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mercoledì 6 agosto 2014

Le persone, i leader e i manager (3)

Essere dei leader significa fare scelte che spesso possono essere spiacevoli. Guidare bene gli altri, infatti, non significa sempre e per forza agire in ogni momento per renderli felici o - almeno - non nel breve termine.
A volte, proprio come un bravo genitore, il leader deve mettere i propri uomini davanti ad un rifiuto che, sebbene sempre argomentato, potrebbe lasciare loro l'amaro in bocca. Altre volte, per salvare una situazione precaria, potrebbero essere prese decisioni persino più gravi ma che, alla resa dei conti, si rendono necessarie.

Tutto questo per dire che il leader che - come ci ha ricordato altrove Slender Man - ruba il ruolo del protagonista al manager e fa innamorare la bionda del film, in realtà si trova a fronteggiare situazioni spesso incerte e in queste condizioni deve mantenere ben ferma la guida della propria organizzazione
Occorre sostenere gli animi quando le cose non vanno come previsto e, nel frattempo, adottare tutte le correzioni necessarie per rimettersi sulla buona strada.

Un vero leader, inoltre, si riconosce dal fatto che sa bene che non sarà in grado di guidare la sua organizzazione per sempre ed è per questo che si impegna nel cercare, formare e far crescere un successore degno. Nove anni prima di lasciare la General Electric, Jack Welch spiegò che, da quel momento in poi, gran parte delle sue energie sarebbero state dedicate a trovare e a formare adeguatamente il suo successore.

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martedì 5 agosto 2014

Le persone, i leader e i manager (2)

Il primo che si chiese se manager e leader fossero figure così differenti tra loro fu, nel 1977, il professor Abraham Zaleznik.
L'articolo scritto dall'accademico avviò anni di dibattito fino ad arrivare al concetto che abbiamo oggi dei due ruoli. Gli americani lo riassumono molto bene con un famoso detto: "managers do things right, leaders do the right things" che possiamo tradurre liberamente in questo modo: "i manager fanno le cose bene, i leader fanno le cose giuste".

I leader sono coloro che sviluppano una vision e stabiliscono quali siano le cose che un'organizzazione dovrebbe fare per diventare ciò che intende essere.
E' loro il compito di avviare i cambiamenti necessari, anche quelli più difficili, così come è loro il compito di sostenere nel tempo i nuovi approcci.

Completato il cambiamento, ai manager toccherà lavorare per fare in modo che la nuova situazione che si è creata diventi stabile.

Ricordiamolo sempre: buoni manager potrebbero non diventare mai buoni leader e i buoni leader non è detto che siano manager validi e questo si deve al fatto che i loro sono due lavori molto diversi, per quanto condividano alcuni aspetti comuni.

Un'organizzazione priva di leader sarà incapace di percorrere nuove strade e di rinnovarsi mentre un'organizzazione senza manager sarà destinata ad essere perennemente disorganizzata e in preda al caos.

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lunedì 4 agosto 2014

Le persone, i leader e i manager

Un aforisma molto popolare nel mondo del business sostiene che non ci sono problemi relativi agli affari in generale ma solamente problemi legati alle persone.
 
La gestione delle persone non è facile; ogni organizzazione è composta da un insieme di
individui, ciascuno con la propria filosofia, le proprie vulnerabilità, i punti di forza e i punti deboli.

 
Una leadership efficace abbraccia queste differenze e crea una cultura in cui le persone possono usare al meglio la maggior parte del loro talento. In altre parole, la leadership consiste nel saper sfruttare al meglio le capacità degli altri e nel saperne creare di nuove.  


Un leader parte immaginando il futuro e determinando, in base al suo sogno, quale direzione strategica dovrà dare all'organizzazione per allineare l'azienda e la gente che vi lavora.

Raramente, però, come abbiamo detto in passato i leader da soli possono rendere grande un'organizzazione. Per riuscire in questo ambizioso progetto, infatti, servono i manager.
La leadership sta tutta nella vision mentre il lavoro di un manager si esplica nella gestione dei processi, nella pianificazione, nella preparazione del budget, nella supervisione delle attività del personale e in altre decine di compiti fondamentali per supportare l'organizzazione nel continuare a fare al meglio quello che fa.

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giovedì 12 luglio 2012

Avete bisogno delle persone

Daniel Goleman, famoso psicologo e giornalista scientifico, dice che la nostra intelligenza emotiva è molto più importante del quoziente intellettivo quando si tratta di interagire con le persone.
Del resto, Dale Carnegie - scrittore e insegnante - una volta disse che: "le persone non sono creature che funzionano solamente in base alla logica ma creature che si emozionano".

Le nostre interazioni con le persone sono la firma della nostra vita e del nostri rapporti di lavoro. 

Per essere efficaci nel nostro lavoro dobbiamo necessariamente trattare con le persone e avere a che fare con loro in modo nel migliore dei modi.
 
Le persone con solide competenze interpersonali e con il know how necessario per costruire relazioni efficaci sanno che investire sull'intelligenza emozionale è ancora più importante che investire in altri campi della nostra conoscenza
mentre troppi ancora lo dimenticano.

Nei rapporti di lavoro, che ci piaccia o no, le persone si interesseranno a ciò che diciamo e a ciò che facciamo solamente se mostreremo nei loro confronti la stessa disponibilità, facendo capire che ci stanno veramente a cuore i loro successi.

Cosa ne pensate? Credete che questo tipo di approccio sia poco utile per chi lavora nel campo della Qualità e, più in generale, del management o lo ritenete interessante e cercate di approfondirlo?


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