martedì 9 luglio 2013

Colloquio di lavoro: fare domande oppure no?

 La maggioranza delle persone che arrivano a sostenere un colloquio di lavoro è convinta che sia buona educazione non fare domande all'esaminatore che, probabilmente, è già molto impegnato e non ha il tempo di ascoltare ma, a nostro giudizio, questa è una tattica che non paga.
Il curriculum che avete inviato all'esaminatore, infatti, vi ha aperto le porte del colloquio ma riuscire ad ottenere il lavoro dei vostri sogni dipende proiprio da comue vi comporterete durante lo stesso.

La famosa frase: "ha qualche domanda da farmi?" è, in realtà, l'inizio della seconda fase, quella più importante, che farà capire meglio all'esaminatore quale tipologia di candidato si trova davanti.
Non fare domande potrebbe indicare che il lavoro al quale dite di aspirare, in realtà, non vi interessa così tanto, oppure che non siete a vostro agio nel farvi valere perché timidi. Vi accorgete da soli che nessuna di queste prime impressioni lavora a vostro vantaggio.

Ovviamente neppure fare domande sciocche vi darà alcuna marcia in più, dunque conviene prepararsi bene prima della chiacchierata per dare l'impressione di essere interessati al lavoro e di rappresentare una risorsa potenzialmente utile all'organizzazione.

Proseguiremo il nostro discorso nei prossimi giorni, nel frattempo ci raccontate se viè già capitato che, durante un colloquio, vi venisse chiesto di fare domande, se avete trovato utile questa fase e come l'avete affrontata?

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lunedì 8 luglio 2013

Le 4 tipologie di fattori critici per il successo

Di fattori critici per il successo abbiamo parlato nell'articolo pubblicato oggi su QualitiAmo. Adesso vedremo insieme quali sono le quattro tipologie utilizzate solitamente per suddividerli.

I fattori critici per il successo legati al settore

I primi sono i fattori specifici di un particolare ramo del business o di un settore industriale specifico, ecc.

Alcuni esempi sono:
  • migliorare la retention dei clienti per arrivare al 95% 
  • rispondere al telefono entro il terzo squillo
  • far diminuire i costi legati alla mancanza di qualità del 10%
  • abbassare del 20% i tempi necessari per la spedizione dei prodotti
  • migliorare la soddisfazione dei clienti da "soddisfatti" a "molto soddisfatti"

I fattori critici per il successo legati alla strategia

Sono i fattori legati alla particolare strategia di un'organizzazione, pensata - ad esempio - per ottenere qualche vantaggio rispetto alla concorrenza.

Alcuni esempi possono essere:
  • certificarsi ISO 9001
  • migliorare la performance dei processi del 10%
  • vendere i prodotti più economici nel settore di riferimento
 I fattori critici per il successo legati all'ambiente

Questi sono i fattori esterni che influenzano direttamente la performance di un'organizzazione. Si parla, ad esempio, della tecnologia, dell'economia, della politica, ecc.

Entrando nello specifico:
  • migliorare la produzione del 50% grazie ai nuovi macchinari acquistati
  • abbattere il costo del capitale del 3%
 I fattori critici per il successo legati al momento

I fattori temporali sono quelli direttamente legati alle tempistiche per sfruttare, ad esempio, un momento particolare che potrebbe durare pochissimo tempo.

Anche in questo caso forniamo qualche esempio:
  • diminuire il tasso di assenteismo del 3% all'anno
  • diminuire il tasso di turnover dei collaboratori a meno del 5% all'anno
  • aumentare del 10% all'anno il numero dei processi che sono sotto completo controllo statistico

A voi vengono in mente altri esempi?

Un'organizzazione di successo, ovviamente, terrà ben presenti tutte queste quattro tipologie di CSF.
 
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venerdì 5 luglio 2013

La comunicazione del manager

Oggi vi proponiamo un brano tratto dal libro: "Marketing di se stessi" di Riccardo e Maria Ludovica Varvelli.

Di tutte le capacità di comportamento utili per svolgere bene un lavoro manageriale, la più indispensabile è la capacità di esprimersi e comunicare.

(...)

Il manager non è pagato per ciò che sa, ma per ciò che comunica di essere.
"Pago la capacità di trattare con la gente più di qualunque altra capacità al mondo", diceva D. Rockfeller, il fondatore della Standard Oil e Lee Iacocca, il celebre manager italo-americano che diresse con successo la Ford e la Chrysler, afferma che: "Per motivare le persone basta saper comunicare con loro".

La managerialità (l'etimo del termine è italiano: maneggiare = mettere le mani, collegare organizzare, coordinare risorse per produrre risultati, gestire realtà complesse verso obiettivi dichiarati) è mestiere di azione e di coordinamento di altri; la managerialità contemporanea è prima di tutto comunicazione di informazioni, cultura, conoscenza; ma soprattutto comunicazione come output: visibilità, autorevolezza, risultato, efficacia.

(...)

La comunicazione personale non riguarda soltanto il saper parlare ma ogni modo e mezzo di esprimere la propria personalità. Comunicare vuol quindi dire: parlare, spiegare, domandare, ripetere, commentare...e anche guardare, osservare, ascoltare, tacere, sorridere, ridere, evitare lo sguardo, sospirare, sbadigliare...e muovere le mani, il viso e il corpo in modo amichevole oppure ostile, aperto o diffidente, rapido o impacciato, curvo o diritto; e anche vestirsi con un certo stile piuttosto che un altro; e farsi vedere in certi luoghi, con certe persone, leggere certi libri, mangiare certi cibi, usare certe automobili piuttosto che altre e via dicendo. Tutto questo è comunicazione personale

(...)

Cosa ne pensate? Fate un uso così spinto della comunicazione personale?

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giovedì 4 luglio 2013

Stabilire i livelli di stock come esempio di azione preventiva

Definire i livelli minimi e massimi di giacenza in magazzino per determinati prodotti è una vera e propria azione preventiva che spesso si trascura di formalizzare come tale.
Non la si inquadra come azione preventiva perché viene vista come facente parte del processo di pianificazione e, come tale, la si fa rientrare tra i compiti di routine del responsabile del Magazzino, del responsabile della Produzione o del responsabile Acquisti.

Anche il fatto che, una volta impostati i livelli minimi e massimi di stock, il sistema MRP si regolamenti da solo nell'avviare nuovi ordini di produzione o di acquisto con un intervento umano ridotto al minimo non aiuta certamente a far percepire tutto questo come un'azione preventiva.

Questa azione preventiva, però, è estremamente utile perché:
  • evita rotture di stock
  • previene eventuali ritardi nella consegna della merce
  • riduce il capitale immobilizzato nei magazzini
  • fa in modo che il materiale soggetto ad obsolescenza non venga approvvigionato in grandi quantità
  • evita problemi nella pianificazione della produzione
  • riduce l'utilizzo inefficiente degli spazi adibiti a magazzino
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mercoledì 3 luglio 2013

La revisione della documentazione come esempio di azione preventiva

Dopo quelli che abbiamo esaminato insieme nelle settimane passate, eccovi un nuovo esempio di azione preventiva che spesso non viene vissuta e formalizzata come tale: la revisione dei documenti di sistema.

Le organizzazioni spesso trascurano questa importantissima opportunità di formalizzare azioni preventive perché non tengono conto del fatto che i documenti che regolano i loro Sistemi Qualità (specifiche di prodotto, regolamenti, procedure, istruzioni di lavoro, moduli, manuali per la formazione, manuali di installazione, ecc.) vadano costantemente monitorati per vedere se occorra modificarli in seguito a mutate condizioni all'interno del sistema che essi dovrebbero descrivere fedelmente.

E' compito dei responsabili di processo aggiornare tempestivamente i documenti di loro competenza o, almeno, darne notifica a chi si occupa del loro aggiornamento eppure spesso questo passaggio viene completamente saltato perché c'è la fretta di implementare velocemente le modifiche e non si ritiene necessario aggiornare contestualmente i documenti che le riguardano.

Abituarsi, però, a includere come requisito nella vostra procedura di controllo dei documenti una supervisione della loro attualità (tra l'altro obbligatoria, almeno se parliamo di ISO 9001) aiuterebbe a mitigare il rischio di:
  • clienti che non ricevono prodotti conformi
  • proprietari di processo che ricevono istruzioni conflittuali in merito a come procedere
  • duplicazioni e ridondanze
  • violazioni di disposizioni di leggi, normative, ecc.
  • ricevimento di parti non conformi da parte dei fornitori
  • clienti che ricevono informazioni obsolete
Cosa ne pensate?

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martedì 2 luglio 2013

L'FMEA come esempio di manutenzione preventiva

L'FMEA, così come la conosciamo, non è altro che l'archetipo dell'azione preventiva.

Solitamente, viene associata allo sviluppo di un nuovo prodotto e a variazioni nella progettazione ma sappiamo che alcuni schemi di certificazione richiedono l'FMEA come uno step addirittura obbligatorio all'interno del piano di sviluppo della progettazione.

Per poter svolgere un'FMEA occorre farsi domande di questo genere:
  • "cosa potrebbe non funzionare relativamente a questo nuovo prodotto?"
  • "Come potrebbe accadere questo malfunzionamento?"
  • "Quali sarebbero i rischi se si verificasse il malfunzionamento?"
  • "Occorrono misure per limitare i rischi o per eliminarli completamente?"
  • "Quali sono altri problemi potenziali che potrebbero insorgere in caso di malfunzionamento?"
  • "Questi nuovi problemi potrebbero avere ricadute altrove?"
Come potete vedere, questo è lo schema dell'impostazione di una vera e propria azione preventiva che va al di là delle semplici specifiche di prodotto.

Chi tra voi è abituato ad utilizzare l'FMEA l'ha mai analizzata da questo punto di vista?

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lunedì 1 luglio 2013

Un quiz sulle 5S

Dato che i quiz sembrano piacervi, oggi vi sottoporremo qualche domanda che ha per tema la metodologia delle 5S.

Pronti?

A cosa si riferisce la terza S, "seiso"?
  1. Al fatto che tutti i macchinari presenti in reparto siano lucidi e puliti
  2. Ad un pavimento pulito
  3. Ad un ambiente di lavoro pulito e, soprattutto, dove la pulizia venga resa un compito semplice
Chi è responsabile delle 5S?
  1. La squadra che si occupa di pulizia e manutenzione
  2. Tutti gli operatori
  3. Chi pulisce, i singoli operatori, chi fa manutenzione, i manager, ecc.
La prima S riguarda?
  1. ordinare gli attrezzi e gli strumenti a seconda della loro grandezza
  2. avere a portata di mano solamente ciò che serve
  3. assicurarsi che ogni cosa abbia il suo posto
Perché applicare le 5S?
  1. Per avere un reparto più efficiente e sicuro
  2. Perché il capo ha deciso di applicarle
  3. Per essere certi che, in caso di visite esterne (clienti, auditor, ecc.) l'azienda appaia al suo meglio
Quale di queste descrizioni illustra meglio la funzione delle 5S?
  1. Niente fuori posto 
  2. Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto, identificata e pronta all'uso
  3. Un posto per ogni cosa
Dove si applicano le 5S?
  1. In reparto
  2. Nei posti che tendono al disordine
  3. Ovunque: reparti, uffici, aree comuni, ecc.
Quando implementare le 5S?
  1. Ogni giorno come parte delle attività quotidiane
  2. Ogni volta che il personale ha il tempo per applicarlo
  3. A fine giornata prima della chiusura

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