle regole del mondo del lavoro, dato che è lecito attendersi certe condizioni di base, semplicemente in virtù della relazione di lavoro che si è venuta a costituire. 

Queste condizioni sono definite da standard etici e di legge, generalmente accettati, che comprendono, ad esempio:
  • poter lavorare in un ambiente di lavoro sicuro
  • gestire un carico di lavoro che non crei problemi alla salute
  • non essere sottoposti a pressioni psicologiche che potrebbero sfociare in problemi fisici
  • avere un certo grado di sicurezza economica che preveda uno stipendio sufficiente per vivere decentemente
  • poter contare su una ragionevole certezza del posto di lavoro
  • essere trattati con rispetto
  • poter gestire con sufficiente elasticità le esigenze personali e della famiglia
  • poter contare su un management credibile e sempre presente
Domani analizzeremo il secondo fattore: la possibilità di raggiungere obiettivi. Non mancate! 

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

lunedì 28 ottobre 2013

La teoria dei 3 fattori della motivazione umana

Qualcuno di voi conosce la teoria dei tre fattori della motivazione umana?

L'argomento di cui si occupa è quello di individuare i primi tre obiettivi che le persone vogliono raggiungere nell'ambiente professionale nel quale lavorano e cioè che:
  1. rappresentano le cose che la maggioranza dei lavoratori vuole, a prescindere da età, genere, anzianità professionale, livello culturale, ecc.;
  2. non sono mai cambiati nel tempo;
  3. una volta compresi, possono diventare la chiave per migliorare il morale dei lavoratori e le performance dell'organizzazione, dato che non c'è alcun conflitto tra questi obiettivi e le necessità delle aziende
I tre fattori, che analizzeremo meglio e nel dettaglio a partire da domani, sono:
  1. l'equità: attenzione al benessere dei lavoratori che devono essere trattati con uguaglianza
  2. la possibilità di raggiungere obiettivi: significa riuscire a fare un buon uso delle proprie competenze e capacità per centrare dei risultati importanti per l'organizzazione ma anche per il lavoratore
  3. il cameratismo: un buon ambirente di lavoro è fondamentale per riuscire a collaborare bene con gli altri
Immagino che qualcuno di voi sarà stupito da quanto riportato sopra. Cosa vi sareste aspettati di diverso?

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

venerdì 25 ottobre 2013

Adriano Olivetti

In occasione del film sulla vita di Adriano Olivetti (che, per gli interessati, andrà in onda su Rai Uno il 28 e 29 ottobre), la rivista "Sette" ha pubblicato un articolo che parla del famoso imprenditore.
Vi riportiamo i brani che abbiamo trovato più interessanti perché relativi alla sua concezione di azienda e di lavoro.

(...)

"Aveva un’idea dell’industria che non era quella tipica italiana. In Italia si ha, spesso, un’idea parassitaria dell’industria: si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite. Lui socializzava gli utili"

(...)

"Aveva trasformato una piccola fabbrica di Ivrea nell’industria leader delle macchine per scrivere arrivando a comprare il colosso americano Underwood (quello delle macchine per scrivere nere e imponenti che si vedono nelle foto degli scrittori Raymond Chandler e Dashiell Hammett). Ma le Olivetti non erano solo macchine per scrivere. La più famosa e rivoluzionaria delle creature olivettiane, la Lettera 22, è stata considerata un’opera d’arte (lo rimane) ed esposta nel museo d’arte moderna di New York. A suo tempo si classificò al primo posto nella lista dei 100 oggetti da salvare degli ultimi 100 anni."

(...)

"Quando nel quartiere generale di Ivrea decisero di produrre una macchina portatile fu fatta una ricerca di mercato. Come avrebbe voluto la gente una macchina per scrivere portatile? Le risposte furono concordi: solida, robusta. Olivetti fece il contrario e chiese ai tecnici di realizzare una macchina leggerissima, colorata, aerodinamica. I suoi collaboratori gli fecero presente che era da pazzi andare nella direzione opposta a quella indicata dalla ricerca di mercato, significava votarsi a un sicuro insuccesso. Olivetti non volle sentire ragioni e spiegò che quel tipo di inchieste fotografano il passato e non il futuro, sono, per loro natura, conservatrici (la gente è conservatrice fino a quando non gli dai l’occasione di sognare qualcosa di nuovo). E ragionando così (sragionando, secondo i suoi critici) Olivetti votò a sicuro successo la sua prima macchina da scrivere portatile arrivando ad aumentare la produttività del 500% e le esportazioni del 1300%.

Il punto di vista di Olivetti non era originale solo riguardo alle ricerche di mercato ma a ogni aspetto del lavoro di fabbrica. Così ben presto si diffuse la leggenda (che era realtà) di un datore di lavoro preoccupato che i suoi dipendenti avessero a disposizione asili nido, scuole elementari, ambulatori medici, palestre, case con orto e garage acclusi, biblioteche, cinema, circoli culturali. Gli operai venivano invitati a usare, se ne avevano la necessità, i servizi culturali anche durante l’orario di lavoro. Ed è celebre l’aneddoto della delegazione sovietica che venne a visitare la fabbrica di Ivrea. Gli ospiti si stupirono non vedendo gente incatenata alla postazione di lavoro ma libera di muoversi e così chiesero: «Ma è un giorno di sciopero?».

La leggenda (che era realtà) di una fabbrica con grandi vetrate al posto delle pareti di mattoni (secondo la lezione di Le Corbusier) perché la luce del sole inondasse gli interni. Un’idea di fabbrica che Olivetti (attentissimo all’architettura) realizzò nella sede di Pozzuoli: «Di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo, perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza»."

(...)

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

giovedì 24 ottobre 2013

Concassage: una tecnica per la creatività

Ricordate il libro "Creatività for ever" di Francesca Romana Gianandrea, di cui avevamo parlato tempo fa?
Ci offre l'occasione per parlare di un'altra tecnica per stimolare la creatività che è forse ancora poco conosciuta: il concassage.

Eccovi la descrizione che ne fa l'autrice:

(...)

"Il termine concassage è traducibile con scuotimento, infatti il problema viene analizzato scuotendolo con una lista di domande sui vari elementi che lo compongono in modo da analizzarlo sotto prospettive divergenti e insolite."

(...)

"L'animatore introduce il problema da risolvere o l'idea da generare e verifica la comprensione del gruppo. Spiega loro che il principio sottostante la tecnica è quello di modificare sistematicamente la questione in oggetto, cambiandone il punto di vista attraverso un certo numero di chiavi di lettura. Partendo dal problema l'animatore pone al gruppo le seguenti domande:
  • che cosa succederebbe se volessimo ingrandire...?, per esempio la forma, il peso, il prezzo, l'uso;
  • che cosa succederebbe se volessimo ridurre...?, per esempio il volume, il peso, il prezzo, la durata, l'impiego, la quantità;
  • che cosa succederebbe se volessimo migliorare...?, per esempio le prestazioni, i materiali, il design, il packaging, il processo produttivo;
  • che cosa succederebbe se volessimo associare...?, per esempio un altro oggetto o funzione con qualcosa di completamente diverso;
  • che cosa succederebbe se volessimo utilizzare un processo tecnologico diverso...? per esempio sostituire dei componenti, delle strutture, delle macchine;

(...)

Le idee prodotte vengono annotate in una lista. Al termine, l'animatore le rilegge al gruppo, le idee simili vengono cancellate o accorpate.

(...)

Successivamente si passerà alla valutazione delle idee.

(...)

Qualcuno di voi conosce e ha adottato questa tecnica?

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

mercoledì 23 ottobre 2013

L'importanza del contatto visivo

Ognuno di noi sa benissimo quanto sia importante un buon contatto visivo con le persone. Nel mondo occidentale esso significa onestà, rispetto, interesse, intelligenza, candore, fiducia e molto altro. Nonostante tutto questo, però, alcuni trovano davvero difficile guardare negli occhi il proprio interlocutore abbastanza a lungo da creare con lui una "connessione".

Per rafforzare questa capacità ed allenarvi a migliorare il contatto visivo che riuscite a stabilire con gli altri, potete seguire uno o più dei seguenti suggerimenti che abbiamo selezionato per voi.

1 - Di che colore?

Mentre parlate con il vostro interlocutore, cercate di capire di quale colore abbia gli occhi senza fermarvi a "castani" / "azzurri" o "chiari" / "scuri" ma cercando di individuare quante più sfumature possibile, ad esempio se il bianco che circonda la pupilla è davvero bianco o un po' arrossato.
Se vi sembra una cosa stupida, provate a pensare a una persona  (non amica o parente) che vedete spesso e chiedetevi di quale colore abbia gli occhi. Con grande probabilità, non saprete rispondere. Quanto poco l'avete guardata negli occhi?

2 - Di quale forma?

La seconda volta che avrete bisogno di stabilire un contatto visivo con la stessa persona, provate a concentrarvi sulla forma dei suoi occhi. Sono rotondi, ovali, a mandorla? Sono vicini o lontani tra loro? Sono simmetrici?

3 - Lunghe oppure no?

La terza volta le cose iniziano a diventare difficili ma dovete imparare a stabilire nuovamente un  contatto visivo con il vostro interlocutore. Cercherete, quindi, di concentrarvi sulla lunghezza delle sue ciglia (lunghe o corte), sulla loro forma (dritte, incurvate) e sul loro colore.

4 - Quanti battiti?

Sempre più difficile...al quarto contatto visivo cercate di concentrarvi su quanti battiti di ciglia eseguono gli occhi del vostro interlocutore. Difficile? Certo, ma state portando avanti una sfida, giusto? ;o)

5 - Lenti?

Gli occhi che state fissando portano le lenti a contatto oppure no? Non è così difficile scoprirlo, coraggio...
Provate anche a stabilire se le lenti sono neutre oppure colorate

6 - Occhiali?


Questo consiglio potete utilizzarlo solamente se il vostro interlocutore porta gli occhiali. Chiedetevi di che colore sia la montatura, osservatene la forma, il materiale che la compone, le sfumature, lo spessore delle lenti...

7 - Solo per donne che parlano con donne!

Signore, parliamoci chiaro, noi donne quello che sto per descrivere lo facciamo abbastanza istintivamente, basterà renderlo sistematico ed ecco che avremo maturato un grande vantaggio nel nostro controllo visivo.
Studiate il trucco della vostra interlocutrice: quanto mascara porta? Che sfumatura di ombretto utilizza? Ha un tratto di matita oppure di eyeliner?
Uomini! Smettetela di ridere e meditate, invece, sul fatto che avete un consiglio in meno da poter seguire. ;o)

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)