mercoledì 23 agosto 2017

Torna la voglia di assumere

(Fonte: "Il Sole 24 Ore")

Torna la voglia di assumere tra le imprese italiane. Per ora si tratta solo di una stima preliminare,
che dovrà essere confermata dai dati definitivi attesi a settembre, ma il numero dei posti vacanti rilevati dall’Istat, quelli per i quali le aziende sono a caccia di candidati, sembra preannunciare un effetto positivo sul mercato del lavoro. Nel secondo trimestre dell’anno, dopo una lunga stasi, durata dalla primavera del 2015 all’autunno 2016 e l’incremento costante degli tempi, il tasso totale dei posti vacanti è arrivato a toccare lo 0,9% (+0,1 sul trimestre precedente), il massimo da quando
l’Istat ha iniziato la serie storica, nel 2010.


Un piccolo boom, per la ricerca di nuovi dipendenti da parte delle imprese, che interessa in particolare il settore dei servizi, dove il tasso è cresciuto ad 1 punto percentuale, confermando una crescita costante iniziata nel terzo trimestre 2016, mentre è rimasto stabile allo 0,7% nel settore industria, in linea con il dato rilevato a partire dal II trimestre 2015. Nel lessico degli statistici i “posti vacanti” sono quei posti di lavoro retribuiti, nuovi o già esistenti, purché liberi o sul punto di esserlo, per cui il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa e sia disposto a fare uno sforzo supplementare per trovarlo. Per questo, un incremento del tasso di riferimento - che riguarda solo le imprese con più di 10 dipendenti – “anticipa” una buona notizia per il mercato del lavoro, indicando una prospettiva positiva di assunzione di nuovo personale. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: in alcuni casi, infatti, un valore alto del tasso di rifermento può nascondere uno squilibrio tra domanda e offerta di lavoro. In altre parole, le imprese cercano
personale che non trovano sul mercato del lavoro, perché magari le competenze richieste sono differenti da quelle disponibili. Però, in linea di massima, quando il tasso dei posti vacanti si alza vuol dire che si sta innescando una ripresa e viceversa.


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martedì 22 agosto 2017

Donne e manager


Un articolo pubblicato su: "la Repubblica" ci parla di donne manager.

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lunedì 21 agosto 2017

Quali caratteristiche ha un buon fornitore?

Quali sono le caratteristiche che, a vostro giudizio, identificano un buon fornitore? Noi, girovagando in rete e leggendo quello che scrivono i colleghi, ne abbiamo raccolta qualcuna:

L'affidabilità

La vostra reputazione presso il cliente dipende anche dalla capacità dei fornitori di soddisfare le esigenze che avete. Se loro sbagliano, vi creano problemi e ne creano alla vostra clientela ecco perché è fondamentale scegliere fornitori che siano affidabili.

La tolleranza

Siccome nessuno è perfetto, nemmeno voi, è bene cercare fornitori che non siano troppo rigidi davanti ai vostri errori e che sappiano gestire le telefonate con cui chiedete di mettere a posto al volo una problematica che si è creata per colpa vostra.

La qualità

Quando e dove sia possibile, cercate sempre di acquistare il meglio. Non incoraggiate i fornitori a prendere scorciatoie per diminuire i costi ma collaborate con loro per vedere insieme come ridurli non diminuendo la qualità di ciò che forniscono.

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venerdì 18 agosto 2017

I ricavi dell'industria

(Fonte: "La Stampa")

La crisi non è stata ancora superata:  il  fatturato  dell’industria  italiana  è  sceso  del  2% nel  2016  per  il  quarto  anno consecutivo. Un calo che senza l’auto sarebbe stato ancora più marcato e su cui ha pesato la  difficile  congiuntura  del settore  energia.  A  scattare questa  fotografia  dell’industria Made in Italy è la tradizionale  ricerca  sui  «Dati  cumulativi di 2065 imprese italiane»  presentata  dall’Area Studi  di  Mediobanca,  che  la aggiorna dal 1961.
In  dettaglio  il  rapporto, che ha analizzato società che rappresentano il 51% del fatturato  industriale,  il  50%  di quello manifatturiero, il 35% dei  trasporti  e  il  37%  della grande  distribuzione,  rivela che a tirare il freno quest’anno sono stati il comparto petrolifero  (-19,5%)  e  dell’energia (-7,1%). A salire sono invece  le  vendite  delle  imprese manifatturiere  (+1,9%)  per  il
terzo  anno  consecutivo.  Le grandi imprese sono cresciute del 4,4% e quelle medie dell’1,3%. Per le prime è stato il quarto rialzo in 4 anni, mentre le seconde non hanno mai perso ricavi in 7 anni.
A  spingere  l’industria  manifatturiera,  secondo  l’area studi  di  Mediobanca,  è  stata l’auto  cresciuta  del  9,5%  e, senza  l’apporto  delle  attività  italiane di Fca, si sarebbe limitato al +2,2%. Bene anche le tv, cresciute del 58% grazie al canone in bolletta per la Rai, segno meno invece per gli elettrodomestici  (-8,1%),  a  causa della  concorrenza  estera  e  dei tagli alla produzione italiana. In
ripresa  gli  investimenti,  saliti del 4,9% tra le imprese private e del 7,3% tra quelle manifatturiere, che hanno raggiunto il massimo dal 2010, mentre restano ancora  indietro  il  settore  del
terziario (-13,4%) e, soprattutto, il pubblico (-26,9%).
 

Le  cattive  notizie  balzano agli occhi se si guarda ai livelli pre-crisi del 2008: il fatturato è
ancora  sotto  del  6,4%,  soprattutto per le imprese pubbliche (-17,8%),  anche  se  terziario
(+2,8%)  e  manifattura  (+0,8%) hanno  fatto  meglio  grazie  anche al sostegno delle medie imprese  (+6,7%).  Inferiori  del 15,9%,  poi,  i  margini  operativi (Mol) rispetto al 2007. In questo
caso pubblico (-15,1%) e privato (-16,2%) si sono sfidati a chi ha fatto  peggio  e  la  manifattura
(-7,5%) è andata un po’ meglio.
Si salvano solo le medie imprese,  il  cui  Mol  è  cresciuto  in  10 anni del 9,5%. Mediobanca punta poi il dito sugli investimenti, in  calo  del  25,8%  rispetto  al 2007, con un’influenza negativa
del  13,4%  sulla  competitività delle  aziende  ed  un  invecchiamento degli impianti del 43%.
Anche  il  Financial  Times certifica che le ferite della crisi finanziaria  non  si  sono  ancora
rimarginate. In una analisi sottolinea  come  l’Italia,  assieme alla  Grecia  e  al  Portogallo,  sia
tra  i  pochi  Paesi  a  non  essere tornati ai livelli del 2007. Tra i più  lenti  a  recuperare  ci  sono
infatti  il  Portogallo,  con  un  Pil inferiore  del  2,4%  rispetto  al 2007,  l’Italia  (-6,2%)  e  soprattutto la Grecia (-24,8%).


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giovedì 17 agosto 2017

Agosto in ufficio

Agosto in ufficio è meno stressante. Ce ne parla "la Repubblica".

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mercoledì 16 agosto 2017

Le caratteristiche di un buon cliente (3)

E veniamo ad altre due caratteristiche tipiche dei "buoni" clienti:

La rete

Il cliente che abbia una buona rete di contatti passerà il vostro nominativo a suoi "amici". Lavorare bene per lui, in sostanza, vi darà la chiave d'accesso a tutta la sua rete di contatti. Un modo semplice per ampliare il vostro parco clienti. Il rovescio dlela medaglia è che, se lavorerete male, non avrete mai più la possibilità di accedere a tutta questa gente e che i vostri limiti professionali non resteranno confinati all'interno di una sola azienda.

I soldi

Può sembrare ovvio ma è bene ricordarlo: un cliente economicamente poco stabile vi creerà problemi e patemi d'animo. Meglio puntare su qualcuno che possa essere considerato buono anche in tal senso! ;)

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lunedì 14 agosto 2017

Le caratteristiche di un buon cliente (2)

Altre due caratteristiche che, a nostro giudizio, sono associate ai "buoni" clienti sono:

Il potenziale

Un cliente che ha del potenziale e che vede in noi altro potenziale ci permette di crescere insieme a lui e di impostare un rapporto di lungo termine nel quale entrambe le parti possono ottenere vantaggi e migliorare insieme.

Lo status

Se si lavora con i migliori sul mercato, è abbastanza logico che si venga considerati come facenti parte di questo gruppo e che si faccia di tutto per rimanerci. Un gran lavoro, certamente, ma anche una sfida a migliorarsi in maniera continua e la possibilità di apprendere dai migliori.

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