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lunedì 13 gennaio 2020

Siete pronti per entrare in una nuova azienda?

Eccovi il test pubblicato da "L'Economia" per verificare se avete tutte le carte in regole per trovare un nuovo lavoro.

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venerdì 10 gennaio 2020

Vuoi cambiare lavoro? Ecco qualche consiglio!

Eccovi quattro articoli per iniziare bene l'anno se avete intenzione di cambiare lavoro:

2020: l'anno giusto per cambiare lavoro
Devi inviare un cv? Ricorda: il primo selezionatore è un robot “stupido”
Colloquio di lavoro: come prepararsi al meglio
I consigli per superare un colloquio

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giovedì 24 ottobre 2019

Colloqui di lavoro: i primi secondi sono cruciali

Siete alla ricerca di un nuovo lavoro? Bene, allora tenete a mente che i primi secondi di un colloquio sono addirittura fondamentali. Ce ne parla "la Repubblica".

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giovedì 10 ottobre 2019

Cercare lavoro con i giudizi sulle aziende

Come sapete, non usiamo canali che non siano quelli strettamente pubblicitari e riconoscibili come tali per illustrare le potenzialità di un'azienda ma, in questo caso, facciamo un'eccezione per due motivi. Il primo è che l'iscrizione per chi cerca un lavoro è gratuita e la seconda è che su questo portale appena arrivato in Italia c'è la possibilità anche di consultare i giudizi degli utenti su alcune aziende.

Ci è sembrata un'ottima opportunità da segnalare ai tanti che stanno cercando nuove occasioni.
Buona ricerca!

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venerdì 20 settembre 2019

Eccovi altre tre domande da colloquio

Se siete alla ricerca di un nuovo lavoro e state sostenendo parecchi colloqui, questo suggerimento su quali domande potrebbero farvi e quali risposte potrebbero volere vi sarà utile.

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martedì 10 settembre 2019

Ricerca lavoro: consigli per non scoraggiarsi

State cercando un nuovo lavoro e siete un po' scoraggiati? Eccovi qualche consiglio per non mollare!

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venerdì 5 aprile 2019

Donne attive nella ricerca di lavoro

Ultimamente le donne sono più attive degli uomini nella ricerca di un nuovo lavoro. Ce ne parla  "Business People".

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martedì 25 settembre 2018

Social: cosa non fare se si cerca lavoro

"Il Corriere della Sera Innovazione" ci racconta i peccati capitali da non commettere mai sui social network se si sta cercando lavoro. Cosa ne pensate?

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giovedì 16 agosto 2018

Non solo Linkedin. I siti migliori per cercare lavoro

"Business Insider Italia" ci racconta quali sono i siti migliori per cercare lavoro. Buona lettura e in bocca al lupo!

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martedì 24 aprile 2018

Assumete qualcuno che abbia la passione, le competenze si insegnano

Su LinkedIn ho trovato una bella riflessione sul percorso delle assunzioni che vi ripropongo nella sua essenza traducendola liberamente dall'inglese.

In sostanza chi parla spiega che, nella veste di responsabile delle assunzioni, ha imparato che c'è una persona reale dietro ad ogni curriculum e profilo e, quindi, una storia dietro ogni persona.  
Non bisogna giudicare qualcuno se non si conosce la sua storia.
Spiega poi che alcune delle migliori persone che ha assunto non avevano titoli di studio particolari perché non crede che il processo decisionale sul quale si basa l'inserimento di una nuova persona all'interno dell'organico debba fondarsi sui livelli di istruzione raggiunti.
Fa quindi l'esempio di Joe, un suo impiegato, senza laurea perché i suoi genitori non avevano abbastanza soldi per mandarlo all'università. Lui iniziò a lavorare e mantenne la sorella più giovane al college. Ebbene Joe è il miglior project manager che questa persona abbia mai conosciuto.
Si assumono persone, non livelli di istruzione.
È importante quando una persona arriva al colloquio preparata, sapendo tutto ciò che c'è da sapere sull'azienda per la quale vorrebbe lavorare e sui suoi prodotti. Il resto, spesso, si può insegnare.
Nelle persone è importante ricercare quelle caratteristiche che altri, spesso, non vedono: l'atteggiamento e l'attitudine

Fidarsi del proprio istinto spesso è una scelta vincente perché le intuizioni sono basate sull'esperienza maturata e sui fatti.
Cosa ne pensate?


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giovedì 19 aprile 2018

Colloquio: la chiave per il successo è il follow-up

Business Insider ci offre qualche consiglio per sfruttare al meglio un colloquio di lavoro. All'interno dell'articolo, tra l'altro, ci sono link interessanti per approfondire l'argomento.

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mercoledì 21 febbraio 2018

Il lavoro? Lo trova chi non lo cerca

Le statistiche dicono che il recupero dell’occupazione è dovuto agli inattivi e non ai disoccupati. Colpa di un sistema che si affida alle relazioni personali più che ai centri per l’impiego. E così il mercato del lavoro resta ben poco meritocratico.

Ho letto questo articolo su: "Il Fatto Quotidiano" e in rete l'ho trovato qui e ve lo propongo.

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martedì 20 febbraio 2018

Il lavoro? Chiedi ad amici e parenti

(Fonte: "La Stampa")

Ma perché, quando cercano un lavoro, gli italiani pensano quasi solo all’aiuto di amici, parenti  e  conoscenti?  Una  studiosa americana,  Dorothy  Louise Zinn, qualche anno fa provò a studiare il fenomeno e ne uscì il più eloquente  testo  sulla  funzione  della  raccomandazione, come  tratto  genetico  e  antropologico in particolare nel nostro sud. Da tempo le statistiche ci raccontano che il modello familista e clientelare viene usato a man bassa e resta il primo canale di ricerca del lavoro.
La propensione alle raccomandazioni  e  alle  spintarelle  non deve però essere un alibi: se gli
italiani preferiscono le reti personali,  forse  dipende  anche dalla debolezza delle altre reti, in particolare quella dei centri per  l’impiego  e  delle  agenzie del lavoro private. Sarà ancora un problema di culture profonde, ma intanto agenzie e centri pubblici  cambiano  strategia, aumentando qualità ed efficacia  dei  loro  servizi.  Intanto  le statistiche  battono  il  ritmo: l’82% degli italiani cerca un impiego  rivolgendosi  ad  amici  e parenti. Sono dati Eurostat al terzo trimestre 2017: la percentuale è in leggero calo, ma era al 74% nel 2007, prima della crisi. Il ricorso alla rete personale e  amicale  nel  nostro  paese  è  peggiore rispetto agli altri paesi Ue, dove la media è al 68,0%. In Italia appena il 25% di chi cerca lavoro bussa a un ufficio pubblico.  È  il  dato  peggiore
della  Ue  e  siamo  lontani  da Germania  (73,4%),  Francia (55,7%) e Regno Unito (33,9%).
Ancora  più  basso  il  ricorso  al privato: solo il 14,4% di chi cerca lavoro dichiara di rivolgersi
alle agenzie del lavoro a fronte di  Francia  (32,9%)  e  Regno Unito (21%). Che fare? Le agenzie e i centri pubblici cercano di porre rimedio e si preparano a sfoderare nuove idee e strumenti per il 2018. «Ogni mese sono in media più di 400mila i lavoratori  occupati  tramite  le agenzie  del  lavoro  e  circa 40mila  hanno  un  contratto  a tempo  indeterminato  -  spiega Alessandro  Ramazza,  presidente  Assolavoro  -  Occorre  proseguire,  valorizzando  la funzione degli attori specializzati nell’incontro domanda-offerta  di  lavoro  e  completando  poi  una  rivoluzione  culturale verso la meritocrazia. Dove sono più presenti le agenzie sono migliori  gli  indicatori  sia  economici sia sociali (minor diffusione di lavoro nero o sotto-tutelato)». «Sappiamo che persone e opinione pubblica non riescono  ancora  a  vedere  nelle agenzie delle alleate in grado di creare un ponte rapido con le imprese - rincara Rosario Rasizza,  presidente  Assosomm  - Eppure i nostri dati sono in aumento  e  siamo  convinti  che  il nostro  ruolo  economico  e  sociale  crescerà  in  modo  esponenziale.  Mettiamo  in  gioco  i nostri strumenti e le filiali radicate  nel  territorio.  Dobbiamo
poi far conoscere un aspetto distintivo  rispetto  ai  centri  per l’impiego: la nostra capacità di
offrire formazione di qualità e gratuita». «Il sistema dei centri  per  l’impiego  necessita  di
maggiori investimenti - conclude  Maurizio  Del  Conte,  presidente Anpal - ma è indispensabile un coordinamento a livello nazionale,  per  favorire  economie  di  scala  e  maggiore  efficienza.  Siamo  chiamati  a  garantire pari opportunità a tutti i cittadini e su tutto il territorio nazionale. Per questo i servizi al lavoro, declinati a livello regionale, devono avere un punto di raccordo che li metta a sistema.  Senza  mai  dimenticare che al centro delle politiche attive del lavoro c’è la persona».


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lunedì 24 luglio 2017

Problemi nella ricerca del lavoro? Da ora ci pensa Google

Problemi nella ricerca del lavoro? Da ora ci pensa Google. Ce ne parla Business Insider.

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venerdì 3 marzo 2017

Le 9 regole per affrontare un colloquio di lavoro

Gli errori più comuni e i consigli degli esperti per essere presi in considerazione per un impiego.
Ce ne parla "Il Corriere della Sera".

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giovedì 15 dicembre 2016

Servizi per l'impiego accorpati in un sito

Avviato il portale Anpal, la nuova agenzia per il lavoro introdotta dal Jobs act.  Ce ne parla "Italia Oggi".

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mercoledì 23 novembre 2016

Non è più il lavoro ma la sua assenza a generare mostri

(Fonte: "La Repubblica")

In Marx la critica allo sfruttamento del lavoro proprio del regime capitalista si è sempre accompagnata ad una valorizzazione del lavoro in quanto tale. Anzi, nei Manoscritti economico- filosofici del 1844 l’umanizzazione della vita non può che compiersi attraverso il lavoro che è innanzitutto il modo col quale si manifesta l’essenza dell’uomo in quanto tale. 
Se, infatti, il capitalismo deruba l’uomo della sua umanità, rendendolo simile ad una bestia da soma, è perché si è indebitamente appropriato del prodotto del suo lavoro. In questo modo ha reso impossibile quel riconoscimento del valore della vita umana che dovrebbe realizzarsi quando il lavoratore può specchiarsi nel prodotto del suo lavoro. È questo, in estrema sintesi, il carattere alienante dell’espropriazione capitalista del lavoro operaio: il lavoratore perde contatto con l’oggetto del proprio lavoro e con il senso stesso della sua prassi.

Esiste però una tendenza interna al marxismo dove questa valorizzazione del lavoro viene negata identificando l’attività stessa del lavoro – e non la sua forma alienata prodotta dal capitalismo – come una attività di mortificazione e di sfruttamento dell’uomo. 

Questa tendenza ha avuto diversi interpreti (da Andrè Gorz ad Herbert Marcuse, per lo più travisato, sino ai più recenti contributi di Robert Kurz, filosofo marxista tra gli autori di un eloquente Manifesto contro il lavoro redatto nel 2003) ed è quella risultata culturalmente dominante nelle contestazioni del ’68 e del ’77. 
Lavorare non alimenta la vita ma la mortifica, non genera soddisfazione ma abbruttimento. 

Il rigore umanistico del giovane Marx viene curvato verso un inedito edonismo libertario che rigetta il lavoro in quanto tale considerandolo un principio socialmente costrittivo. Il lavoro diventa un tabù di cui liberarsi il più in fretta possibile. (...)Non si trattava solo di criticare il lavoro alienato del regime capitalista, ma la tirannide in sé del lavoro, la trasformazione moralistica del mondo in un grande fabbrica di produzione.

Nell’attuale tempo della crisi economica e della disoccupazione crescente, soprattutto tra i giovani, questi discorsi impallidiscono di fronte alla dura prova della realtà. La vita umana senza la possibilità del lavoro è vita morta, vita che perde ogni dignità. I suicidi che nel tempo più acuto della recente crisi hanno colpito imprenditori e lavoratori segnalano spietatamente – come il giovane Marx aveva lucidamente affermato – che senza l’occasione del lavoro, senza impresa, la vita non accede ad alcuna libertà, ma tende a disumanizzarsi e a percepirsi come superflua e insignificante. È, infatti, solo attraverso il lavoro che facciamo esperienza della soddisfazione simbolica del riconoscimento. 


La nostra vita acquista valore umano perché, diversamente da quella animale, non si limita a reagire agli stimoli del mondo, ma sa trasformare il mondo, sa imprimere al mondo una forma umana. Perdere o non trovare lavoro significa essere tagliati fuori da qualunque esperienza fondamentale di riconoscimento. 

Il vero problema oggi non è la critica alla natura alienata del lavoro, ma l’esistenza di una economia sempre più afflitta dal primato della finanza che ha fatto evaporare la centralità umana del lavoro. La via “lunga” del lavoro è stata sostituita da quella “breve” dell’allucinazione finanziaria, del profitto facile. Quando infatti il profitto si separa dalla forza-lavoro per generarsi solo dal denaro, diviene l’indice drammatico di un rovesciamento nichilistico dei valori: non è il lavoro ad essere un valore, ma è il valore che riproduce se stesso a prescindere dal lavoro. 

(...)

Se al tempo fordista il lavoro veniva organizzato da una sua irreggimentazione paranoica ponendo in primo piano la sua meccanizzazione anonima che surclassa la singolarità del lavoratore, nel nostro tempo in primo piano è un godimento – quello della finanza – che rifiuta ogni limite subordinando alla sua avidità compulsiva e astratta la dimensione reale del lavoro. Per questo al posto dell’irreggimentazione disciplinare del lavoro di tipo fordista, oggi abbiamo il problema della sua precarizzazione e della sua evaporazione, il suo declassamento rispetto all’economia spettrale della finanza.
La fine del controllo paranoide del lavoro che aveva caratterizzato l’economia fordista (...) genera però una libertà individuale solo apparente. Il nuovo scenario antropologico del soggetto contemporaneo appare dominato da una precarietà diffusa che è la faccia oscura della maggiore individualizzazione e autoregolazione del lavoro. 

(...) non è il lavoro a sfruttare la vita, ma è la vita che senza lavoro si consuma in quella nuova schiavitù che chiamiamo libertà. Se l’espansione della libertà è una evidenza solo individualistica che taglia fuori i più deboli, che li priva dell’occasione del lavoro, questa libertà resta solo (...) una versione nichilistica del puro arbitrio.

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lunedì 3 ottobre 2016

Le regole per trovare un buon posto di lavoro

Per quello che può servire, eccovi le sette regole d'oro di "Panorama" per trovare il lavoro dei sogni.

Segui le tue passioni

Il lavoro più facile da trovare spesso è anche quello che ci piacerebbe di più fare (...)
In altre parole: quando inizi un percorso di studio e formazione, scegli ciò che più ti interessa. Solo assecondando i tuoi stimoli e seguendo una strada che ti appassiona, infatti, riuscirai ad accorgerti di ciò che sarebbe utile per migliorare quella strada e migliorare te.

Impara le lingue

Sembra un consiglio scontato ma non lo è, visto che buona parte dei selezionatori inorridisce davanti all'inglese mostrato da candidati che nel loro cv assicuravano padronanza assoluta.
Specializzati, esercitati costantemente, segui corsi e programmi di scambio al di fuori di quelli scolastici. E se hai il tempo e la possibilità di concentrarti su un secondo idioma, scegline uno non banale: sì al giapponese, arabo e spagnolo, no a cinese, francese e tedesco.

Sii internazionale

Lingue straniere a parte, è molto difficile che i recruiter valutino positivamente una candidatura quando non è puntellata da esperienze all'estero. Non deve trattarsi necessariamente di periodi formativi o lavorativi coerenti con l'impiego che si insegue (...), l'importante è che comunichino apertura mentale e capacità di adattamento. 
Anche l'Erasmus funziona ma ormai non basta più.

Domani vedremo insieme la seconda parte dell'articolo.

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mercoledì 7 settembre 2016

Perché si cambia lavoro?

Secondo una ricerca di LinkedIn, i dipendenti cercano nuove occupazioni perché si sento "ingabbiati" nelle mansioni che svolgono. Nella scelta del nuovo lavoro è centrale l'ubicazione e la possibilità di usare i mezzi pubblici. Etica e sostenibilità le ragioni dei divorzi.
Ce ne parla Repubblica.

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giovedì 3 marzo 2016

Una regia nazionale per ritrovare il posto

L'Anpal affiancherà le strutture regionali per aiutare chi è alla ricerca di un nuovo lavoro. Funzionerà?
Intanto possiamo leggere di cosa si tratta in questo articolo di "Affari&Finanza".

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