martedì 17 luglio 2018

Perché si sbaglia a fare una valutazione dei rischi (4)

Per cercare di porre rimedio a tutti i fattori che possono influenzare negativamente un'analisi dei rischi si può adottare un approccio chiamato "RISK" dalle iniziali delle parole:
  • Realize ("Capire, comprendere, rendersi conto") - in questa prima fase il management deve avviare il progetto in maniera formale mettendo a disposizione tutto ciò che serve. Vanno compresi e analizzati tutti i rischi potenziali e le ipotesi ad essi collegati e previste le eventuali azioni necessarie per mitigarli
  • Instigate ("Far partire") - le attività necessarie per mitigare i rischi (e le eventuali misurazioni ad esse associate) vanno avviate. Si raccolgono i risultati per introdurre la fase successiva
  • Substantiate ("Convalidare") - mediante i dati raccolti nel tempo, si riesaminano le azioni decise e applicate in precedenza per vedere se hanno avuto effetto ed, eventualmente, si apportano gli aggiustamenti necessari
  • Know ("Costruire la conoscenza") - si prepara un report formaleper identificare tutto ciò che si è imparato in questo progetto (fattori critici che hanno portato al suo successo o al suo insuccesso, costi, benefici, ecc.). Lo scopo è quello di mantenere la conoscenza acquisita e, se possibile  trasferirla a progetti simili
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lunedì 16 luglio 2018

Perché si sbaglia a fare una valutazione dei rischi (3)

Il terzo motivo che porta a una valutazione dei rischi errata è non avere ben chiaro il nostro obiettivo.

Anche se può sembrare assurdo, un obiettivo poco chiaro fa in modo che gli strumenti e i metodi scelti per il risk assessment possano non essere i più adatti e che nella nostra valutazione non vengano inclusi alcuni fattori che, invece, sarebbero fondamentali.

Ad esempio, alcune organizzazioni separano i rischi per il cliente da quelli che potrebbero mettere in difficoltà l'organizzazione stessa.
Avere ben chiaro il nostro obiettivo ci porterà a fare una valutazione più corretta, precisa e centrata.

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venerdì 13 luglio 2018

Perché si sbaglia a fare una valutazione dei rischi (2)

Il secondo motivo per cui spesso si sbaglia a fare una valutazione dei rischi se, ad esempio, proviamo a ragionare su un prodotto è che non si tiene conto del suo intero ciclo di vita.

Sebbene la valutazione dei rischi potenziali si faccia, solitamente, in team per avere una visione quanto più completa possibile dei potenziali accadimenti, se non abbiamo in mano dei dati certi dobbiamo basarci solamente su ipotesi e speculazioni.
Le decisioni migliori, ovviamente, vengono prese usando le informazioni reali e, quando è possibile, bisognerebbe farlo in tutto l'arco di vita di un prodotto perché i rischi cambiano a seconda della particolare situazione in cui si trova. Se non è possibile basarsi su una raccolta dati perché dobbiamo stimare i rischi associati - ad esempio - a un nuovo prodotto, ecco che dovremmo aggiornare il nostro risk assessment periodicamente, seguendo il prodotto durante tutta la sua vita.

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giovedì 12 luglio 2018

Perché si sbaglia a fare una valutazione dei rischi

Saper fare un'attenta valutazione dei rischi è considerato, ormai, una competenza normale per un professionista della qualità.
Vediamo, allora, quali sono le cause più frequenti che portano a una valutazione dei rischi fatta male.

Il primo fattore è sicuramente la scelta di criteri per la valutazione non sono adatti.
Ci troviamo in questa situazione ogni volta che, per valutare un rischio, ci affidiamo a criteri che non si relazionano correttamente al rischio potenziale e che non sono quindi in grado di cogliere ciò che deve essere gestito per liminare o mitigare il rischio.

Questa è una situazione che ritroviamo di frequente nelle organizzazioni che hanno cercato di basare la valutazione dei rischi copiando gli spunti di altre realtà e che hanno tralasciato del tutto il percorso di adattamento ai loro prodotti, ai valori dell'azienda, al contesto in cui opera, agli uomini che vi lavorano, ecc.

Domani vedremo insieme la seconda causa che porta a una valutazione dei rischi fallimentare. nel frattempo volete provare a compilare voi un elenco?

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martedì 10 luglio 2018

Vicini di scrivania

(Fonte: "Il Venerdì")

Basta azzeccare il vicino di scrivania e i profitti aumentano. Lo dice uno studio della Harvard business school e della Cornerstone (...), secondo cui l'incompatibilità tra due lavoratori collocati l'uno accanto all'altro può far crollare performance e produttività.

L'indagine, durata un biennio, ha coinvolto duemila assunti tra America ed Europa e ha rilevato come una giusta combinazione di scrivanie possa creare un incremento del 15 per cento di risultati.

Ma non basta il (buon) carattere per essere "colleghi perfetti". varie le tipologie: i Produttivi (producono molto ma sono carenti in qualità), i Qualitativi (offrono alta qualità a scapito della produttività) e i Generalisti (una via di mezzo).
Il mix vincente? Mettere vicini due estremi o due omogenei.

Infine, secondo una ricerca di Eu Osha (l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro), il 60 per cento sa che litigare col collega è la prima fonte di stress da lavoro correlato. Ma spesso non lo evita.

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lunedì 9 luglio 2018

Domande strane fatte a un colloquio di lavoro

"Business Insider Italia" ci racconta in un video (potete vederlo senza volume, la descrizione è tutta scritta) quali domande sono state fatte durante alcuni colloqui per lavorare alla Apple.
Strane, vero?

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venerdì 6 luglio 2018

Operai, tecnici, venditori e ingegneri: i profili più difficili da trovare

Il 37% delle aziende in Italia fatica a trovare lavoratori con le giuste competenze. Ce ne parla "Il Corriere della Sera".


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