In passato abbiamo visto che i dati si possono rappresentare visivamente con vari tipi di grafici: a colonna o a barre (verticali o orizzontali), a torta, lineari, a blocchi, di Pareto, gli istogrammi, ecc.
I grafici, dunque, servono semplicemente a visualizzare i dati raccolti.
Un grafico di andamento è un grafico lineare. Su assi cartesiani viene rappresentata una serie di punti corrispondenti ai dati (misurazioni) relativi ad un determinato periodo di tempo.
Questi punti possono venire congiunti con una linea (detta curva) che rappresenta l'andamento del fenomeno osservato nell'arco di tempo considerato.
Poniamo, ad esempio, che si voglia determinare la causa dei resi del vostro prodotto. Il problema può nascere da due motivi: l'insoddisfazione dei clienti o la loro sensazione di aver acquistato un prodotto di qualità scadente.
Si tratta di identificare il motivo con i metodi appropriati.
Sul grafico si può riportare il numero di resi su base oraria, giornaliera, settimanale o mensile. Sta a voi decidere la scala di misurazione (indicata sull'asse delle ordinate o X)
Analizzando il grafico, potremmo vedere, ad esempo, che il numero maggiore di resi si ha a metà e a fine settimana. A questo punto potreste individuare le cause del fenomeno con un diagramma a lisca di pesce.
C'è un altro aspetto interessante nei grafici di andamento. Raccogliendo una quantità adeguata di dati, i punti dovrebbero comparire distribuiti equamente al di sopra e al di sotto della linea media. Quindi se il tracciato ha un andameno in salita o in discesa o se un numero significativo di punti è sopra o sotto la linea media, sarà necessario effettuare verifiche accurate.
Domani esamineremo un grafico di andamento più sofisticato: la carta di controllo
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giovedì 10 dicembre 2009
Grafici e carte di controllo e d'andamento
mercoledì 9 dicembre 2009
Cosa fare durante e dopo un brainstorming
Ricordate quando su QualitiAmo abbiamo parlato di brainstorming?
Il brainstorming è uno strumento utilissimo perché è in grado di generare idee utilissime; dobbiamo solo imparare ad essere “creativi” e ad avere il giusto atteggiamento mentale.
Riportiamo brevemente i 5 principi basilari della tempesta di cervelli che vi aiuteranno ad organizzare i vostri pensieri nel percorso mentale che porta a generare nuove idee:
1) Obiettivo chiaro: quando iniziate la vostra sessione di brainstorming deve essere chiaro a tutti qual è l'obiettivo del lavoro che state facendo.
State cercando di risolvere un problema? State provando a migliorare qualcosa? Cercate qualcosa di completamente nuovo, un'invenzione? Qual è l'obiettivo che vi ha spinto a cercare nuove idee?
2) Durante il brainstorming non giudicate nessuna delle idee raccolte: astenetevi da qualunque tipo di commento, positivo o negativo.
Imparate ad avere un atteggiamento aperto e ad accogliere anche idee con le quali non siete in linea, mettendo da parte i vostri credo e le vostre convinzioni.
3) Generate il maggior numero di idee possibile: avrete tempo più tardi per scremare le idee raccolte e per salvare solo le migliori.
4) Registrate tutte le idee così come vengono generate: nessuna idea va scartata a priori e nessuna idea va giudicata troppo stupida per essere mantenuta perché può servire come punto di partenza per una nuova tempesta di cervelli.
Una volta terminato il brainstorming, inizierete ad elaborare e a cercare di migliorate le idee raccolte.
Qui sotto riportiamo un memo che consiste in una brevissima checklist utile nella fase di valutazione delle idee per correlarle con l'obiettivo stabilito a monte.
MEMO:
• Sostituite: c'è qualocsa che potete sostituire, all'interno della vostra idea, per renderla migliore?
• Unite: quali idee possono essere collegate, unite e sviluppate per renderle migliori?
• Adattate: c'è qualcosa che può essere adattato da un'altra idea per rendere l'intuizione che state esaminando migliore?
• Migliorare / modificare: la vostra idea può migliorare se provate a svilupparla o a modificarla in qualche modo?
• Cambiare l'utilizzo: c'è un utilizzo migliore al quale possiamo destinare la nostra idea rispetto a quello che abbiamo inteso originariamente?
• Eliminate: cosa potete eliminare per rendere l'idea migliore e più adatta allo scopo che avete stabilito?
• Aggiustare: la vostra idea migliora se provate a rimettere in ordine tutti i dettagli e ad aggiustare qualche concetto?
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lunedì 7 dicembre 2009
4 buone ragioni per utilizzare il diagramma di Ishikawa
Conoscete il diagramma di Ishikawa o diagramma a lisca di pesce o diagramma causa-effetto?
Questo utilissimo strumento non è altro che una rappresentazione visuale che mostra tutte le possibili cause di un problema.
Se non l'avete mai utilizzato prima d'ora, sappiate che ci sono almeno 4 buone ragioni per iniziare a farlo da subito:
1) Visualizza le relazioni - Il diagramma a lisca di pesce "cattura" le associazioni e le relazioni tra le cause potenziali e gli effetti di un problema in modo da farle comprendere facilmente a tutti.
2) Mostra tutte le cause simultaneamente - Questa caratteristica fa del diagramma uno strumento validissimo per presentare un problema a tutte le parti interessate.
3) Facilita il brainstorming - Il diagramma di Ishikawa è un modo efficace per stimulare e strutturare le idee durante un brainstorming.
Vedere un diagramma causa-effetto può stimolare il gruppo di lavoro ad esplorare tutte le possibili soluzioni al problema.
4) Aiuta a mantenere l'attenzione su un obiettivo - Con questo supporto visuale, il gruppo di lavoro rimane focalizzato sui dati da raccogliere e da analizzare senza disperdere energie.
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venerdì 4 dicembre 2009
Diagrammi a punti (diagrammi di correlazione)
I diagrammi a punti vengono usati per individuare empiricamente la relazione tra due variabili. Se c'è una relazione, si assisterà al cambiamento di una variabile in relazione a quello dell'altra.
Per disegnare un diagramma a punti identificate le due variabili che volete studiare.
L'asse X porterà il nome di una di esse e l'asse Y quello dell'altra.
La variabile che si intende studiare come causa possibile della relazione è posta generalmente sull'asse orizzonate (X).
Ora rilevate i dati e riportateli sotto forma di punti sul diagramma. Si formerà così sul grafico un disegno sparso, o a grappolo.
Più il disegno si avvicina a una linea retta, maggiore è la correlazione fra le due variabili. E' importante ricercare le relazioni positive o negative e le non-relazioni.
Si ha una relazione positiva quando all'incremento di Y corrisponde l'incremento di X: in questo caso il grafico va dal basso a sinistra all'alto a destra.
Una relazione negativa è invece contrassegnata dal decremento di X e l'incremento di Y: il grafico va dall'alto a sinistra al basso a destra.
Si ha una non-relazione quando i punti sono sparsi su tutto il grafico.
Osservando un grafico a punti si può dire soltanto che X e Y sono correlati e non che uno è causa dell'altro. Si deve ricorrere a tecniche statistiche più sofisticate per determinare la causa e l'effetto.
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giovedì 3 dicembre 2009
Benchmarking: le criticità che si possono presentare (3)
Chiudiamo la nostra analisi delle criticità che è possibile incontrare nella conduzione di un processo di benchmarking, analizzando le ultime due:
5) Qualità delle informazioni: non tutte le informazioni raccolte sono di buona qualità. Il livello dipende dall'attendibilità e dall'affidabilità dei dati.
La possibilità di utilizzare diversi fonti di informazione, effettuare controlli incrociati dei dati, verificare nel tempo le informazioni ricevute dala stessa fonte, possono essere sistemi utili per minimizzare il margine di errore ed ottenere informazioni di qualità.
6) Ambito dell'attività di benchmarking: le esigenze delle società / organizzazioni che ricorrono allo strumento del benchmarking possono essere classificate in tre sostanziali categorie:
- benchmarking utilizzato "una tantum". In questo caso l'indagine è un vero e proprio progetto ed ha obiettivi riconducibili alla necessità di definire aspetti o elementi poco noti.
- benchmarking periodico. L'indagine viene svolta periodicamente da gruppi che afferiscono al medesimo settore di attività. E' un utile esercizio di confronto che consente di aggiornare costantemente le proprie prassi
- benchmarking come attività continua. E' il caso delle corporate che hanno da tempo fatto proprio questo strumento e ne riconoscono la validità come supporto al miglioramento continuo.
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mercoledì 2 dicembre 2009
Benchmarking: le criticità che si possono presentare (2)
Dopo il post di ieri, continuiamo la nostra analisi delle criticità del benchmarking:
3) Tipologia delle informazioni: dovendo svolgere un'indagine di benchmarking è bene strutturare una specifica checklist.
Se i dati devono servire per confrontare costi gestionali, è bene definire esattamente i contenuti delle attività svolte, per evitare di mettere a confronto costi che si riferiscono ad attività il cui livello qualitativo è differente.
Molto utile, ma di più difficile realizzazione, l'analisi dei processi gestionali e dei modelli organizzativi adottati; spesso da quest'ultima analisi è possibile derivare strategie alternative e soluzioni che possono portare vantaggi competitivi all'organizzazione.
4) Quantità delle informazioni: anche questo elemento va precisamente definito. Un'indagine accurata che mira ad inquadrare la funzionalità dei processi richiede molte ore di lavoro. In questo caso la riduzione del campione o delle "famiglie" da analizzare può ridurre significativamente l'impegno.
Un altro aspetto relativo alla quantità delle informazioni riunite riguarda l'entità della documentazione raccolta presso i partner (il gruppo che aderisce al benchmarking).
E' opportuno definire a monte dell'indagine la richiesta di dati / informazioni, per evitare di dover controllare e gestire una quantità di informazioni eccessiva e non utile all'obiettivo della ricerca.
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martedì 1 dicembre 2009
Benchmarking: le criticità che si possono presentare
Uno degli elementi più determinanti del benchmarking è la definizione dei suoi obiettivi e, di conseguenza, delle informazioni di cui si necessita.
A questo proposito, un metodo utile può essere quello di de-strutturare l'attività definendo un quadro delle esigenze prima di procedere con la rilevazione dei dati.
Sulla base dell'esperienza, è possibile definire i fattori critici di successo o, meglio, gli ambiti nei quali si presentano criticità e "nodi" che devono essere puntualmente considerati per arrivare ad ottenere buoni risultati:
1) Esatta individuazione degli "attori protagonisti" del processo: si intende la determinazione delle persone coinvolte attivamente nella realizzazione del processo e, soprattutto, di coloro i quali hanno la disponibilità delle informazioni.
La definizione esatta dei partecipanti al gruppo di lavoro consente di minimizzare eventuali difficoltà derivanti dalla disponibilità dei dati.
2) Definizione della tipologia di benchmarking: è necessario definire l'esigenza di benchmarking: lo vogliamo interno, funzionale o competitivo?
In genere una preferenza per il benchmarking interno e competitivo indica che l'organizzazione attribuisce notevole importanza alla sua posizione competitiva nel mercato; lo studio delle "best practices" richiede un processo analitico di tipo qualitativo, più impegnativo ed esteso.
Domani continueremo la nostra analisi delle criticità.
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