mercoledì 31 gennaio 2018

Professionisti col timbro di qualità (3)

Chiudiamo l'articolo del Sole con un ultimo schema riassuntivo di domande e risposte sul tema della certificazione.

(Fonte: "Il Sole 24 Ore")

Cos’è la certificazione?
La certificazione è la valutazione delle conformità di un prodotto, un’organizzazione, un servizio o
una persona, a determinate specifiche (norme) tecniche messe a punto dall’Uni, l’ente italiano di normazione. L’Uni è infatti l’organizzazione riconosciuta da Ue e Stato italiano per elaborare e
pubblicare le norme tecniche, definite in base al consenso delle parti interessate (industrie, imprese,
professionisti, Pa, mondo accademico, consumatori, ecc.) in regime di volontarietà.

Per i professionisti in cosa consiste la certificazione?
Bisogna distinguere tra i professionisti organizzati in ordini e collegi (ingegneri, geometri, periti industriali, medici, giornalisti, avvocati, commercialisti, etc.) ed i professionisti cui si applica la
legge 4/2013. Nel primo ambito l’abilitazione all’esercizio della professione è regolamentata in
forma cogente e la certificazione è del tutto volontaria. Nel secondo ambito la certificazione -sempre
volontaria - consiste nella conformità a norme Uni.

Che differenza c’è fra la certificazione del professionista e quella dello studio professionale?
La certificazione del professionista si basa su una valutazione delle competenze, abilità e conoscenze della persona mentre la certificazione di uno studio professionale considera aspetti di efficacia ed
efficienza gestionale, per esempio valutando i sistemi di gestione (qualità, ambiente, sicurezza, anticorruzione) dell’organizzazione .

Esistono norme Uni sulla certificazione di studi professionali e professionisti?
Lo standard internazionale Uni En Iso 9001 (aggiornato nel 2015) riguarda un sistema di gestione che può essere applicato anche agli studi professionali. Per le professioni non ordinistiche sono state
predisposte oltre 40 norme Uni.

Cosa sono le prassi  di riferimento?
Le prassi di riferimento elaborate da Uni sono uno strumento tecnico di trasferimento di buone
pratiche innovative, già sperimentate sul mercato, affinché le positive esperienze settoriali e/o locali possano essere messe a disposizione di tutti i soggetti interessati al fine di far crescere la conoscenza
condivisa e raggiungere il futuro stato dell’arte, rappresentato dalle norme Uni. Le prassi permettono di certificarsi ed entro massimo cinque anni devono essere trasformate in norme tecniche

Chi rilascia la certificazione?
La certificazione di qualità attesta la conformità a norme tecniche o prassi di riferimento Uni ed è
svolta da organismi di certificazione verificati dall’ente di accreditamento (Accredia). È
un’attività distinta da quella di Uni il cui compito è definire le specifiche tecniche univoche per
la qualificazione di prodotti, servizi, organizzazioni e persone .

Quali sono i costi e i vantaggi della certificazione?
La certificazione delle competenze ha costi molto più bassi (in un rapporto di uno a dieci) di quelli necessari per certificare uno studio professionale che richiede un iter più lungo (diversi mesi) e
complesso. I vantaggi sono di carattere competitivo: distingue qualitativamente sul mercato e
migliora organizzazione e gestione dei rischi.


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

martedì 30 gennaio 2018

Professionisti col timbro di qualità (2)

Con riferimento all'articolo pubblicato ieri, vediamo quale categorie di professionisti si stanno muovendo verso una certificazione.

(Fonte: "Il Sole 24 Ore")

Avvocati

Certificazione:
Il 27 ottobre scorso è stata ratificata la prima prassi di riferimento per l’organizzazione e la gestione dei rischi connessi all’esercizio della professione degli studi legali messa a punto dall’Associazione studi legali associati (Asla) e dall’Uni 

Percorso:
Entro massimo 5 anni dalla pubblicazione la prassi deve essere trasformata in norma di certificazione previo esame dei contenuti alla luce del suo utilizzo sul mercato. La prassi è comunque già un documento che permette di certificarsi

Geometri

Certificazione:
L’ordine sta lavorando a un sistema di certificazione delle competenze del professionista sul modello di  quello messo a punto dagli ingegneri poiché il regolamento sulla formazione prevede la possibilità di aderire a un percorso di qualificazione

Percorso:
Insieme con l’Uni, i geometri hanno messo a punto 47 standard di qualità con cui hanno indicato la corretta modalità di svolgimento di altrettante prestazioni professionali (ad esempio esecuzione di planimetrie, frazionamenti, valutazioni, progettazione)

Ingegneri

Certificazione:
Un'agenzia creata dal Consiglio nazionale offre una certificazione volontaria delle
specializzazioni del professionista.
Sono 34 i comparti individuati e due i livelli di esperienza. (...)


Percorso:
L'agenzia ha chiesto l’accreditamento di Accredia, l’ente di attestazione dei certificatori, previsto a primavera. La certificazione non ha valore legale, ma fa ottenere 15 crediti formativi. A breve possibili ricerche mirate di professionisti aperte a tutti

Studi professionali

Certificazione:
Lo standard internazionale Uni En Iso 9001 (l’ultimo aggiornamento è del 2015) certifica il sistema di gestione e organizzazione e può essere applicato anche agli studi professionali.
Permette di tenere sotto controllo il processo dell’attività


Percorso:
Gli studi certificati sono circa 100 per quanto riguarda architetti e avvocati e circa 50 per i commercialisti.
Discorso a parte per gli ingegneri (più di 6mila fra studi e società di ingegneria) perché il documento li agevola nella partecipazione alle gare.


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

lunedì 29 gennaio 2018

Professionisti con timbro di qualità

(Fonte: "Il Sole 24 Ore")

La certificazione di qualità muove i primi passi anche fra i professionisti iscritti agli ordini. Per attestare le specializzazioni e le competenze individuali, in prima fila tra le categorie ci sono gli ingegneri, mentre per gli studi legali è stata approvata la prima prassi di riferimento che permette
di certificare i sistemi di gestione e di organizzazione. La certificazione comincia a farsi strada anche tra i professionisti. L’attestazione delle competenze professionali o della qualità dell’organizzazione del proprio studio rappresenta infatti una carta da giocare in un mercato sempre più competitivo. Una carta utile anche se del tutto volontaria poiché per i professionisti iscritti a ordini o collegi non esiste alcun obbligo di certificazione.


Due possibilità  

Quando si parla di certificazione di solito si intende l’attestazione di qualità di un prodotto ad opera
di un organismo indipendente.
Per i professionisti la certificazione può, invece, prendere due strade a seconda che riguardi lo
studio professionale o il singolo: nel primo caso viene certificato il modello organizzativo, mentre
nel secondo le competenze.
La prima strada è quella seguita dalla prassi di riferimento messa a punto da Asla (Associazione studi legali associati) in collaborazione con Uni (l’ente italiano di normazione). Ratificata il 27 ottobre scorso, può essere applicata da tutti gli studi. La seconda è invece stata attuata dal
Consiglio nazionale ingegneri e punta a certificare le competenze del professionista. Un modello cui intendono ora ispirarsi anche i geometri.
 

L’organizzazione
Per certificare uno studio professionale si può ricorrere allo standard internazionale Iso 9001 (aggiornato nel 2015), che attesta la qualità del sistema di gestione e organizzazione. Finora questo strumento è stato poco utilizzato. «La percezione - spiega Filippo Trifiletti, direttore generale di Accredia (l’ente di accreditamento nazionale che attesta l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione) - era che riguardasse solo i processi industriali.
Ma la crescente complessità della società sta cambiando lo scenario». Ad oggi, però, secondo
Accredia sono solo una cinquantina di studi di commercialisti certificati Iso 9001: un centinaio
gli studi legali e di architettura.
«Per gli avvocati, la norma Iso 9001 è difficilmente applicabile, perché non risponde alle peculiarità della professione», spiega l’avvocato Marco Ferraro, membro del Consiglio direttivo di Asla che insieme ad Uni ha promosso l’elaborazione della prima prassi di riferimento pensata proprio per gli studi legali.
Non esistendo obblighi normativi, né incentivi o agevolazioni, i benefici della certificazione si misurano in termini di vantaggio competitivo. «Senza un’organizzazione dei processi e una gestione avanzata dei rischi non c’è futuro per una professione che in questi anni è stata stravolta da innovazioni e progresso tecnologico - continua Ferraro -. E questo è vero soprattutto per gli avvocati che si confrontano con le attività produttive. I costi, per uno studio medio, sono di circa 8-10mila euro annui ma i benefici in termini di aumento della produttività, efficienza, riduzione dei rischi e crescita professionale (in particolar modo per i giovani grazie alla condivisione delle informazioni) sono molto maggiori». 


Le competenze
Strada diversa è quella della certificazione delle competenze, cui guardano soprattutto le professioni tecniche. A fare da apripista sono gli ingegneri (...) a cui intendono ispirarsi i geometri che puntano però su un sistema integrato per tutte le professioni tecniche: «Sarebbe meglio creare un organismo unico - dice il presidente del Collegio nazionale, Maurizio Savoncelli - perché l’interdisciplinarietà è vincente. La certificazione delle competenze è l’approdo di tutte le professioni tecniche: coniuga le conoscenze accademiche con il saper fare». I geometri, insieme con l’Uni, hanno già messo a punto 47 standard di qualità (in fase di aggiornamento) che indicano le modalità di svolgimento di altrettante prestazioni professionali. «È un percorso guidato, una check list che permette al professionista di rendere prestazioni di qualità e al committente di comprendere se l’onorario è adeguato ».
Infine, c’è chi ha deciso di non intervenire. Il Consiglio nazionale degli architetti ha scelto di non avviare propri percorsi di certificazione «perché - spiega il consigliere Marco Aimetti - per i
nostri iscritti esistono già corsi di specializzazione (...)».


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

venerdì 26 gennaio 2018

Welfare: i manager chiedono aggiornamento professionale

(Fonte: "Affari&Finanza")

Al primo posto ci sono i servizi e prodotti integrativi della sanità pubblica, seguiti dall’aggiornamento delle competenze e dalla consulenza e proposta di prodotti previdenziali. Si tratta delle esigenze più avvertite dai manager italiani, soprattutto in chiave prospettica, secondo un
sondaggio condotto da AstraRicerche per Manageritalia. Risultati che risentono dei cambiamenti
in atto nella società e nell’economia, con lo Stato sempre meno in grado di assicurare servizi di welfare e i privati chiamati di conseguenza a provvedere almeno in parte. Il tutto mentre il mercato
evolve rapidamente, rendendo presto desuete le competenze acquisite dietro i banchi e sul campo. Su
un campione di mille intervistati, l’87,3% dichiara di sentire l’esigenza di un’organizzazione che rappresenti e aggreghi professionalità e interessi comuni (e il 70% sottolinea che questa esigenza è cresciuta negli ultimi anni), mentre solo il 12,7% afferma di non avvertire un gran bisogno in tal senso. 


In particolare, per quel che concerne i bisogni legati alla sfera professionale, la priorità è legata ai servizi e prodotti integrativi della sanità pubblica.
A sottolinearne l’importanza è il 91% dei dirigenti, l’84% dei professional (in genere consulenti, partita Iva o contratto a progetto) e il 75% dei quadri. Al secondo posto c’è l’aggiornamento delle competenze, reputato necessario dall’88% dei dirigenti, dall’85% dei professional e dall’87% dei
quadri. A chiudere il podio delle questioni su cui i manager chiedono un supporto è la consulenza
sui prodotti previdenziali.


A seguire, tra le necessità fortemente avvertite da chi occupa posizioni elevate in azienda vi è il
supporto nella gestione delle fasi di transizione professionale, che possono creare spaesamento nei
singoli professionisti. A chiudere la top sono i servizi e prodotti per la propria famiglia, rinconducibili alla sfera del welfare.
Scorrendo la classifica, al sesto posto tra le priorità vi è lo scambio informativo e culturale su aspetti
professionali e di business con colleghi e esperti, mentre al settimo il supporto per lo sviluppo professionale e all’ottavo l’assistenza contrattuale/legale. Il 74% dei dirigenti, poi, avverte l’esigenza di un contratto che sia una buona base di partenza del rapporto di lavoro e il 65% avverte la necessità di sviluppare competenze differenti da quelle attuali in modo da poter acquisire maggiore appetibilità sul mercato del lavoro.


I manager hanno la consapevolezza di trovarsi in un contesto sempre più complesso, con sfide
al contempo crescenti e stimolanti, ma esprimono forte preoccupazione per la mancanza di visione
e di indirizzo verso cui il Paese deve tendere da parte delle istituzioni e della politica.
L’esperienza di chi vive in prima persona queste esperienze offre una chiave di lettura dei risultati. “Chi svolge un ruolo da leader in azienda è tendenzialmente solo, ha poche occasioni di confronto con colleghi con il medesimo inquadramento”, riflette Giovanna Manzi, ceo di Best Western Italia. “Da qui l’utilità di poter contare su organizzazioni di categoria capaci in primo luogo di creare occasioni di confronto, considerato che il network e le relazioni sono i due fattori che maggiormente possono fare la differenza nelle carriere individuali, oltre alle imprescindibili competenze specifiche”. 


Dunque, se la necessità di contare su un’associazione di rappresentanza è destinata a essere avvertita ancora a lungo, cambia però la prospettiva. “Il corporativismo, l’arrocco sulle sole funzioni sindacali hanno spazi limitati”, aggiunge Manzi.
Un pensiero condiviso da Paolo Scarpa, con una lunga esperienza da direttore vendite per aziende
dell’hi-tech. “Un settore”, ricorda, “alle prese con una rapida evoluzione che comporta nuove opportunità, ma può anche dar vita a una minore stabilità di carriera, alla luce delle frequenti operazioni di merger & acquisition”. Da qui, aggiunge Scarpa, la necessità di poter contare su organismi di rappresentanza “capaci di creare occasioni di confronto per capire dove va il mercato, quali sono le competenze necessarie per crescere in un dato momento, oltre che di offrire servizi di consulenza e assistenza nei passaggi di carriera”.
A tirare le fila dei risultati è Guido Carella, presidente Manageritalia. “L’indagine conferma che i
processi di intermediazione non sono destinati a scomparire. Al contrario”, riflette, “serve che i
corpi sociali trovino modelli più evoluti per svolgere il loro ruolo di rappresentare i bisogni e gli interessi di riferimento”. Quindi ricorda: “I manager esprimono la necessità di essere rappresentati
a livello sindacale, contrattuale e per lo sviluppo professionale, in modo da contribuire alla crescita
del Paese. Quindi c’è bisogno di una rappresentanza che sappia tenere il passo di quel che serve oggi per la professione, per dialogare con politica e istituzioni, per contribuire allo sviluppo economico e nel sociale”


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

giovedì 25 gennaio 2018

Lecito il licenziamento tramite e-mail

(Fonte: "Il Sole 24 Ore")

Una comunicazione via email, senza firma digitale e fuori dal circuito Pec, della lettera di licenziamento (allegata in formato Pdf al messaggio) costituisce e configura “atto scritto”, secondo
quanto previsto dalla legge 604/1966. Così ha deciso la Cassazione, con la sentenza 29753/2017, a condizione che sia dimostrato o riconosciuto che il messaggio e relativo allegato siano stati ricevuti dal lavoratore.
Infatti, dice la Corte , «il requisito della comunicazione per iscritto del licenziamento deve
ritenersi assolto, in assenza della previsione di modalità specifiche, con qualunque modalità che
comporti la trasmissione al destinatario del documento scritto nella sua materialità».
Nel caso specifico, la prova del ricevimento del messaggio (e del relativo contenuto) stava in una successiva comunicazione che il lavoratore aveva inviato a tutti colleghi, sempre a mezzo e-mail, informandoli che non avrebbe più lavorato presso l’azienda. Chiaramente una tale iniziativa del dipendente era incompatibile con la sua tesi, volta a negare che gli fosse stata offerta e letta la lettera di licenziamento.
La Corte richiama poi il proprio precedente specifico (sentenza 23061/2007) che già affermava tale principio. E si deve ricordare anche l’ordinanza del 27 giugno 2017 del tribunale di Catania che, per analoghe ragioni, ha ritenuto legittimo, sotto il profilo della sussistenza della forma scritta e della validità della sua comunicazione, il licenziamento intimato a mezzo whatsapp.
La valorizzazione della “materialità” dell’atto dà luogo peraltro a una ricca casistica, con diverse soluzioni. E infatti il tema è particolarmente sentito nella pratica, anche in relazione alla ipotesi (contigua) di “consegna a mano” della lettera di licenziamento, che spesso viene rifiutata dal lavoratore (che ritira la lettera ma non ne rilascia ricevuta o che rifiuta anche solo di ritirarla).
Secondo la Corte, l’obbligo di ricevere comunicazioni a mano da altri soggetti privati deve ritenersi esistente nell’ambito del lavoro subordinato, in forza del vincolo che lega il prestatore al datore, e che comporta, per ragioni funzionali al rapporto di lavoro, una soggezione del dipendente al datore di lavoro. E tuttavia la prova che l’atto scritto di licenziamento (in ipotesi rifiutato dal lavoratore) esistesse al momento del tentativo di consegna rimane a carico del datore di lavoro.
Insomma: la trasmissione della lettera può avvenire anche con forme svariate (anche via e-mail,
a mano...), ma vi deve essere rigorosa prova che la trasmissione è stata reale ed effettiva.


(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

mercoledì 24 gennaio 2018

Passaggi aziendali senza traumi

(Fonte: "Italia Oggi")

E' chiamato ad affiancare il management per verificare l'efficacia dei comportamenti e dei processi organizzativi e per orientarli in funzione della nuova organizzazione aziendale: è il principale compito dell'executive mentor, un esperto che interviene soprattutto nelle situazioni di discontinuità, come per esempio nel passaggio generazionale dal fondatore ai figli oppure dalla gestione padronale a quella manageriale. In quanto tale, non si tratta di un intervento full time. Il suo ruolo quindi è quello di osservare come lavora il management aziendale su determinati processi e programmi, saper leggere i comportamenti organizzativi, saper valutare l'efficacia dei comportamenti e saper restituire nel modo giusto le sue osservazioni, affinché queste possano tradursi in un effettivo miglioramento delle performance.

Il profilo dell'executive mentor è quello di un consulente con seniority molto elevata, quindi almeno 15-20 anni di esperienza, e un'esperienza maturata in contesti molto differenziati: dalle grandi multinazionali, dove apprendere le competenze legate a una forte strutturazione dei processi, alle realtà imprenditoriali o padronali, in cui l'organizzazione è meno strutturata ma sono centrali le capacità di relazione con l'imprenditore.

Le competenze richieste sono principalmente skill manageriali e personali, in particolare nell'ambito della relazione e della comunicazione. Per questo motivo, spesso questo profilo viene da esperienze nell'ambito delle relazioni umane, ma non è indispensabile.

(...)

Il punto debole nei processi di cambiamento dellle pmi italiane sta sempre nel passaggio dalla cultura padronale a quella manageriale (...), per questo è importante curare con estrema attenzione questa fase di trasformazione e le situazioni di potenziale conflittualità che essa genera.

(...)

Dal punto di vista pratico, un programma di executive mentoring prevede diversi passaggi, che iniziano con la raccolata delle informazioni sull'azienda e sui suoi obiettivi strategici e la valutazione della sua struttura organizzativa. Segue la condivisione dei risultati con azionisti e stakeholder e la progettazione dell'intervento. E' a questo punto che prende avvio l'attività di executive mentoring vera e propria che comporta l'affiancamento di un consulente al team manageriale, per suggerire i corretti comportamenti su vari aspetti della vita aziendale: dalla gestione del rapporto capo/collaboratore al lavoro in team; dalla costruzione dell'engagement tra tutti i componenti del team all'orientamento al risultato.

(...)

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)

martedì 23 gennaio 2018

Tirocini, ogni regione fa da sé

(Fonte: "Italia Oggi")

Tirocini: qualcosa è cambiato in termini normativi, ma più sulla carta che nella realtà. Perché, dopo quasi otto mesi dall'approvazione delle nuove linee guida per i tirocini extra-curriculari (...), solo poche regioni le hanno di fatto recepite. Lazio, Calabria, Sicilia, Basilicata, Veneto, Lombardia, Molise, provincia autonoma di Trento e Liguria. Nelle altre, la situazione è varia e procede in maniera disomogenea. Alcune regioni non hanno ancora neppure cominciato a elaborare il nuovo testo. Altre hanno avviato tavoli con le parti sociali e sono a metà dell'opera. Fermo restando che nelle regioni "in attesa di recepimento" resta ovviamente in vigore la normativa precedente, occorre sottolineare che, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, intervenuta nel 2001, la materia è di esclusiva competenza regionale, per cui solo un tratto della parabola normativa dell'istituto è ascrivibile al legislatore nazionale.

(...)

Amndiamo ad analizzare, regione per regione, quali sono le novità, alla luce del monitoraggio di Adapt sui tirocini extracurriculari a sei mesi dalle nuove linee guida approvate (...).
Partendo da una prima definizione: quella di "stage" o "tirocinio". E cioè un momento di formazione in "situazione", di apprendimento di tipo pratico ed esperenziale finalizzato alla crescita personale e professionale del soggetto da formare, mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro.
In altri termini, preso atto dell'importanza di un moderno sistema formativo incentrato sulla combinazione tra momenti di studio e momenti di lavoro, come fasi diverse di un unico modello formativo, il tirocinio altro non è che la variante pratica di questo modello, che può instaurarsi tanto all'interno di un contratto di lavoro (a contenuto formativo) come nel caso dell'apprendistato, quanto al di fuori di esso come nel caso del tirocinio formativo e di orientamento che non è mai configurabile come rapporto di lavoro. Allo stesso tempo il tirocinio formativo e di orientamento è uno strumento di politica attiva, per agevolare, attraverso l'acquisizione di competenze, l'ingresso di un numero sempre più ampio di soggetti nel mondo del lavoro.

Tra le principali novità previste dalle linee guida citate, vi sono: la durata massima degli stage stabilita a 12 mesi e quella minima a 2 mesi; e l'introduzione di nuovi soggetti abilitati all'attivazione dei tirocini e l'ampliamento sia dei compiti del soggetto promotore sia di quelli del soggetto ospitante. Il tirocinio non può durare meno di 2 mesi, a eccezione, si precisa, di quello svolto presso soggetti ospitanti che operano stagionalmente, per i quali la durata minima è ridotta a un mese.
Per quanto riguarda i soggetti promotori, sono introdotti tre nuovi soggetti abilitati all'attivazione dei tirocini: le fondazioni di istruzione tecnica superiore (Its), l'Anpal (l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che naturalmente nel 2013 non esisteva), e i soggetti autorizzati all'intermediazione dall'Anpal stessa. Se, tuttavia, non si fanno differenze per l'attivazione di tirocini regionali, le cose cambiano quando si tratta di mobilità interregionale: non tutti gli enti promotori saranno, infatti, abilitati a promuovere tirocini presso soggetti ospitanti situati al di fuori del territorio regionale. L'autorizzazione, in questo caso, riguarda solamente i servizi per l'impiego e le agenzie regionali per il lavoro, gli istituti di istruzione universitaria statali e non statali abilitati al rilascio di titoli accademici e dell'Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) e le fondazioni di istruzione tecnica superiore.

Con riferimento alla durata, quasi tutte le regioni si discostano dalle linee guida nazionali, fissando la durata massima a 6 mesi, proroghe comprese (fanno eccezione Sicilia e Basilicata). 

(...)

Altro parametro introdotto è l'indennità di partecipazione, rispetto alla quale è interessante evidenziare che nessuna regione si allinea a quanto stabilito dalle linee guida nazionali (fatta eccezione per la sola regione Sicilia che conserva il minimo dei 300 eruro mensili). La maggior parte delle regioni fissa i tetti massimi previsti per le indennità tra i 450 euro e i 660 euro. O poco più giù come la regione Calabria che fissa l'importo minimo a 400 euro. Eccezion fatta per la regione Lazio, che ha deciso di innalzare l'indennità prevista fino a 800 euro.

Ciò che ne viene fuori (...) guardando la mappatura dei punti qualificanti (come indennità di partecipazione e durata), è però l'idea di uno stravolgimento della funzione più nobile e di prospettiva dei tirocini nei percorsi formativi dei giovani, condizionato da un eccesso di tirocini di dubbia natura (piuttosto che da misure di reale occupabilità per i giovani). Un'evoluzione (o involuzione) che non poco inciderà sul funzionamento del mercato del lavoro, anche ai danni dell'apprendistato.

(Conosci già il nostro sito? Si chiama QualitiAmo - La Qualità gratis sul web ed è pieno di consigli per chi si occupa di Qualità, ISO 9001 e certificazione)