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venerdì 22 dicembre 2017

Prevenzione e costi “La certificazione aiuta le aziende”

(Fonte: "Affari&Finanza")

«Che le aziende si pongano il quesito se è opportuno o meno investire nella certificazione è legittimo. Di certo c’è che i costi di queste procedure sono inferiori a quelli che si rischia di dover sopportare nel caso di problemi, legati ad esempio alla sicurezza e all’ambiente, così come all’organizzazione della governance».
Il pensiero di Giuseppe Rossi, presidente di Accredia, è netto su questo punto. L’ente unico
nazionale di accreditamento designato dal Governo italiano ha una visione a 360 gradi di ciò
che si muove nel settore delle certificazioni, alle quali le aziende fanno ricorso per farsi attestare
la conformità di prodotti, processi e modelli organizzativi agli standard di qualità riconosciuti
a livello nazionale e internazionale.
«Per l’azienda si tratta di uno strumento proattivo per il continuo miglioramento, quindi uno strumento per accrescere la propria competitività anche a livello internazionale, affermare la propria reputazione e così ampliare il mercato di riferimento» prosegue Rossi. Che ricorda come nel nostro Paese vi sia «una grande sensibilità su questi temi: solo la Cina ci supera a livello mondiale per il numero di certificazioni rilasciate». Proprio il fiorire di certificazioni può portare tuttavia a un po’ di confusione presso i consumatori, che non sempre hanno gli strumenti per capire fino in fondo il valore dei vari riconoscimenti. «Ma il nostro compito è proprio questo. Nasciamo con il compito di garantire una certificazione indipendente, dato che siamo terzi rispetto sia al mondo delle imprese, che a quello dei certificatori. E, in più garantiamo la competenza nei vari campi oggetto di esame».
Qualche esempio? In campo agroalimentare il sistema dei controlli coinvolge diversi attori, dalle aziende stesse ai sistemi di contrasto delle sofisticazioni e contraffazioni dei ministeri della Salute e delle Politiche agricole alimentari e forestali, dagli organismi di certificazione alla rete dei laboratori di prova. Accredia ha il compito di attestare la qualità e l’indipendenza di giudizio di questi ultimi, verificando che operino in conformità ai requisiti di legge e agli standard di mercato. Così, l’azienda che valuta la strada della certificazione può sapere che il suo investimento di fiducia nel controllore è ben riposto.
Altri ambiti in forte crescita sono quelli delle certificazioni energetiche e agli investimenti nella cosiddetta Industria 4.0. «In questo caso l’investimento dell’impresa deve essere avvalorato da una
perizia giurata, rilasciata da un professionista, o da un attestato di conformità, emesso da un organismo accreditato, accompagnato dalla relazione tecnica che dimostri non solo l’effettivo acquisto di macchinari e tecnologie che hanno consentito l’accesso agli incentivi pubblici, ma anche la rispondenza ai criteri tecnici fissati dal Governo» spiega Rossi. Per poi sottolineare l’approccio innovativo seguito su questo fronte dal legislatore, che «fa un passo di lato, lasciando agli imprenditori la responsabilità di dimostrare la conformità degli investimenti nell’automazione, anche con il ricorso alla certificazione, anziché effettuare verifiche dirette. Una dimostrazione di fiducia temperata, che potrebbe fare scuola in altri settori».
Guardando al futuro, il presidente segnala l’evoluzione in corso nel mercato degli istituti di vigilanza: «Preso atto che lo Stato non poteva garantire la presenza di forze di polizia per le crescenti esigenze di sicurezza, nel mercato è cresciuto il ruolo di queste società, che per la delicatezza del compito devono sottostare a una serie di regole.
Così prima si è proceduto con la redazione delle norme tecniche che ne definiscono le modalità ottimali di funzionamento e dal prossimo anno sarà indispensabile ottenere la certificazione
dei sistemi di governance e delle figure manageriali apicali per non perdere l’autorizzazione a operare rilasciata dal ministero dell’Interno». Rossi prevede anche il decollo della ISO 37001 anticorruzione, «alla quale hanno già fatto ricorso alcuni grossi soggetti operanti nell’ambito dell’energia, anche per verificare il rispetto di tutti i principi normativi da parte dei fornitori con i quali si interfacciano». Una riflessione che spinge l’esperto a sottolineare la rilevanza assunta ormai dalle certificazioni che, «anche laddove non sono imposte per legge (come avviene ad esempio per
partecipare ai bandi pubblici nel settore delle costruzioni), possono dare un valore aggiunto
alle aziende che vi fanno ricorso in termini di immagine proiettata sul mercato e di risultati di
bilancio». A questo proposito Accredia ha effettuato una ricerca con la Fondazione Symbola
dalla quale emerge che le aziende con certificazioni ambientali ottengono risultati migliori della media «perché seguire standard di qualità aiuta a migliorare l’efficienza della struttura organizzativa e ad accrescere la produttività. Senza considerare i minori rischi ai quali si va incontro».


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venerdì 19 agosto 2016

Siamo certificati ISO 9001. E adesso?

Certificarsi secondo la ISO 9001 non è un compito facile e, una volta raggiunta la certificazione, si potrebbe pensare che il più sia stato fatto. In realtà le cose non stanno così perché il lavoro vero e proprio deve ancora iniziare dato che i primi mesi subito dopo la certificazione sono estremamente delicati perché potrebbe esserci la tendenza a rilassarsi, a lasciar correre o a non consolidare procedure che non sono ancora entrate a far parte del DNA dell'azienda.
Tra l'altro, scrivere le procedure potrebbe essere più facile che attuarle nel tempo garantendo che vengano davvero seguite e ci vorrà anche parecchia attenzione per non disperdere ciò che i collaboratori hanno imparato.  

Soprattutto quando il sistema è ancora recente, occorre anche lavorare per aumentare la consapevolezza dei proprietari di processo al fine di far loro garantire il rispetto delle procedure tra i collaboratori.Per quanto riguarda la formazione, lo standard fornisce all'organizzazione un quadro ben chiaro di come procedere per identificare i bisogni formativi, pianificare i corsi e misurare l'efficacia di ciò che si è appreso. Non abbassate la guardia su questo fronte! Analizzate i nuovi bisogni della vostra organizzazione e agite di conseguenza formando il personale.
E veniamo a un altro argomento che è piuttosto spinoso nelle aziende che si sono appena certificate: quante di loro, infatti, hanno un approccio strutturato alla gestione dei fornitori capace di resistere nel tempo?  

Nella maggior parte dei casi, nonostante le buone intenzioni, ci si basa più sull'istinto e sul prezzo anche se questi, ovviamente, non dovrebbero essere gli unici fattori alla base della nostra decisione di scegliere o meno un certo fornitore. A volte è bene fermarsi per un secondo e definire ciò che ci si aspetta veramente da un fornitore e, se l'avete già trasformato in una serie di requisiti, avete solo bisogno di valutare i fornitori ad intervalli pianificati.

Anche il capitolo del monitoraggio e della misurazione - che dovrebbe fornire informazioni sullo stato di un sistema, di un processo o di una certa attività all'interno del vostro Sistema Qualità - è qualcosa che spesso non dà subito i risultati sperati e che va riconsiderato nel corso del primo riesame della Direzione. 

Tutta questa raccolta di informazioni rilevanti per il sistema consentirà al top management di esercitare l'ultimo principio della ISO 9001 che è quello di un processo decisionale basato sull'evidenza. Con questi dati e con quelli derivanti dagli audit interni, il top management sarà in grado di abbozzare un buon riesame della direzione che fornisca reale valore aggiunto al sistema e  metta in grado di prendere decisioni che portano a un miglioramento continuo del sistema e dell'azienda.
Abbiamo poi la soddisfazione del cliente che, oltre ad essere uno dei principi più importanti della ISO 9001, è anche l'unico fattore che ci garantisce clienti fidelizzati.  

Ogni organizzazione dovrebbe arrrivare a definire come e quanto spesso condurrà sondaggi per determinare il livello di soddisfazione dei clienti, cercare il modo migliore per ottenere informazioni pertinenti su come i clienti percepiscano l'organizzazione e ricavare da questi dati  un valido contributo per l'ulteriore sviluppo dei prodotti, dei servizi e del l'azienda stessa. 

Secondo voi quali sono gli altri punti delicati sui quali è bene mantenersi vigili subito dopo aver ottenuto la certificazione?

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giovedì 3 giugno 2010

I caratteri della certificazione (volontaria o cogente)

La certificazione può derivare da una scelta volontaria dell'azienda, principalmente per ricavarne un margine competitivo sul mercato in termini di immagine e di garanzia della Qualità offerta, oppure essere di tipo cogente, cioè può risultare da requisiti obbligatori.

Le motivazioni per una certificazione volontaria risiedono, oltre che nel già citato prerequisito per una maggiore competizione sia nazionale che internazionale, anche nella speranza fondata di un'eliminazione o diminuzione di certificazioni e/o valutazioni multiple da parte di clienti e/o possibili clienti, in un aiuto nella valutazione/certificazione dei fornitori avendo a disposizione un parco aziende già "sorvegliate" da organismi di terza parte, e nella necessità di premunirsi verso la responsabilità legale da prodotto difettoso in quanto un'azienda che ha un Sistema Qualità certificato da un organismo può essere facilmente in grado di dimostrare che, quando ha immesso il prodotto sul mercato, esso era esente da quei difetti che hanno procurato danni agli utilizzatori.

La certificazione diventa, invece, un fatto obbligatorio quando questa è una "conditio sine qua non" (condizione assolutamente necessaria) per poter commercializzare il proprio prodotto o poter operare sul mercato.
E' il caso, per esempio, della marcatura CE, richiesta dalle direttive comunitarie per alcuni tipi di prodotto, senza la quale il prodotto non può esser commercializzato all'interno dell'UE.

In altri casi la certificazione è obbligatoria per poter operare sul mercato, come richiedono sempre di più grossi committenti o per poter partecipare a determinati tipi di appalti, come ad esempio quelli banditi da enti pubblici.

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giovedì 13 maggio 2010

La certificazione

La certificazione è certamente uno degli aspetti della Qualità che, nel bene e nel male, tutti conoscono, seppure sommariamente, dal comune cittadino ad ogni imprenditore o manager di ogni azienda pubblica o privata.

Nel bene perché la certificazione e il modello ISO di riferimento, sono un importante veicolo di diffusione della cultura della conformità attraverso prescrizioni dell'assicurazione-garanzia-gestione della Qualità del Sistema e/o del prodotto.

Nel male perché essere conformi non significa essere competitivi ed, anzi, può talvolta costituire un obiettivo, oltre che limitato, illusorio quando non fallace.


La richiesta, da parte del cliente-acquirente, di un eventuale ente di controllo e più in generale del mercato, di essere garantito, assicurato sia a livello di prodotto che di sistema della conformità ai requisiti stabiliti, potrebbe essere soddisfatta dall'azione di controllo effettuata da un organismo indipendente (cosiddetto "terzo"), purché (questo è il tasto dolente) questi effettui una reale e sostanziale azione di verifica della confomità certificata.

In caso contrario tanto vale, almeno per chi ne ha la possibilità, effettuare direttamente l'azione di verifica (ed è questo che avviene in molti casi) con tanti saluti ad un vero libero mercato garantista.

Cosa ne pensate?

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martedì 29 luglio 2008

La vera Qualità si sviluppa nelle organizzazioni valide

(Potete leggere altre riflessioni e trovare moltissimo materiale sulla Qualità nel nostro sito: QualitiAmo - la Qualità gratis sul web)

I meccanismi su cui poggia la Qualità all'interno di un'organizzazione sono delicatissimi e molto personali, ecco perché due aziende che sviluppano un Sistema di Gestione della Qualità identico avranno risultati comunque molto diversi.

Qualità è, prima di tutto, armonia, amore per il proprio ambiente di lavoro, attenzione per il cliente ma anche per il collega.

Quali sono i fattori che fanno di un'organizzazione l'organizzazione "ideale" in cui sviluppare la Qualità?

Vediamone qualcuno:

1) un’azienda che ha successo in base a molti criteri, non solo in base ai soldi
2) un’azienda dove le persone vengono per fare le cose invece che vederle fatte
3) un’azienda dove la burocrazia è minima
4) un’azienda dove i manager sanno che esiste sempre una soluzione
5) un’azienda dove le nuove idee sono le benvenute
6) un’azienda dove i dipendenti vanno a casa la sera con un senso di soddisfazione
7) un’azienda che è famosa per il suo ruolo nel mondo degli affari
8) un’azienda il cui carattere è sinonimo del più alto livello di etica e di integrità
9) un’azienda che è considerata un buon posto dove lavorare
10) un’azienda che è conosciuta per la sua capacità innovativa e creatività
11) un’azienda dove ci si assume responsabilità invece di evitarla
12) un’azienda dove “lavoro di gruppo” è un componente essenziale della vita dei dipendenti invece che essere solo un clichè
13) un’azienda che preferisce essere prima in classifica invece che seguire a ruota
14) un’azienda che è rispettata dalla concorrenza, è scelta come collaboratore dai propri clienti, è stimata dai suoi azionisti e viene supportata entusiasticamente dai suoi dipendenti

(Potete leggere altre riflessioni e trovare moltissimo materiale sulla Qualità nel nostro sito: QualitiAmo - la Qualità gratis sul web)

martedì 1 luglio 2008

I fattori critici per la riuscita di un progetto Qualità

I fattori che possiamo considerare "critici" per la buona riuscita di qualsiasi progetto che faccia capo all'ambito della Qualità sono, oltre a quelli di cui abbiamo parlato tante volte e che sono riportati anche nella norma ISO 9001, i seguenti:

1. Un Responsabile Qualità che conosca l'ambito di business dell'organizzazione

2. Un Top management che si fidi del dipartimento Qualità

3. Persone che partecipino attivamente alla pianificazione della Qualità

4. Un dipartimento Qualità che riesca a fornire un servizio efficiente agli altri dipartimenti aziendali

5. Una comunicazione efficace tra l'Ufficio Qualità e gli altri reparti dell'organizzazione

6. Un Responsabile Qualità sempre aggiornato sui progressi fatti nell'ambito della certificazione

7. Un dipartimento Qualità che collabori insieme agli altri per stabilire le priorità di intervento

8. Obiettivi della Qualità noti a tutti

9. Un Ufficio Qualità in grado di soddisfare le esigenze dei suoi clienti interni e dei colleghi

10. Un Top management che conosca almeno i rudimenti della Qualità

11. Un approccio creativo nell'implementare la Qualità in azienda

12. Un Ufficio Qualità riconosciuto come competente dalle altre funzioni aziendali