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giovedì 24 ottobre 2019

Colloqui di lavoro: i primi secondi sono cruciali

Siete alla ricerca di un nuovo lavoro? Bene, allora tenete a mente che i primi secondi di un colloquio sono addirittura fondamentali. Ce ne parla "la Repubblica".

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giovedì 3 ottobre 2019

Colloquio di lavoro: ecco i consigli per affrontarlo al meglio

I consigli de: "L'Economia" per affrontare al meglio il colloquio di lavoro.

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venerdì 19 aprile 2019

Il metodo Star e i colloqui di lavoro

Conoscete il metodo Star? Potrebbe esservi utile durante i colloqui per cercare un nuovo lavoro.

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lunedì 8 aprile 2019

Domande impossibili ai colloqui

Eccovi una raccolta di "domande impossibili" che sono state formulate durante alcuni colloqui di lavoro. Avreste saputo rispondere?

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giovedì 14 febbraio 2019

5 esercizi per avere successo nei colloqui di lavoro

Quale potrebbe essere una strategia per affrontare con successo la selezione per un nuovo lavoro? Ce lo racconta "D".

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venerdì 30 novembre 2018

Il test di Einstein, la prova regina per l’assunzione

(Fonte: "Il Corriere della Sera")

La prova logica di Einstein

E’ un test di logica, ma è usato nei colloqui di lavoro, quelli più difficili per valutare i candidati e la loro resistenza alla frustrazione e allo sforzo logico. Si chiama il test di Einstein anche se non è certo che sia stato proprio il grande fisico a inventarlo. 

Ecco il test: «Ci sono cinque case identiche, una accanto all’altra, ma di cinque colori diversi. In ogni casa vive una persona di nazionalità diversa e ciascuno di loro beve un certo tipo di bevanda, fuma sigarette di una certa marca e ha un certo tipo di animale domestico. Nessun proprietario ha lo stesso animale domestico, fuma lo stesso tipo di sigarette e beve lo stesso tipo di bevanda».


Chi è il proprietario del pesce?

Leggete la soluzione e scoprite se siete forti nei test di logica!


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lunedì 26 novembre 2018

Colloquio: 6 errori da non fare

Quali sono i sei errori più comuni che si fanno durante un colloquio e come si possono evitare? Ce lo racconta "Il Corriere della Sera".

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venerdì 16 novembre 2018

Domande dei colloqui per metterti in difficoltà

Quali sono le domande che possono metterti più in difficoltà durante un colloquio e come fare per aggirarle? Ce lo racconta "Business Insider Italia".

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mercoledì 24 ottobre 2018

Colloquio di lavoro? Ecco cosa fare subito prima

Hai un colloquio di lavoro in vista? Prima di tutto, "in bocca al lupo" e poi...sai come comportarti nei minuti che precedono l'incontro? Ce lo racconta "Business Insider Italia".

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martedì 23 ottobre 2018

Ecco il decalogo da mettere in pratica per un colloquio vincente

("Fonte: "Corriere Innovazione")

Dal linguaggio del corpo al dress code, le regole per affrontare con calma e preparazione uno dei momenti più stressanti della carriera. 

Fai delle ricerche

Informarsi è importante per capire chi cerca il datore di lavoro, cosa richiede la mansione e il background della persona che fa il colloquio. Più ricerche si conducono più possibilità si ha di rispondere in maniera appropriata alle domande poste durante l’incontro. Via allora anche alle ricerche su Google e social network.

Prepara delle risposte

Un’altra chiave per un buon colloquio è preparare delle risposte a domande previste. In primo luogo, occorre chiedere al capo del personale che tipo di colloquio aspettarsi. L’obiettivo è provare a determinare cosa verrà chiesto e preparare risposte dettagliate ma concise.

Vestiti in modo appropriato

Pianifica un guardaroba adatto all’organizzazione e alla sua cultura. Mantieni accessori o gioielli al minimo. Cerca di non mangiare o fumare prima del colloquio.

Sii puntuale

Non ci sono scuse per arrivare tardi a un colloquio. Cerca di arrivare quindici minuti prima. Porta con te copie del tuo curriculum vitae e il portfolio con i tuoi lavori. Porta anche carta e penna e spegni il cellulare.

Non dimenticarti le buone maniere

Una delle regole principali è essere educati e rivolgersi in maniera cordiale alle persone che si incontrano appena si entra nell'edificio. Quando si incontra la persona con cui si affronterà il colloquio è opportuno sorridere, creare un contatto visivo e dare la mano con la giusta energia (né floscia né da stritolare le ossa).

Sii conciso e non sparlare

Da evitare le risposte lunghe che possono annoiare l’interlocutore. Tenta di mantenere le risposte brevi e di essere pertinente. Mai parlare male di un posto dove si è lavorato in precedenza né di un ex collega. Il colloquio riguarda solo te.

Il corpo parla

Il linguaggio del corpo può distrarre chi parla con te o, peggio, bloccare la tua assunzione. Sono efficaci e positivi: il sorriso, il contatto degli occhi una postura solida, l’ascolto attivo e i cenni del capo. Sono negativi: la postura dinoccolata, lo sguardo perso nel vuoto, giocare con la penna. Ruotare con la sedia, tirare indietro i capelli, masticare la gomma o borbottare.

Fai delle domande

Gli studi mostrano che i datori di lavoro giudicano l’interesse nei confronti del lavoro anche in basa al fatto che il candidato ponga delle domande. Dunque è opportuno preparare delle domande in anticipo, aggiungendone altre che possono sorgere durante il colloquio.

Sii un buon venditore

Non è sempre la persona più qualificata a ottenere il lavoro. Ma quella che ha saputo rispondere meglio alle domande e mostrare che è la più adatta al lavoro. Alcuni paragonano il colloquio a una vendita: si sta vendendo al datore di lavoro la propria abilità di assolvere ai bisogni dell’azienda, risolvere i suoi problemi e contribuire al suo successo.

Ringrazia

Ringrazia chi ti ha sottoposto al colloquio. Comincia durante l'incontro, prima di congedarti. Subito dopo puoi inviare una mail di ringraziamento.

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lunedì 15 ottobre 2018

4 strategie digitali per ottenere un colloquio

Siete alla disperata ricerca di un colloquio? Forse uno di questi suggerimenti può fare per voi...

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martedì 4 settembre 2018

Quali sono le domande da farsi prima di assumere qualcuno?

Vi interessa sapere quali domande il vertice di Amazon chiede di farsi prima di assumere qualcuno? Ce lo racconta "Business Insider Italia".

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venerdì 27 luglio 2018

15 domande intelligenti da porre alla fine di un colloquio di lavoro

Quali domande dovreste porre una volta terminato un colloquio di lavoro? "Business Insider Italia ce ne suggerisce qualcuna".

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venerdì 1 giugno 2018

Colloquio di lavoro, ecco cosa non indossare

Cosa bisogna evitare di indossare a un colloquio di lavoro se si desidera avere una possibilità? Ce lo racconta "Il Corriere della Sera".

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lunedì 20 novembre 2017

La domanda che al colloquio stronca la maggioranza delle persone

Un selezionatore su "Business Insider Italia" ci racconta quale domanda stronca, solitamente, i candidati.
Sempre meglio conoscerla, vero?

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mercoledì 15 novembre 2017

Colloquio di lavoro: come far imbestialire il cacciatore di teste

Quali sono le cose che metteranno una pietra tombale sulla possibilità di ottenere un lavoro dopo aver svolto un colloquio con un cacciatore di teste? Ce lo dice "Business Insider".
Buona lettura!

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mercoledì 25 ottobre 2017

Il colloquio? A intervistarvi potrebbe essere un robot

(Fonte: "Il Corriere della Sera")

Volete il posto? Preparatevi a scrivere un curriculum a prova di algoritmo, a registrare un video per l’Hr, a chattare con un robot. Prima di arrivare al colloquio «tradizionale», la selezione passa sempre più da tecnologia e intelligenza artificiale.
La videopresentazione sta prendendo piede. In molti Paesi è utilizzata in modo sistematico. Ma anche in Italia c’è interesse (...). 


Il meccanismo è semplice: il datore di lavoro invita il candidato a rispondere a qualche domanda e il candidato deve svolgere il «compito» in pochi minuti, ma ha la possibilità di scegliere il momento più opportuno per farlo. Serve per le valutazioni delle soft skill (...)

Il videocolloquio sta diventando un fenomeno a 360 gradi, che riguarda datori di lavoro di tutti i settori (a cominciare da grande distribuzione e retail dove il volume di candidature da vagliare è enorme) e candidati con età e profili diversi. Ma nel cuore delle aziende alla ricerca di talenti (e di
un modo più veloce, meno costoso e possibilmente più efficiente per individuarli) stanno entrando anche altre tecnologie. Se state scrivendo il cv, attenzione alle parole chiave: i tool che combinano automaticamente domanda e offerta per una rapida «prima scrematura» sono già una realtà e,
anzi, si stanno sempre più affinando. E se qualcuno vi scrive chiedendo com’è il vostro livello d’inglese o cose simili, mettete in contoche si possa trattare di un Hr virtuale: esistono sistemi di chat a risposta (e domanda) automatica per cominciare a valutare i candidati. E girano anche in Italia dove, ad esempio, c’è un’agenzia per il lavoro molto grossa che sta utilizzando il chatbot (...) 


L’ultima frontiera è la lettura automatizzata di linguaggio del corpo ed espressioni facciali che sta iniziando ad essere sperimentata, insieme a giochi online e video, per selezionare neolaureati. E pare
funzioni.


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giovedì 21 settembre 2017

CV e colloqui vincenti. Quanto conta la motivazione

(Fonte: "La Stampa")

Sono  molti  i  giovani  che vorrebbero  lavorare  all’estero  o  gli  over  50  che vorrebbero  cambiare  lavoro.
Ma spesso non conoscono le regole per scrivere un curriculum e per affrontare il colloquio.
 

Curriculum
Secondo un campione di 619 selezionatori  in  12  paesi  europei intervistati  da  Page  Personnel
queste  sono  le  mosse  da  non trascurare. 


Il numero di pagine. 
Nei paesi del Sud Europa come Spagna, Portogallo e Italia, dove le aziende ricevono un altissimo  volume  di  candidature,  è importante  limitare  il  curriculum  entro  le  due  pagine.  Il 98%  dei  consulenti  Hr  italiani conferma questa misura, seguito dal 92% degli spagnoli e dall’85% della Turchia. In controtendenza la Germania, dove solo il 27% dei “recruiter” richiede un cv inferiore alle due pagine.

La foto. 

Chi intende cercare lavoro in Germania dovrebbe sapere  che,  nonostante  le  rigide leggi  sulla  privacy,  il  100%  dei selezionatori si aspetta di vedere  un’immagine  professionale all’interno del cv. Segue la Polonia con il 79%. Percentuali simili si trovano in Olanda, Svizzera, Spagna e Portogallo. In Italia, il 75% dei selezionatori considera la foto un elemento importante, mentre in Francia e Belgio la foto  viene  considerata  un’extra.

Esperienza.  

Avere  una  precedente  esperienza  all’estero  è importante  per  i  selezionatori dei paesi mediterranei. L’Italia è al vertice con il 91%, seguita da Spagna (83%) e Turchia (80%).
Ovviamente  vanno  certificate le conoscenze delle lingue straniere.  


Interessi  e  motivazione.
Se  si  desidera  ricercare  delle opportunità lavorative nei Paesi  Bassi  bisogna  sapere  che  il
74% dei selezionatori trova decisivo leggere nel cv dettagli sui propri  interessi  personali.  Lo
stesso  succede  in  Portogallo (68%) e Germania (64%). Dimostrare  una  forte  motivazione
personale  è  fondamentale  anche per cambiare lavoro. Lo richiedono  Paesi  Bassi  (90%)  e
Belgio (78%). 


Colloquio
Se il cv ha fatto centro, arriva l’ora del colloquio faccia a faccia con i selezionatori. Secondo Jobrapido, primo motore di ricerca attivo in 58 paesi che lo ha  chiesto  a  2.300  candidati
della sua community, in fase di colloquio la difficoltà più grande è quella di rispondere a domande non strettamente legate al proprio percorso professionale.  Meno  se  si  tratta  di domande di cultura generale o relative alla propria personalità. I candidati sdrammatizzano  le  domande  sulla  motivazione a cambiare lavoro solo se ci si prepara prima: affermano che  l’azienda  assegna  una
grossa  importanza  alla  motivazione e alla voglia di affrontare  nuove  sfide  professionali
(45%). Oltre alla forte motivazione, il 17% pensa che sia importante  dimostrare  le  proprie competenze tecniche, segnalare i tratti del carattere e la  personalità  (16%),  puntare
sull’aspetto  fisico  e  l’abbigliamento (7%), mentre solo il 3% scommette  sul  proprio  livello
di cultura generale. 


Oltre il 65% raccoglie numerose informazioni sull’azienda e il  18%  prepara  un  discorso  sul
proprio  background  professionale. La cura del profilo social, spesso uno dei fattori che invece  i  recruiter  tengono  in  maggiore  considerazione,  viene  invece abbastanza trascurata (se ne preoccupa solo il 4%). Al termine dell’intervista di lavoro, le domande  sono  un  buon  modo
per  mostrare  l’interesse  verso l’azienda (47%).


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venerdì 21 luglio 2017

Colloquio di assunzione? I consigli dei guru del management

(Fonte: "La Stampa")

Come comportarsi durante il colloquio di assunzione? La risposta scatena una valanga di consigli spesso fuorvianti, come soprattutto quello di recitare una parte per stupire il selezionatore. Una stroncatura arriva invece da alcuni guru del management che suggeriscono esattamente il contrario. In sostanza, dicono i ricercatori, durante un colloquio meglio rilassarsi e cercare di essere se stessi: è il modo migliore per ottenere il lavoro.
Il cambio di marcia per i jobseeker viene da una batteria di ricerche apparse sul Journal of Applied Psychology, in cui Celia Moore (dipartimento di management dell’università Bocconi), Sun Young Lee (University College London), Kawon Kim (The Hong Kong Polytechnic
University) e Daniel Cable (London Business School) confermano che i
candidati di alta qualità che si sforzano di presentare se stessi con precisione e verità aumentano la probabilità di ricevere un’offerta di lavoro.
Mentre i luoghi comuni sulla ricerca di lavoro incoraggiano a presentare solo gli aspetti migliori per apparire più attraenti agli intervistatori, gli autori della ricerca (The Advantage of Being Oneself: The Role of Applicant Self-Verification in Organizational Hiring Decisions) hanno constatato che è più vantaggioso presentarsi per come si è veramente,
specie se si è candidati di alta qualità. Al centro della ricerca è il concetto di autoverifica, il desiderio di presentarsi con precisione, in modo che gli altri si facciano di noi la stessa immagine che abbiamo di noi stessi. E la ricerca mostra, per la prima volta, che l’autoverifica può avere importanti effetti importanti proprio durante una selezione.
Tre gli studi che lo dimostrano.
Il primo utilizza un campione di insegnanti di tutto il mondo alla ricerca di un lavoro negli Stati Uniti e conclude che una forte propensione all’autoverifica aumenta la probabilità di trovare un lavoro dal 51% al 73%.
Il secondo studio conferma questo effetto in un ambito radicalmente
diverso: avvocati che fanno domanda per una posizione nelle forze armate statunitensi, nel qual caso i candidati di alta qualità aumentano
di cinque volte le possibilità di ricevere un’offerta di lavoro, dal 3% al 17 per cento, se hanno una forte propensione all’autoverifica. L’effetto si evidenzia solo per i candidati di buona qualità; per gli altri la propensione all’autoverifica può addirittura peggiorare la posizione.
Nel terzo studio i ricercatori hanno analizzato 300 persone selezionando quelli con una propensione all’autoverifica molto alta o molto bassa. Le persone con una forte propensione parlano di se stessi in maniera più fluida e sono percepite come più autentiche e meno manipolatrici. Il
che spiega perché ottengano buoni risultati nel mercato del lavoro. «In un colloquio di lavoro - conclude Celia Moore - cerchiamo spesso di presentarci come perfetti. Il nostro studio dimostra che questo istinto è sbagliato. Gli intervistatori percepiscono un’autorappresentazione
troppo perfetta come inautentica e potenzialmente sviante. In definitiva,
se si è un candidato di alta qualità, si può essere se stessi. Si può essere onesti e autentici. E si avranno maggiori probabilità di ottenere un lavoro».


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mercoledì 8 febbraio 2017

Gli algoritmi provano a sostituire gli head hunters

(Fonte: "Affari & Finanza")

Non è tanto una questione di costi, quanto di qualità della ricerca e di oggettività della selezione. Da settimane sulle riviste internazionali e sui canali dei social network dedicati alle risorse umane è aperto il dibattito sulla capacità degli algoritmi di sostituire l’attività   tradizionalmente   svolta   dagli  head hunter. Perché se i software sono da tempo ampiamente utilizzati nella selezione di profili impiegatizi, la situazione è ben diversa nel campo dell’executive search, date la delicatezza delle
mansioni da svolgere e le potenziali ricadute sul business aziendali.



“Do   we   still   need   head   hunters?”,  cioè Abbiamo ancora bisogno di cacciatori di teste? Si chiede su LinkedIn Daren Yoong, oggi relationship manager del social network, con un lungo
passato come head hunter. Partendo da una ricerca dell’Università di Harvard sulla disruption nel mercato della ricerca e selezione, l’esperto fa alcune annotazioni: molte aziende del settore sono specializzate su particolari funzioni o settori e inoltre il cacciatore di teste è un mestiere fatto di relazioni e di scambi di favori che rinsaldano relazioni, un approccio che rischia di annacquare la qualità del risultato.
 

Riflessioni in parte condivise da Pasquale Natella, amministratore delegato di Exs, società di executive selection di Gi Group. «Un algoritmo costruito su basi scientifiche rende la  valutazione da
soggettiva (tratto caratteristico del lavoro dell’uomo) a oggettiva e consistente nel tempo, vale a dire con una capacità di apprendimento degli errori molto più rapida di quelli umani». In questo senso
si esprime anche una ricerca condotta dall’Università di Cambridge, che evidenzia   come   nella   valutazione   delle competenze soft anche un selezionatore esperto porti con sé una serie di potenziali trappole di valutazione, dettate dalle esperienze pregresse e delle convinzioni personali. L’algoritmo può aiutare a rende oggettiva la valutazione, ma per farlo è necessario anche che sia testato su un campione rappresentativo per la sua validazione. «Altrimenti - ricorda Natella - rischia solo di rendere le valutazioni omogenee». 

Se un algoritmo soddisfa questi criteri, migliora la qualità e velocizza le attività, quindi riduce il tempo impiegato dal professionista e riduce i costi a carico dell’azienda. Anche se il budget di spesa non può essere il principale metro di valutazione. Del resto, le società che hanno budget  contenuti, già da tempo puntano sul fai da te anche nella ricerca dei profili manageriali, confidando sull’ampia
disponibilità di informazioni presenti oggi  sul Web.  Ma  assumendosi  il  rischio di una scelta non accurata.Gabriele Ghini, managing director di Transearch,   diffida dell’uso estensivo dei software. «Se Zara può utilizzare processi standard e fortemente automatizzati, lo stesso non può funzionare quando si tratta di capi di haute couture. Lo stesso vale quando si confronta la selezione di middle management con l’executive search». Un parallelismo richiamato per rimarcare come nel secondo
ambito la professionalità ‘umana’ sia ancora in grado di fare la differenza. «Lavorando con soluzioni automatizzate si rischia di far emergere come ‘fenomeni’ persone brave solamente a valorizzarsi nello scrivere il proprio cv e non per le loro reali competenze. Abbiamo tutti sotto
gli occhi i danni causati da amministratori delegati non all’altezza. Affidare la selezione di questa tipologia di persone a un algoritmo rischia  di  provocare  conseguenze economicamente devastanti».
 

Francesca Contardi, managing director di EasyHunters, ha una posizione intermedia. Riconosce l’importanza del filone di business noto come hr tech (2,4 miliardi di investimenti nel 2016) e ritiene che l’automazione abbia vantaggi innegabili, a cominciare «dalla velocità e facilità di estrarre e razionalizzare i dati». Il riferimento è in particolare agli algoritmi che, attraverso la ricerca semantica, permettono di razionalizzare i database di curriculum ed estrarre le informazioni necessarie da ogni candidato in modo automatico, anche quando non compaiono le parole chiave classiche. Anche se ricorda che la capacità di interpretare i dati resta decisiva.
Anche Stefano Giorgetti, amministratore delegato di Kelly Services Italia, vede nei software uno strumento di supporto al lavoro degli head hunter, ma vede limiti evidenti nella misura in cui non possono sostituire la sensibilità  del professionista, «che conserva un valore insopprimibile nella selezione dei manager».
 

Piuttosto scettico si mostra Pierpaolo Dalzocchio, partner di Mid Up, che riconosce alla tecnologia un ruolo di supporto  al  lavoro  dell’head  hunting, ma sottolinea come per la ricerca di professionalità elevate sia fondamentale   «la  ricerca  diretta in  aziende target, spesso definite e concordate con il committente, e su persone talvolta ignote all’informatica e non necessariamente alla ricerca di un nuovo lavoro».
 

In definitiva si va profilando uno scenario in cui tendono a calare gli spazi di mercato per chi si occupa di executive search e anche i guadagni medi, ma con la professione che continuerà in ogni caso a esistere. A fare la differenza sarà la capacità di assicurare al tempo stesso la padronanza dei
nuovi strumenti offerti dalla tecnologia e l’abilità nel confidential search, quel delicato lavoro di individuare e contattare persone della concorrenza che richiede esperienza, sensibilità e un’ampia rete di contatti.


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