Visualizzazione post con etichetta desideri cliente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta desideri cliente. Mostra tutti i post

giovedì 14 agosto 2014

Il cliente vuole sempre di più (4)

Continuiamo la lettura dell'articolo pubblicato sulla rivista: "Il Dirigente" e iniziata ieri.

(...)

Ci sono ancora altri effetti della crisi sulla modalità di rapportarsi al consumo da parte dei cittadini italiani, uno dei quali è il forte cambiamento nel rapporto con il prezzo. È cosa nota che da anni in molti settori merceologici sono presenti proposte low price a cui il consumatore associa una qualità assolutamente accettabile, se non persino comparabile, con quella delle proposte di prezzo superiore. Da molti anni, infatti, la linearità del rapporto qualità-prezzo si è rotta nella mente dei consumatori, per cui non si può dichiarare “più spendi più ottieni” bensì si è passati a un più pragmatico
“meglio spendi più ottieni”.
Il cambiamento recente ha a che fare con il prezzo di quei prodotti che non nascono come low price ma che sono spesso stati proposti in forte sconto presso i canali di vendita ove sono disponibili (la grande distribuzione ne è un esempio, in particolare nel campo alimentare, ma questo discorso vale per moltissimi altri settori e canali): il consumatore è ormai più propenso a ritenere giusto, corretto, non il prezzo di partenza bensì quello in promozione; anzi, il “prezzo pieno” viene associato a concetti come esagerazione, furto ecc. Non sarà quindi facile convincere le famiglie italiane che il vero prezzo dei prodotti è quello standard e che le promozioni di prezzo sono in qualche modo eccezioni limitate in quantità, tipologia di prodotti, durata, ammontare del risparmio offerto.


(...)

Non basta: se per decenni il rapporto tra la comunicazione commerciale e il consumatore è stato
basato sulla passività di quest’ultimo che riceveva – tramite vari canali e in varie modalità – informazioni positive sui prodotti e sui servizi veicolate in modo più o meno diretto dalle aziende, ora non è più così. Si è passati a una fase in cui non solo il consumatore è attivo esprimendo le proprie opinioni anche online (e quindi potenzialmente a una platea di uditori di immense dimensioni), ma è anche cercatore di informazioni scritte da altre persone con una caratteristica – spesso sottovalutata – che cambia completamente la relationship brand-consumer: molti utenti della rete cercano di capire tramite le altrui opinion online quali sono i punti di debolezza, i difetti, le negatività di un prodotto che stanno per acquistare e, grazie all’offerta estremamente ampia in quasi tutti i settori
merceologici, non hanno il problema di non trovare una soluzione ai loro desideri. 


(...)

Ma c’è qualcosa di ancor più profondo che si è modificato nella mente dei consumatori (sia chiaro,
stiamo parlando solo di una parte non maggioritaria e il fenomeno è in continua ma lenta  evoluzione): si tratta del mettere in discussione le quantità acquistate e, in alcuni casi, la necessità stessa di effettuare gli acquisti. Un ottimo esempio è relativo agli acquisti alimentari che, come ha mostrato pochi mesi fa una ricerca
(...), sono ora oggetto di attenzione maggiore per evitare gli sprechi ricorrendo a tecniche molto diverse che hanno un corrispondente assolutamente identico per altre categorie merceologiche: si va dall’acquistare di meno per evitare di dover eliminare prodotti scaduti al riutilizzare, anche in modo fantasioso, prodotti vicini alla scadenza per creare nuove ricette, dall’acquistare quantità minori (più adeguate alla dimensione del nucleo familiare e alle effettive esigenze) al cercare di conservare meglio (nel caso alimentare ad esempio surgelando)
i prodotti acquistati.
Non si tratta tuttavia solo di evitare sprechi, ma anche di dare nuova vita a prodotti non deperibili
che possono essere utilizzati per un periodo più esteso o anche da altre persone: un caso significativo
è rappresentato dal passaggio da neomamma a neomamma di prodotti (vestiario, carrozzina ecc.) estendendone il life cycle a due, tre o persino più volte rispetto all’utilizzo per un solo bebè.
 


La crisi ha portato con sé anche l’idea che alcuni prodotti (in particolare quelli di valore elevato, ma
in buona misura questo fenomeno si presenta anche nella fascia media e medio-bassa di spesa) possano essere utilizzati più a lungo: cambiare l’automobile attendendo ulteriori due anni, non inseguire l’ultimo modello di smartphone (ebbene sì, anche in un settore che sembra quasi immune dalla crisi alcuni comportamenti stanno cambiando), prestare maggiore attenzione agli elettrodomestici in modo da estenderne la vita utile.


Insomma, in attesa di un segno “+” di fronte ai dati relativi al consumo degli italiani, sappiamo che
le sfide che dobbiamo affrontare oggi e che ancor più ci vedranno impegnati domani, sono nate o
amplificate in questi anni di pessima congiuntura economica e non sono destinate a sparire quando
questa finirà.


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

mercoledì 13 agosto 2014

Il cliente vuole sempre di più (3)

Infedele alle marche, sempre più informato e attento agli sprechi: ecco l’identikit del consumatore di oggi. Ce ne parla questo articolo tratto dalla rivista: "Il Dirigente".

(...) 

Per effetto della crisi le aziende si trovano a fronteggiare un consumatore sempre più propenso all’infedeltà al prodotto e alla marca: l’abitudine a comprare sempre la stessa referenza è venuta meno per necessità visto che le continue offerte promozionali (nei più disparati settori merceologici e canali di distribuzione) hanno invogliato i clienti a provare prodotti e servizi differenti. 
Se è vero, infatti, che nella prima fase della crisi (2008-2010) è parso che il consumatore preferisse comunque allargare il numero di marche tenute in considerazione per i propri acquisti di uno specifico tipo di prodotto, ma autolimitandosi a pochi brand (naturalmente differenti da consumatore a consumatore), negli ultimissimi anni anche questo parziale vincolo di semi-fedeltà è venuto meno e si assiste alla moltiplicazione del numero di marche effettivamente acquistate in molti ambiti (non a caso dalle ricerche risulta che il numero di brand con cui si è venuti in contatto è in continuo aumento, seppur con un’intensità e una continuità di rapporto inferiore rispetto al passato).
 


Come detto, l’infedeltà porta ad avere un rapporto con un numero molto più elevato di marche; d’altra parte i consumatori sono sempre più abituati a fidarsi anche di brand che non conoscevano fino a poco tempo prima del loro primo acquisto e, in generale, ne ricordano un numero via via crescente (non tutti “top” ma anzi, spesso, “nomi minori”) grazie alla continua sollecitazione che ricevono online sia tramite forme di advertising di tipo tradizionale, sia tramite le offerte che ricevono quotidianamente dai vari servizi che propongono deal, offerte short time, accesso ad aste online ecc.

Una delle strade tentate da varie aziende per tenersi stretto il consumatore è quella di proporre
nuovi prodotti con caratteristiche forti, distintive, particolari. Certamente il consumatore è aperto e
favorevole all’innovazione ma è anche stanco, deluso e quindi diffidente verso quelle nuove proposte
che sembrano essere in qualche modo miracolose, overpromising, in qualche modo appunto
“incredibili”.
Questa diffidenza si proietta sul rapporto con la comunicazione commerciale e, in particolare, sul
rapporto con le varie forme di advertising: risulta evidente che gli spot che magnificano in maniera
eccessiva le caratteristiche di un prodotto sono sgraditi fino al punto da generare rigetto.
Stanno forse arrivando anni in cui la pubblicità dovrà essere maggiormente capace da un lato
di emozionare (come già spesso cerca di fare) ma, dall’altro lato, di convincere il consumatore con
idee, proposte credibili, effettivamente utili, che resistano alla prova dei fatti. Ne va del successo dei
prodotti, prima di tutto quelli di nuova introduzione sul mercato, e più in generale dell’immagine
delle marche, anche quelle dal passato e presente glorioso e forte che sembrano sempre meno
poter dormire sonni tranquilli basandosi solo sullo storico intenso rapporto col consumatore.



Se le promesse, soprattutto quelle mirabolanti, saranno sempre meno efficaci se semplicemente dichiarate, sarà sempre più rilevante poter far provare al consumatore le effettive qualità, i caratteri distintivi, i plus delle offerte. 

Una recente indagine (...) ha mostrato come il contatto diretto presso il punto-vendita sia
rilevantissimo non solo come modalità di creazione dell’awareness (vengo a conoscenza di un prodotto semplicemente perché lo vedo sullo scaffale e magari, grazie a un packaging studiato in maniera intelligente, sono incuriosito e mi avvicino ad esso) ma anche come effettivo invito alla prova, alla conoscenza approfondita e qualificata del prodotto. Non solo: un’altra ricerca mostra come gli eventi business-to-consumer possono essere un’ottima soluzione per creare un rapporto differente con il cittadino-consumatore per cambiare in profondità l’immagine della marca, farne conoscere i prodotti garantendo anche una memorizzazione dei nuovi lanci più intensa e duratura,
spingere alla prova o al riacquisto.



(...)

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

martedì 12 agosto 2014

Il cliente vuole sempre di più (2)

Per iniziare a riflettere sul rapporto che la vostra organizzazione ha con i suoi clienti, potreste partire col farvi le cinque domande seguenti:
  1. La vostra azienda sa esattamente come sia percepita dai suoi clienti?
  2. La Direzione della vostra organizzazione ha tra i suoi obiettivi trasmettere a tutti i collaboratori la necessità di un'attenzione costante ai bisogni e ai desideri della clientela?
  3. I manager che lavorano per la vostra azienda comprendono fino in fondo il proprio ruolo nel fornire ai clienti un'esperienza positiva e nell'insegnare ai loro collaboratori a fare altrettanto?
  4. Esistono degli indicatori che siano in grado di riflettere la soddisfazione della vostra clientela?
  5. Vi ritenete davvero degni della fiducia dei vostri clienti? Se sì, perché?
Buona riflessione!

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

lunedì 11 agosto 2014

Il cliente vuole sempre di più

Chiedete a chi odia una marca ma ne ama un'altra perché provi questa sensazione. Probabilmente la risposta, anche se magari non articolata in modo cosciente, è che una marca non fa nulla per
lui mentre l'altra sì
.  


La grande differenza sta tutta qui.
 
Oggi i clienti si aspettano di più e tollerano di meno. Leggono, si informano, valutano le scelte di ogni organizzazione e non perdonano. 
Confrontano i prezzi e le caratteristiche di un prodotto in pochi secondi, studiano le foto di chi li ha acquistati prima di loro, leggono le esperienze di chi si è imbattutto in un cattivo servizio clienti e, a parità di prestazioni, cercano quel qualcosa in più.

Internet ha contribuito a collegare le persone tra loro e le aziende ai loro clienti in un modo rivoluzionario e, per un certo aspetto, sconvolgente.

La rete ci ha reso più competenti come consumatori e, quindi, più esigenti nella ricerca di ciò che davvero vogliamo e questo, naturalmente, rappresenta una sfida per ogni organizzazione ma anche un'opportunità per chi la sa cogliere.
 
Ci sono nuove modalità che le aziende devono sforzarsi di conoscere per soddisfare questi aumentati
bisogni dei loro clienti e avremo modo di parlarne qui su QualitiAmo.


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)