venerdì 29 dicembre 2017

Italiani bocciati in inglese

(Fonte: "La Stampa")

L’ultimo  esempio  proviene  dalle  nuove  regole che,  dal  2018,  prevede che le piccole e medie imprese, per avere in assegnazione i fondi  europei  del  ricco  programma Horizon, affrontino un colloquio di mezzora davanti alla commissione  esaminatrice,  rigorosamente in lingua inglese.
Dici minuti per una rapida informazione  sull’azienda,  venti minuti per domande e risposte di  approfondimento.  Il  colloquio  dovrà  essere  sostenuto dall’imprenditore o dall’amministratore  delegato,  che  non potranno avvalersi in questo di rappresentanti o di consulenti.
L’obiettivo è quello di verificare  lo  stadio  di  maturità  internazionale  raggiunto  dall’azienda, attraverso la valutazione del grado di competenza della lingua. L’inglese è ormai la lingua franca in tutti i Paesi avanzati, ma la sua conoscenza  è  ancora  molto  arretrata nel nostro Paese. Secondo l’ultimo  rapporto  Ef  Epi  2017 uscito a novembre (è il più ampio  rapporto  internazionale
sulla  competenza  dell’inglese degli adulti nel mondo), l’Italia occupa  infatti  la  poltrona  numero  33  su  80  Paesi  censiti, collocandosi  nella  categoria media,  ma  molto  lontana  dai suoi  principali  competitori.  Il punteggio medio di competenza in Italia è di 54,19, mentre la media europea è di 55,96.
Nella classifica mondiale ai primi  quattro  posti  vi  sono  i Paesi del Nord-Europa. Al primo posto assoluto gli olandesi, seguiti da svedesi, danesi, norvegesi. Al quinto posto c’è Singapore,  seguito  da  Finlandia, Lussemburgo e Sudafrica. Sono questi otto Paesi a conquistare l’Olimpo della conoscenza dell’inglese, la fascia alta oltre ovviamente alla Gran Bretagna. Nella seconda categoria
(buona conoscenza) ci sono tedeschi, austriaci, polacchi, belgi, malesi e svizzeri, seguiti da
diversi  Paesi  dell’Est  Europa (Serbia,  Romania,  Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia).
La terza categoria, in cui si colloca  l’Italia,  quella  di  conoscenza  media,  vede  ai  primi tre posti Bulgaria, Grecia e Lituania, che occupano la poltrona 22, 23 e 24 dell’intera classifica, mentre il nostro Paese è a quota 33, subito dietro la Francia e davanti a Vietnam e Costa  Rica.  Cina,  Giappone  e Russia  occupano  le  prime  tre piazze  della  categoria  bassa conoscenza; Siria, Qatar e Marocco sono le prime tre nell’ultima  categoria  (conoscenza molto bassa), in cui le peggiori
sono Libia, Iraq e Laos.
In un mondo diventato sempre  più  piccolo  e  interdipendente la conoscenza dell’inglese  è  decisiva,  nonostante  la Brexit, quasi un contrappasso, questa volta positivo, che permette  agli  inglesi  di  essere  i monarchi  del  linguaggio  più usato al mondo.
Gli italiani hanno difficoltà a imparare l’inglese, soprattutto gli adulti, mentre i giovani, oltre che nativi digitali, sono anglofoni  per  forza.  C’è  chi  dice che abbiamo difficoltà a impararlo  perché  il  nostro  sistema uditivo, basato più sui toni gravi che acuti, non riesce a sentire bene l’inglese, che è basato sugli acuti. C’è chi tesse le lodi del bilinguismo, mentre l’Europa chiede di conoscere almeno due lingue oltre alla propria. Lo studio  fin  dai  primi  anni  di scuola è la base, ma molto resta da fare. Nel nostro Paese le regioni  sopra  la  media  europea (55,96)  sono  Friuli-Venezia
Giulia  (56,62),  Lombardia (56,40), Liguria (56,28), EmiliaRomagna  (56,15),  seguite  da
Marche (55,15) e Piemonte-Valle d’Aosta (55,14).


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