giovedì 9 agosto 2018

Come licenziarsi

Su CNN Money ho trovato alcuni consigli interessanti su come lasciare un posto di lavoro. Provo a riassumervi i più utili.

Assicuratevi di conoscere bene le condizioni che avete sottoscritto al momento dell'assunzione. Molte aziende fanno firmare ai nuovi assunti patti di non concorrenza che possono impedirvi di lavorare nel settore per un certo periodo di tempo. Se non siete sicuri di ciò che avete formato, chiedete al dipartimento delle risorse umane o al vostro responsabile una copia del contratto e di ciò che avete firmato e fate una verifica. Meglio non avere brutte sorprese!

Se avete deciso di andarvene, parlatene sempre al vostro responsabile per primo. Potreste essere tentati di confidarvi con amici e colleghi di lavoro ma le voci corrono e possono arrivare al vostro responsabile nel modo sbagliato.
Scegliete il momento giusto (quando entrambi siete liberi da altri impegni) e ritagliatevi il tempo necessario per spiegare i motivi che vi hanno portato all'idea di licenziarvi.

Cercate di dare tutto il preavviso necessario in modo che chi prenderà il vostro posto non sia costretto ad improvvisare.Non è sempre possibile dare la massima disponibilità all'azienda per la quale si lavora perché, a volte, la nuova realtà sollecita una presenza immediata ma cercate di trovare un buon compromesso che aiuti a lasciare un buon ricordo della vostra collaborazione professionale. Se non vi sentite in dovere di farlo umanamente, ricordate che il mondo è piccolo e che in futuro potrebbe capitare di essere danneggiati dal giudizio negativo del vostro ex datore di lavoro. 


Preparate una lettera per formalizzare le dimissioni. Parlare col capo, ovviamente, non basta. Al termine dell'incontro dovrete formalizzare quanto detto con una lettera che riassuma le condizioni che avete concordato per le vostre dimissioni.

Tenete a freno la rabbia. Per i motivi visti sopra, cercate di non farvi trascinare dal nervoso quando spiegherete perché avete deciso di andarvene. Se pensate che ne valga la pena e che l'organizzazione possa imparare qualcosa da questa esperienza, illustrate il vostro punto di vista ma senza animosità.

Una volta consegnate le dimissioni, non approfittatene e continuate a fare il vostro lavoro in maniera professionale, rispettando le scadenze e portando a termine, quando possibile, tutti i progetti aperti. Continuate a presentarvi al lavoro puntuali e non dilatate all'infinito le pause caffé. Siate professionali fino all'ultimo giorno.

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mercoledì 8 agosto 2018

Ronaldo ci può insegnare qualcosa sulla leadership?

Spero che non abbiate anche voi la nausea per le notizie che vengono riproposte fino allo sfinimento per ogni argomento che "va di moda" come, ad esempio, in questo periodo succede per quelle che riguardano Cristiano Ronaldo.
Come sapete non seguo il calcio e non ne so praticamente nulla ma mi è arrivato un input che considero interessante e che voglio proporvi, dato che verte su un argomento di cui parliamo spesso qui su QualitiAmo: la leadership.

Si può diventare campioni sul lavoro seguendo l'esempio di uno dei calciatori più noti del pianeta? Secondo la master coach Marina Osnaghi sì. Vediamo come.

Cristiano Ronaldo vanta una carriera costellata di successi ottenuti grazie a una fortissima personalità. La leadership di un fuoriclasse può condurre un team a grandi successi, dallo sport al lavoro, attraverso 4 imprescindibili capacità.

Cristiano Ronaldo è un esempio non solo per gli appassionati di calcio, poiché rappresenta un modello di leadership di se stesso e degli altri. Il DNA del nuovo acquisto della Juventus è quello del leader, il portoghese possiede tratti caratteristici che possono portare a risultati ottimali e diventare il segno distintivo di una ‘singolarità’ che rappresenta l’uomo e l’individuo.

Se nel palmarès di CR7 risplendono innumerevoli titoli e se la sezione “Record” della sua pagina Wikipedia è di una lunghezza impressionante, non è solo merito di doti naturali, ma anche di tanto duro lavoro e, soprattutto, della sua capacità di guidare il gruppo in cima alla vetta. Per raggiungere i traguardi da lui conquistati, occorre perseguire con costanza il successo, una parola che deriva dal latino successus, ovvero avvenimento, buon esito, quindi rappresenta la capacità di far accadere qualcosa, ciò che si desidera e si vuole, la cosa migliore in assoluto.

La leadership si può riconoscere da alcuni tratti caratteristici. Persino le parole che comunemente usiamo nel linguaggio ci riportano a una storia di comportamenti che possono cambiare il risultato.
Sono 4 le capacità indispensabili per essere un campione sul lavoro come CR7 lo è sul campo: 
  • Capacità di disciplinarsi a seguire regole. È un aspetto che di certo non manca a Cristiano Ronaldo che afferma di allenarsi molto anche lontano dai campi di calcio. È fondamentale ricordare che la competenza tecnica e la precisione si conquistano attraverso lo studio e la ripetizione dei gesti. Per questo motivo, la capacità di disciplinarsi diventa fondamentale per avere un metodo da seguire ed ottenere i risultati attesi. 
  • Capacità relazionale. Per diventare uomini e donne di successo servono empatia e capacità comunicativa: dobbiamo usare la parola, i gesti e il corpo per trasmettere i nostri messaggi, senza temere la fatica comunicativa che rappresenta una sfida che va raccolta. Se non ci si dedica a questo aspetto, anche il miglior piano diventa fallimentare perché non viene correttamente trasferito o capito da chi lo deve realizzare. Un capitano, un allenatore, un Leader, vivono costantemente la necessità di realizzare un gioco che funzioni come un orologio, sapendo quando essere i protagonisti e quando tirarsi indietro e ingaggiare la squadra a portare a termine gli schemi di gioco migliori con tecnica e cuore. 
  • Capacità di guidare. Determinazione significa ‘cosa deliberata’; è proprio l’etimo di questa parola a suggerirci quanto sia importante lottare per far succedere qualcosa secondo le proprie intenzioni. Per raggiungere il successo dobbiamo, quindi, essere determinati: un aspetto non banale, dato che bisogna aggiungere una bella dose di coraggio per esporsi e agire come guida verso un risultato che si promuove in prima persona, comunicando anche al gruppo che quella è la strada migliore. 
  • Capacità di vivere le proprie emozioni con efficacia. Pensate all’espressione che si dipinge sul volto di Cristiano Ronaldo prima delle sue chirurgiche punizioni: si tratta di una lucida freddezza, un’emozione, che si connette alla più attenta concentrazione. Le emozioni ci mettono in movimento, sono la nostra forza propulsiva. Dobbiamo imparare a non farci travolgere, lasciarle fluire e nello stesso tempo orientarle poiché senza le emozioni un leader non sarebbe un leader. 
Senza farvi travolgere dall'amore (o dall'odio) per la squadra citata, cosa ne pensate di queste riflessioni?

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martedì 7 agosto 2018

I robot ci rubano il lavoro?

Con riferimento alla notizia che abbiamo pubblicato ieri (l'introduzione dei robot e i cambiamenti nel mondo del lavoro), eccovi un altro punto di vista sempre sullo stesso argomento. La fonte è Business Insider Italia.

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lunedì 6 agosto 2018

Troppi robot nelle fabbriche Seul: più tasse alle aziende

(Fonte: "La Stampa")

Durante le recenti Olimpiadi invernali, la Corea del Sud ha dispiegato ben 85 robot in 11 diversi luoghi, compreso il tedoforo Hubo che ha portato la torcia olimpica per 150 metri, si è fermato a trapanare un muro e ha passato il testimone al suo creatore. Poteva sembrare una dimostrazione di sviluppo tecnologico, ma qualcuno ci ha visto invece una metafora di un futuro distopico in cui i robot non solo occuperanno tutti i posti di lavoro nelle industrie automobilistiche ed elettroniche, ma sostituiranno anche gli atleti. 

Secondo le Statistiche Mondiali sui robot rilasciate alcune settimane fa, la Corea del Sud ha raggiunto un record che per alcuni è invidiabile,ma per altri rappresenta un problema: è di gran lunga il Paese con la più alta densità di robot occupati in diversi lavori nell’industria manifatturiera. 
Si parla di 631 robot ogni 10mila lavoratori coreani, una cifra che è otto volte la media internazionale. Un robot è spesso più efficiente di un lavoratore umano. Non si stanca, non abbassa il ritmo di produzione, non va al bagno, non beve caffè o tè, ma soprattutto non dorme. Quindi, quei 631 posti di lavoro vanno moltiplicati per tre turni di fabbrica di otto ore ciascuno, ottenendo così quasi 1900 posti di lavoro su 10 mila lavoratori, il che equivale al 20% della forza lavoro nel settore manifatturiero. 

Dietro la Corea del Sud al secondo posto si trova Singapore, al terzo la vicina Germania. Al quarto posto c’è il Giappone, con 303 robot ogni 10 mila lavoratori, e dove la penetrazione sociale degli «schiavi meccanici» è la più alta al mondo, considerato sia il fatto che il Giappone è il massimo produttore di robot al mondo sia che è la nazione dove esistono già badanti-robot, preti-robot e partner sessuali-robot (se così si può dire). 
L’Italia occupa l’ottavo posto (davanti a Usa e Danimarca), con 185 robot ogni 10mila lavoratori dell’industria manifatturiera. La Cina ha solo 68 robot per 10 mila lavoratori, al momento, ma si stima che entro il 2020 diventerà la nazione più automatizzato al mondo, con l’obiettivo di vendere centomila robot l’anno. L’Asia detiene il più alto tasso di crescita di installazioni robotiche negli ultimi anni, con un 9 per cento dal 2010 al 2016 in rapporto al 7 per cento nelle Americhe e il 5 per cento in Europa. 

Ecco perché una prima soluzione al problema sembra arrivare proprio dalla Corea del Sud. Forse il presidente Moon Jae-In, nell’annunciare la riduzione alle agevolazioni fiscali alle aziende che investono in automazione e robotica, si è ispirato a questo ragionamento di Bill Gates: «Il reddito di un dipendente che lavora per un valore di 50 mila dollari l’anno viene tassato sempre. Se un robot fa lo stesso lavoro, sarebbe da immaginarsi che il robot verrà tassato nello stesso modo». 
Così Seul ha ridotto la detrazione fiscale di aziende robotizzate dal 7 per cento al 2 per cento. Non esattamente una tassa-robot, ma una riduzione nelle detrazioni equivale comunque a un aumento della pressione fiscale. Non che sia molto, ma è un’inversione di tendenza. Non più incentivi statali alla modernizzazione e alla crescita e sviluppo della robotizzazione, ma un decremento di questi incentivi per coprire i buchi causati dalla disoccupazione. Le industrie manifatturiere che sostituiscono gli operai con i robot stanno però generando una preoccupante riduzione di introiti fiscali, e nel contempo stanno producendo più disoccupati che devono essere assistiti da uno Stato che può al contrario contare su meno entrate. 

La conclusione logica del governo sud-coreano all’invasione dei robot nel mondo del lavoro è questa: approvare la prima tassa sui robot.

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venerdì 3 agosto 2018

Troppe email di lavoro e la coppia si divide

(Fonte: "la Repubblica")

Non aprite quella email. O meglio, apritela solo se siete in ufficio e non lasciatevi infastidire dai toni tranchant del capufficio, dalle incomprensioni con quel collega che continua a sottolineare i vostri errori, o dalle vane attese infinite di una risposta alle email che avete mandato voi. Perché, ricorda ora uno studio pubblicato sul Journal of Organizational Behaviour, l'inciviltà via email può avere un impatto negativo anche sulla vita privata, sul rapporto con il partner e perfino sulla produttività di quest'ultimo, oltre che sulla motivazione del lunedì successivo. "È colpa del cosiddetto "svuotamento dell'io": abbiamo una quantità limitata di energie mentali e durante le situazioni lavorative stressanti - che sono più frequenti via email, dove manca quel contesto, come il tono di voce e gli sguardi, che aiuta a interpretare e magari ridimensionare le questioni - consumiamo buona parte della nostra riserva energetica", spiega l'autrice dello studio, YoungAh Park, psicologa dell'università dell'Illinois. "La conseguenza è un calo di motivazione e l'impulso a risparmiare energie sul lavoro".

È tanto vero che il consiglio comunale di New York ha di recente discusso una proposta sul "diritto di staccare", vale a dire rivendicare l'irreperibilità via email al di fuori dell'orario di lavoro. Potrebbe così diventare la prima città a proibire esplicitamente questa pratica, che per l'American psychological association riguarda più di metà dei lavoratori americani. "Lo stress che dall'inbox invade la vita è causato soprattutto dal nostro rimuginare. Messaggi con critiche o toni impropri, letti senza che ci sia il tempo di chiarire la situazione a voce, fa sì che il nostro cervello etichetti la vicenda come "questione irrisolta"", chiarisce Park.
"L'effetto è un fastidioso strascico: il cervello continua a cercare di risolverla, anche quando in realtà dovremmo rilassarci e ricaricare le batterie". Come nel weekend.
Lo spiega anche Alberto Pellai psicoterapeuta e ricercatore all'università di Milano: "Bisogna disconnettersi nei fine settimana e in vacanza. Per avere almeno una giornata senza cellulare e, quando lo si utilizza, vanno stabilite delle fasce orarie in cui non ci sia spazio per la tecnologia. Le email che arrivano anche in camera da letto ci allontanano dalla felicità. Consiglio anche ai miei pazienti di accendere il cellulare la mattina solo una volta usciti di casa. Sono regole che valgono per tutta la famiglia. Abbiamo bisogno di tempo per le relazioni, solo questo può renderci felici".

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giovedì 2 agosto 2018

Over 50, da esuberi a protagonisti del mercato

(Fonte: "Tuttosoldi")
 
Nel 2000 erano poco più di mezzo milione, nel 2016 hanno sfondato quota 1,5 milioni, tre volte tanto. È questa la cavalcata delle pantere grigie, i lavoratori over 55 che, grazie alla longevità e ad alcune misure previdenziali, sono passati dai paria degli esuberi alla categoria a più alta crescita del mercato del lavoro.
L’età si allunga, la pensione si allontana: è ora di costruire una strategia efficace per questa parte della forza lavoro. Non è possibile tenere in stand by centinaia di migliaia di over 50 in attesa della pensione, senza investire su di essi, senza dare vita a una rivoluzione formativa, organizzativa e culturale, un nuovo patto di ingaggio per la quarta età. Il numero di occupati italiani tra i 55 e i 64 anni, pari a 569.287 nel 2000, è salito a 1.588.923 nel 2016.
È la sfida che emerge dallo studio dell’Osservatorio di Itinerari Previdenziali: «Nel 2001 la strategia di Lisbona fissava al 50% l’obiettivo del tasso di occupazione per la fascia 55-64 anni; a fronte di una media Ue che allora si assestava al 38%, il tasso italiano era al 28,1%. Nel 2017, il tasso di occupazione italiano in questa fascia di età si è spinto fino al 52,2%: il differenziale europeo resta ampio (57,1%), ma l’obiettivo è stato raggiunto e con ritmi proporzionalmente superiori agli altri Paesi».
Motivare. Non si può in ogni caso fare del trionfalismo, dal momento che le strategie sono spesso solo indicate e scarsamente applicate. In questa crescita, per esempio, non rientrano gli espulsi e gli esodati: negli ultimi anni quando un over 50 perde il lavoro non riesce più a salire sulla giostra e farsi assumere.
Anche le poche pratiche di staffetta generazionale non hanno dato risultati auspicabili: è una favola quella che prevede l’uscita morbida di over 55 in cambio di assunzioni di giovani, per diverse ragioni non funziona. Gli over sono deboli nel mercato oggi concentrato sulla rivoluzione digitale, diventano osbsoleti e con competenze da recuperare. 
Quali abilità possono essere fornite ai più anziani? Quanto è diffuso il reverse mentoring (gli anziani trasmettono l’esperienza ai giovani, i giovani insegnano agli anziani le tecnologie)? È possibile uno scambio di competenze? Oltre alla flessibilità in uscita, è necessario creare ambienti lavorativi più favorevoli agli occupati senior. Si possono usare soluzioni d’orario flessibile oppure di telelavoro e smart working. Uno degli ostacoli alla fruizione digitale è anche rappresentato dalla non conoscenza della lingua inglese.
Secondo l’Osservatorio, i lavoratori anziani non sono invogliati a rimanere al lavoro e, anche quando costretti, non sono spesso messi nelle condizioni migliori per farlo. Cercasi imprese che favoriscano un uso strategico degli over 50.

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mercoledì 1 agosto 2018

Disponibili al lavoro? Attenti alle rivalità

Comportarsi troppo bene potrebbe provocare invidie. Questo per le strategie legate alla competizione. Ce ne parla "la Repubblica".

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