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giovedì 31 gennaio 2013

Valutare un Sistema Qualità

L'ultimo sistema per valutare il buon funzionamento di un Sistema Qualità è sicuramente quello dell'autovalutazione.Attività e i risultati vengono giudicati in base a criteri per il miglioramento come possono essere, ad esempio, quelli della ISO 9004 o quelli dei Premi Qualità.

Fare una buona autovalutazione permette di avere un'idea precisa delle performance aziendali e del livello di maturità raggiunto dal sistema. Si tratta di un lavoro importante soprattutto perché ci permette di renderci conto se alcune aree necessitino di un intervento e di stabilire le priorità degli stessi.

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mercoledì 30 gennaio 2013

Valutare un Sistema Qualità (3)

Il secondo modo per testare il Sistema Qualità è quello del riesame periodico della Direzione che serve affinché il vertice aziendale testi l'adeguatezza, l'efficacia e l'efficienza del sistema rispetto a quanto stabilito nella politica per la qualità e negli obiettivi.

Di questo momento si tende spesso a sottovalutare il peso perché chi dirige un'azienda non riesce a cogliere il valore aggiunto di questo lavoro e chi si occupa di Qualità non è in grado di spiegarlo al meglio. Proviamo, dunque, a riassumerlo insieme in modo che possiate valutarne l'importanza.
Stabilire una politica e degli obiettivi solamente per produrre un po' di carta da far vedere all'auditor non è utile a nessuno: né al professionista della Qualità né, tantomeno, a chi dirige l'organizzazione. Politica e obiettivi specifici, infatti, vanno pensati all'interno di un quadro più ampio che deve racchiudere le strategie e l'obiettivo principe dell'azienda. Considerare le due cose come separate è il modo migliore per fare del sistema Qualità una sovrastruttura inutile, costosa e difficile da mantenere.

La Qualità dovrebbe diventare uno degli strumenti migliori a nostra disposizione per assicurare che le strategie decise vengano effettivamente implementate. E' questo che dobbiamo verificare durante il riesame della Direzione: se il Sistema Qualità ci abbia aiutato o meno a centrare i nostri macrobiettivi che non sono, badate bene, gli "obiettivi della Qualità" ma gli obiettivi dell'azienda, del mercato, dei clienti.
Spesso, invece, ci sono due tipologie di traguardi da raggiungere: quelli della Qualità ("...che bisogna avere per forza perché la ISO 9001 lo richiede") e quelli aziendali. Una follia!

Ogni modifica nelle esigenze dei nostri clienti o delle altre parti interessate dovrebbe portare a una modifica del Sistema Qualità perché è proprio questo il mezzo che dovrà dovrà assicuraci di averle ben colte e di essere in grado di soddisfarle. Ecco perché un riesame ben fatto dovrebbe produrre una lista di azioni di miglioramento scritte non a caso ma ipotizzate in base all'analisi dei dati raccolti nel lungo periodo (sei mesi o un anno), dati capaci di evidenziare rinnovate esigenze della nostra clientela (e qui entrano in gioco gli indicatori che devono essere scelti bene).

E' tutto chiaro? Ci sono domande?

Domani parleremo dell'autovalutazione, strumento asolutamente trascurato dalla maggioranza delle organizzazioni.

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martedì 29 gennaio 2013

Valutare un Sistema Qualità

Il primo tipo di verifica che possiamo fare su un Sistema Qualità è l'audit.

L'audit è una verifica obiettiva e imparziale che si svolge secondo criteri ben definiti e che ha come scopo quello di verificare l'adeguatezza della documentazione di sistema, il rispetto dei requisiti stabiliti (descritti nelle norme di riferimento, nei documenti dell'organizzazione, nei contratti dei clienti, nella documentazione cogente, ecc.) e l'efficacia dell'implementazione dell'intero sistema.

Un aspetto degli audit che spesso si tende a dimenticare è che questo tipo di verifiche si presta benissimo ad identificare opportunità di miglioramento e che questo rappresenta, poi, il reale valore aggiunto di tutto il lavoro.

Domani ci occuperemo del riesame della Direzione. Nel frattempo, se i nostri giovani amici meno esperti hanno domande, risponderemo volentieri!

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lunedì 28 gennaio 2013

Valutare un Sistema Qualità

Come sappiamo, per testare il buon funzionamento, l'efficacia e il miglioramento continuo del nostro lavoro nell'ambito della Qualità occorrono alcune valutazioni periodiche.

Proviamo a fare un breve specchietto di queste valutazioni in modo che anche chi ha iniziato da poco ad occuparsi della materia possa comprendere bene l'argomento.

Le verifiche possono essere condotte sui prodotti per assicurarsi che siano allineati a ciò che abbiamo specificato nei documenti appartenenti al nostro Sistema Qualità (disegni, specifiche, ecc.) e, in questo caso, si svolgeranno attraverso:
  1. ispezioni e controlli sul prodotto durante il processo
  2. controlli statistici di processo
  3. ispezioni e controlli finali sul prodotto
oppure possono riguardare il sistema e serviranno per assicurarsi che sia stato progettato per darci i risultati attesi in termini di Qualità. Le verifiche di sistema si dividono in:
  1. audit interni (di prima parte, condotti all'interno dell'organizzazione)
  2. audit esterni (di seconda e di terza parte, ovvero verifiche da parte dei clienti e dell'ente certificatore)
  3. riesami periodici del sistema da parte della Direzione
  4. autovalutazioni sulla base di parametri di linee guida che abbiamo deciso di seguire (ad esempio quelle dettate dai Premi della Qualità)
In questa sede ci occuperemo solamente delle verifiche di sistema, analizzando brevemente i tre grandi gruppi di verifiche. Inizieremo domani parlando degli audit.

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lunedì 18 ottobre 2010

Gli audit:: alcuni consigli (5)

Eccoci all'ultima puntata dei nostri consigli per condurre al meglio gli audit! Siete stremati? No, dai... ;o)
Consiglio n° 5 - Create un clima rilassato


Per chiacchierare, si sa, è meglio essere in una stanza dove ci si possa rilassare. Possibilmente, sarebbe bene stare lontani dal telefono ed evitare di essere continuamente interrotti da chi entra ed esce dal locale.

Un altro modo per far rilassare le persone, è mostrare loro che siamo simili, che compiano i loro stessi gesti familiari. Se il nostro interlocutore è senza giacca, possiamo toglierla anche noi per creare un clima più informale. Se ha in mano una tazza di caffé, perché non fargli compagnia per iniziare la chiacchierata in maniera serena?

Gli psicologi ci insegnano anche che nessuno ama aprirsi con una persona che non conosce. Approfittate, dunque, dei primi minuti di chiacchiere informali per raccontare qualcosa di voi. Ovviamente non ci sarà bisogno di raccontare tutta la vostra vita (ricordate che non siete voi il protagonista della chiacchierata che vi accingete a fare) ma qualche anedotto o dettaglio non potrà che mettere l'interlocutore a proprio agio.

Infine, eccovi gli ultimi due articoli di approfondimento:

Il campo di applicazione dell'audit interno
La regola dei 5 minuti

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venerdì 15 ottobre 2010

Gli audit:: alcuni consigli (4)

Penultimo consiglio per migliorare la resa dei vostri audit e per relazionarvi meglio con le persone oggetto della verifica ispettiva.
Consiglio n° 4 - Prestate attenzione


Ken Metzler, nel suo libro "Creative Interviewing" afferma che le persone che, mentre parlano, mantengono il contatto visivo con l'interlocutore vengono giudicate come più "alla mano", "amichevoli", mature e sincere.

Chi non guarda negli occhi la persona con cui sta parlando, al contrario, viene giudicato come una persona fredda, pessimista, immatura e che sta sulla difensiva.

Dal canto suo, la giornalista Sally Adams, abituata ad intervistare le persone, afferma che: "E' importantissimo quanto guardi la persona che ti sta davanti (attenzione, parlaimo di guardare non di fissare). Che ve ne accorgiate o meno, ciò che questa persona vi dirà dipenderà proprio da questo".

Se è la persona che vi siede davanti ad interrompere il contatto visivo, cercate di ricrearlo voi protendendovi verso di lei o facendo semplicemente un gesto con la mano che riporti l'attenzione sulla vostra persona.

Prima di lasciarvi per ritrovarci lunedì con l'ultima puntata di questi consigli, vi suggerisco altri due articoli per approfondire il discorso delle verifiche ispettive:

Il ruolo della check list nell'audit
Da cosa dipende il successo di un audit?


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giovedì 14 ottobre 2010

Gli audit:: alcuni consigli (3)

Terzo congilio per imparare a condurre meglio le verifiche ispettive ma, soprattutto, per crescere relazionandosi con le persone:
Consiglio n° 3 - Evitate di parlare di voi


Lo scopo di un audit, l'abbiamo già detto, è quello di raccogliere informazioni, non quello di dare la vostra opinione raccontando cosa avreste fatto voi al posto dell'intervistato.

Ricordate che più un auditor ISO 9001 è bravo, più è capace di rendersi invisibile e di non imporre la sua presenza in modo da lasciare massima libertà a chi gli siede davanti di esprimersi al meglio.

Se, dunque, chi vi sta davanti siede rilassato, voi farete la stessa cosa. Se la persona, invece, si protenderà verso di voi, voi la imiterete perché anche il linguaggio del corpo deve comunicare che state cercando di farla rilassare per condurre una chiacchierata piacevole.

Fate in modo che nessuna espressione del vostro viso o postura del vostro corpo comunichi che voi vi sareste comportati diversamente o avreste agito in altro modo. Non siete voi l'oggetto della discussione.

Eccovi altri due link per ripassare il mondo delle verifiche ispettive e a domani per il quarto consiglio.


come comportarsi durante un audit
audit in incognito



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mercoledì 13 ottobre 2010

Gli audit:: alcuni consigli (2)

Ieri abbiamo iniziato a parlare di verifiche ispettive, iniziando a darvi il primo consiglio per migliorare la resa dell'audit. Veniamo, ora, al secondo:

Consiglio n° 2 - Stabilite un clima di fiducia


Un auditor ISO 9001 deve sempre partire dal principio che la persona che gli siede davanti vuole condividere tutte le informazioni necessarie a migliorare il proprio lavoro e quello dei suoi colleghi.

Siate, dunque, professionali e fate buon uso della teoria che avete studiato per far capire alla persona auditata che volete entrambi la stessa cosa: raccogliere informazioni per migliorare il lavoro.
Del resto, è proprio questo lo scopo di una verifica ispettiva. Non siete una "spia" che riporta alla Direzione una lista di "buoni" e "cattivi" ma un collega che si occupa di individuare i problemi per cercare di risolverli con l'aiuto di tutti.

Per creare fiducia non dovrete mai e poi mai mostrare di dare alcun giudizio su ciò che le persone vi stanno dicendo.
Non sta a voi giudicare.
Il vostro compito è quello di raccogliere informazioni per vedere se i processi aziendali funzionano come ci si aspetta che facciano. Se questo non avviene, saranno altre le sedi adatte per capire il perché ed, eventualmente, per esprimere giudizi.

Mettete, dunque, la persona che vi siede davanti a proprio agio, dimostratele che la state ascoltando e che ciò che vi sta dicendo ha per voi un valore immenso perché vi permetterà di capire meglio il suo lavoro e le  difficoltà che incontra quotidianamente.

Solo se mostrerete di credere a chi vi sta parlando riceverete lo stesso trattamento.

Di seguito, riportiamo ancora un paio di articoli per i vostri approfondimenti. Domani ci ritroveremo qui per un altro consiglio relativo alla gestione delle verifiche ispettive interne.


due strumenti per l'audit 1
due strumenti per l'audit 2

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martedì 12 ottobre 2010

Gli audit: alcuni consigli

Qualunque professionista della Qualità si imbatterà, prima o poi, nello strumento principale che la Qualità utilizza per monitorare i sistemi: l'audit o verifica ispettiva.

Tutta la teoria necessaria per condurre in maniera efficace una verifica ispettiva potrete trovarla nei libri, nella sezione dedicata di QualitiAmo, nei programmi dei corsi che ciclicamente vi vengono proposti dagli operatori del settore oppure negli articoli e negli approfondimenti specifici delle riviste che trattano la materia o nei testi dei nostri autori (in coda a questa riflessione e a quelle che faremo insieme nei prossimi giorni, troverete alcuni riferimenti).
La teoria, però, purtroppo non basta per condurre un buon audit perché lavorerete con le persone e il successo o l'insuccesso del vostro lavoro dipenderanno anche (e soprattutto) da loro.

Dato che fare una verifica interna significa proprio parlare con le persone, è a loro che dovremo prestare la massima attenzione. Magari anche tenendo a mente i cinque consigli che stiamo per darvi.


Consiglio n° 1 - Usate le parole di chi vi ascolta

Le persone vogliono soprattutto essere ascoltate e sono abituate (purtroppo) ad esserlo molto poco.
Un modo per instaurare un buon clima di collaborazione durante la verifica ispettiva è quello di dimostrare che le state ascoltando, magari includendo nelle vostre precisazioni le loro parole e i loro concetti in modo da assicurarvi di aver compreso ciò che vi è stato detto, rassicurando chi vi sta davanti che ciò che vi ha spiegato sarà riportato nei giusti termini.

Secondo gli esperti, questa tecnica riesce a creare empatia, suggerendo che siete privi di preconcetti e aiutando a chiarire meglio ciò che è stato detto, usando le parole di chi ha parlato ma riunendo i concetti in maniera logica.

Domani vedremo insieme il secondo consiglio. Nel frattempo, potete iniziare ad approfondire l'argomento "verifiche ispettive" danmdo un'occhiata ad alcune pubblicazioni di QualitiAmo:

I documenti per gestire gli audit
Audit in Produzione

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lunedì 21 settembre 2009

Audit: fornite riferimenti chiari

Quando preparate la documentazione di supporto di una verifica ispettiva, ad esempio il verbale, assicuratevi di fornire tutti i particolari necessari a farvi comprendere anche dai non addetti ai lavori.

Dato che saranno i process owner e i responsabili dell'area auditata a dover intraprendere eventuali azioni correttive, converrà essere certi che ciò che abbiamo scritto risulti chiaro a tutti, senza la barriera, ad esempio, di un linguaggio troppo tecnico.

La descrizione della non conformità o delle nostre osservazioni non deve lasciare adito a dubbi.

Scrivete, ad esempio, quando si è verificata una violazione, per quante volte, di quale ampiezza risulta essere, se è stata isolata o ricorrente, se e come deve essere corretta, ecc.

(Leggi tutte le riflessioni dello Staff di QualitiAmo sul forum di QualitiAmo - La Qualità gratis sul web)

venerdì 18 settembre 2009

Audit: prima di chiudere la verifica, chiedete conferma delle NC

Prima di porre fine alla verifica ispettiva, il nostro consiglio è quello di rileggere con le persone oggetto dell'audit tutte le non conformità e le osservazioni riscontrate per avere una conferma che nulla sia stato frainteso.

Questa semplice procedura, vi eviterà una serie di problemi al momento della distribuzione del verbale della verifica perché assicurerà che le persone abbiano ben compreso i punti deboli emersi nell'audit (ricordate che una percentuale altissima delle comunicazioni di qualsiasi tipo viene fraintesa).

Oltre ad assicurarvi di farvi capire, questa procedura garantirà anche che nemmeno voi fraintendiate qualcosa, vedendo una non conformità laddove non c'è. Prendete, dunque, l'abitudine di concludere il vostro lavoro di auditor con una rapida condivisione di quanto riscontrato. Non ve ne pentirete.

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giovedì 17 settembre 2009

Audit: identificate gli effetti delle evidenze oggettive

Una delle caratteristiche che distinguono i bravi valutatori dagli auditor meno esperti è quella di riuscire a collegare le evidenze oggettive riscontrate durante la verificalle ripercussioni che queste potrebbero avere nella realtà dell'organizzazione.

Le non conformità, dunque, non vengono più viste come qualcosa di "tecnico", legato ad una norma ma slegato dalla realtà ma come un vero e proprio problema per l'azienda. Sono proprio questi gli auditor che riescono a catturare l'attenzione della Direzione e a fare in modo che i problemi vengano risolti.

Se individuate una deficienza, dunque, accertatevi di capire bene quali conseguenze potrebbe sviluppare e di quale ampiezza.

Facciamo un esempio pratico:

1) Non conformità: il piano di controllo utilizzato per assemblare il prodotto XXX è risultato obsoleto, in violazione con il paragrafo yyy della norma di riferimento e con la procedura zzz

2) Non conformità: il piano di controllo utilizzato per assemblare il prodotto XXX è risultato obsoleto e privo di alcune prove richieste dal cliente, in violazione con il paragrafo yyy della norma di riferimento e con la procedura zzz.
Si è notato, altresì, che 400 pezzi del prodotto sono stati respinti nel solo mese di marzo perché privi di alcune caratteristiche richieste e che risultavano mancanti sul piano di controllo utilizzato.
I costi associati alla risoluzione di questi problemi sono stati nell'ordine di .... euro.

Se voi foste un membro della Direzione aziendale a quale delle due non conformità prestereste più attenzione?

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mercoledì 16 settembre 2009

Audit: non permettete a chi è auditato di scegliere gli esempi

Supponiamo che stiate verificando, in veste di auditor, il processo di acquisto di materiale e che uno dei requisiti del sistema che dovete verificare sia il fatto che ad ogni non conformità di materiale debba corrispondere una richiesta di azione correttiva al fornitore.

Come fate a verificare questo punto?

Molti auditor chiedono a chi sta loro di fronte di scegliere un problema a caso che si è verificato con un fornitore e verificano la presenza dei documenti che testimoniano la buona gestione della non conformità.

Questo non è mai un buon modo di procedere se volete davvero individuare i punti di debolezza del processo.

Un metodo decisamente migliore di procedere è quello di fermarvi, prima di inziare l'audit, in magazzino, nel reparto dove viene stoccato il materiale non conforme, prendere qualche dato e, una volta iniziato l'audit presso gli acquisti, fornire degli esempi di non conformità più o meno recenti, chiedendo le evidenze oggettive di come è stato trattata la non conformità.

Il discorso, ovviamente, vale per qualsiasi area da verificare. Vi basterà andare nel dipartimento a monte o a valle e cercare le informazioni che vi servono.

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martedì 15 settembre 2009

Audit: siate dei buoni ascoltatori

Quando effettuate una verifica ispettiva, non trascurate l'importanza di prestare grande attenzione a ciò che la persona auditata vi dirà. Una regola d'oro degli auditor dovrebbe essere quella di parlare solo per il 10% del tempo messo a disposizione per una verifica ispettiva, passando il restante 90% ad ascoltare.

Una recente statistica sulle comunicazioni in generale ha reso noto un risultato abbastanza terrificante: ben il 70% delle comunicazioni viene frainteso! Certo, molte di queste comunicazioni sono poco importanti ma non comprendere bene le cose durante un audit può minare seriamente la credibilità di un verificatore.

Ascoltare con attenzione significa non limitarsi solo ad ascoltare le parole ma anche prestare attenzione, ad esempio, a come queste parole vengono dette e al linguaggio non verbale.

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lunedì 14 settembre 2009

Audit: partite con domande generali a risposta aperta

Per condurre al meglio una verifica ispettiva e partire con il piede giusto, conviene sempre rompere il ghiaccio formulando domande aperte che non prevedono risposte giuste o sbagliate e permettono alla persona oggetto della verifica di fornire informazioni con il livello di approfondimento a lei più congeniale.

Questo atteggiamento dell'auditor gli permetterà di ricavare moltissime informazioni e farà rilassare il suo interlocutore.

Risposte più mirate, chiuse, che prevedono una risposta secca potranno essere utilizzate più avanti nell'audit, per raffinare le informazioni raccolte.

Partite, dunque, con una domanda quale: "Puoi accompagnarmi lungo questo processo e spiegarmi bene come funziona?" per proseguire, poi, con una come questa: "Non ti ho sentito nominare l'attività XXX. Puoi spiegarmi meglio come funziona?"

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venerdì 11 settembre 2009

Audit: fate in modo che chi è auditato non si senta sotto esame

Tra le frasi che sentiamo spesso ripetere da parte di chi conduce una verifica ispettiva all'interno di un'organizzazione, troviamo le seguenti: "non preoccuparti", "non siamo qui per farti l'esame", "siamo qui per verificare il buon funzionamento del sistema", ecc.

Se anche voi siete tra coloro che, per tranquillizzare le persone oggetto di un audit, avete usato formule come quelle sopra riportate, provate a prendete in considerazione l'idea di provare ad utilizzare anche le seguenti.
"Il lavoro che dobbiamo fare oggi tutti insieme è quello di sottoporre a verifica il processo XXX. Per farlo ti dovremo fare qualche domanda e chiederti di mostrarci alcuni documenti. Ci aiuti?", oppure "Vediamo se, lavorando insieme, riusciamo a trovare i punti deboli del processo XXX" o, ancora, "Ci dai una mano a vedere se ci sono spazi per migliorare il processo XXX? Per farlo ci serve il tuo aiuto".

Potreste poi chiudere l'introduzione alla verifica ispettiva con una frase rassicurante come questa: "Se a tuo giudizio c'è qualcosa che non funziona all'interno del processo, sentiti libero di farcelo notare e se hai qualche domanda da farci, fallo tranquillamente in qualsiasi momento".

Attenzione, poi, a non rovinare tutto con l'uso di parole quali "tuo" e "tu" che vanno accuratemente evitate. Parlare del "tuo processo" o dire "tu fai", infatti, metterà subito il nostro interlocutore sulla difensiva e complicherà notevolmente il vostro lavoro.

Evitate anche di usare le parole "audit", "verifica ispettiva" e "non conformità", preferendo utilizzare termini quali: "valutazione" e "punto debole".

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venerdì 2 novembre 2007

Il successo di un audit

Le organizzazioni che desiderano un Sistema di Gestione per la Qualità adeguato alla propria realtà, efficace ed efficiente farebbero bene a condurre delle verifiche ispettive interne (o audit) dato che sono gli unici strumenti in grado di assicurare che il Sistema funzioni come voluto ed evidenzi eventuali anelli deboli o opportunità di miglioramento.

L’audit interno è uno strumento di gestione importantissimo per il management perché agisce come meccanismo di ritorno di informazioni basilari per prendere le decisioni corrette.
Come viene gestito il processo di verifica, però, è un aspetto chiave per assicurarne l’efficacia.

Il successo di un audit interno dipende, essenzialmente, da tre elementi-chiave:

- il grado di preparazione e di organizzazione del team di verifica
- il grado di familiarizzazione con la norma e con i suoi requisiti e la conoscenza del Sistema Qualità aziendale
- i comportamenti umani di ogni componente del team

Se per avere un riscontro positivo per quanto riguarda i primi due punti basta "solo" una preparazione seria, approfondita e professionale del team, il terzo punto è, invece, molto più delicato perché poggia sulla consapevolezza di ogni componente del gruppo di verifica che sviluppare particolari abilità nell’intrattenere rapporti umani è fondamentale per svolgere con successo il proprio compito.

Le persone che sottoponiamo a verifica sono i nostri colleghi e sono abituati a trattarci da pari, non a subire passivamente i nostri giudizi.
Per questo motivo, quando ci caliamo nei panni di auditor ISO 9001, dobbiamo stare attenti ad evitare cadute di fiducia e a non insinuare dubbi nei nostri confronti.

Per fare questo vi suggeriamo alcuni accorgimenti semplici e pratici:

- se nell’area verificata il Sistema Qualità è implementato in maniera inefficace, fornite suggerimenti operativi concreti su come migliorarlo, piuttosto che imporre interventi puramente formali o teorici
- durante la verifica evitate atteggiamenti punitivi, critiche negative o distruttive, sarcasmi di vario genere. Siate sempre cooperativi, anche quando non è facile, e ascoltate con attenzione tutto quello che vi viene detto, dimostrando interesse per quello che state facendo
- non esprimete mai giudizi o critiche, siate pazienti, evitate di approvare o disapprovare qualcosa a priori, senza aver prima ascoltato le motivazioni a sostegno della tesi che vi viene esposta
- non formulate un nuovo quesito finché non è stata data risposta alla domanda precedente

Anche il modo di condurre una verifica ispettiva è molto importante, ad esempio il modo di porre le domande.
Vediamo, allora, come vanno formulate:

- in modo chiaro, così da facilitare la risposta della persona intervistata
- senza travestirle da attacchi o accuse
- evitando di influenzare in qualsiasi modo la risposta
- stimolando la riflessione
- accompagnandole con una spiegazione

Fondamentalmente esistono due tipologie di domande che si differenziano per il tipo di risposta, più o meno libera, che si può dare loro: le domande chiuse e le domande aperte.

Le domande chiuse si soddisfano con risposte del tipo "sì" / "no", sono da un lato molto precise, dall'altro, però, la loro elaborazione così semplificata limita e tende a scoraggiare il dialogo.
Le domande aperte, al contrario, permettono più flessibilità ma possono non generare risposte precise in quanto tendono a far esprimere opinioni personali. La loro elaborazione è più complessa ma se sono formulate con abilità e in maniera adeguata possono assicurare una risposta meno rigida e, comunque, precisa.

Nella conduzione delle verifiche ispettive interne, in realtà, si dovrebbe puntare su risposte precise riuscendo, però, a garantire nel contempo il dialogo.
Come conciliare queste due esigenze che si pongono un po' in posizioni antitetiche?
La soluzione risiede nella capacità di formulare con cura domande aperte del tipo: "Come controlli questa attività?", "Perché avete introdotto questo particolare controllo?", "Puoi dirmi qualcosa di più sull’intero processo per permettermi di verificare come lo controllate?", "Puoi spiegarmi come controllate i dati in entrata del vostro processo?"

Altre domande possono essere formulate in altro modo per ottenere chiarimenti e spiegazioni: "Che cosa intendi quando dici che si segue sempre la stessa procedura?", "Puoi farmi un esempio concreto di quello che mi stai spiegando?"

I verificatori dovrebbero stare particolarmente attenti ad evitare di introdurre risposte personali nella domanda o a porre false domande del tipo: "Credi che si commettano molti errori?". La formulazione corretta della domanda, piuttosto, dovrebbe essere: "Come rilevate gli errori che vengono commessi?", "Di che tipo sono?", "Li avete classificati?", "Quanti ne avete commessi dall’ultima verifica?", "Dove sono registrati?"

Anche il contatto con la persona intervistata è importante. Per mettere l’interlocutore a proprio agio, affinché possa essere collaborativo, bisognerà applicare, ancora una volta, regole semplici su come rivolgere le domande:

- evitate di porre le domande troppo rapidamente: non si deve aver fretta durante un audit
- evitate di porre più domande contemporaneamente, questo atteggiamento potrebbe mandare in confusione il collega che vi sta rispondendo
- evitate di porre domande troppo lunghe

Un "trucco" fondamentale, poi, per garantire l'efficacia di una verifica ispettiva è quello definito come "effetto specchio".
Il verificatore ripete la risposta ricevuta dal’intervistato con altre parole per avere la conferma di aver compreso bene e per evitare incomprensioni che possono ripercuotersi in sede di verbalizzazione dell'audit.

Come vedete, si tratta di ricordare e di mettere a fuoco pochi punti ma seguire questi consigli può significare tracciare una linea di demarcazione ben netta tra una verifica utile ed una inefficace.

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