giovedì 9 febbraio 2017

Gli stipendi? Un italiano su dieci guadagna sotto il minimo

(Fonte: "Il Corriere della Sera")

Il 10% dei dipendenti in Italia  ha  uno  stipendio  più basso dei minimi contrattuali.
Più basso di quanto? Del 20% in media. Questo ha verificato sul campo Andrea  Garnero,
economista Ocse, con uno studio il cui titolo è già una valutazione dell’efficacia dei contratti nazionali: «Il cane che non abbaia non morde». Come dire: tanto parlare e difendere i contratti nazionali (anche contro l’idea di un minimo salariale fissato per legge) per poi scoprire che in realtà questi minimi non vengono garantiti a tutti.
 

I penalizzati sul fronte delle retribuzioni hanno nomi e cognomi. Si tratta dei dipendenti delle  piccole  imprese,  delle donne, dei lavoratori del Sud, dei dipendenti con contratti a termine di vario tipo. Va rilevato, poi, che non tutti i settori sono  uguali.  Quelli  con  la maggior  quota  di  lavoratori pagati  sotto  i  minimi  sono l’agricoltura (31,6% dei dipendenti) e le professioni legate a
cultura, arte e sport (30.9%) seguite da chi opera nell’alberghiero  e  nella  ristorazione (20,7%),  dall’immobiliare (15,5%). Quelle dove il divario è minore sono la pubblica amministrazione (4,15%), le telcomunicazione (7%), le costruzioni (7,4%) e i trasporti (7,9%).


Garnero  ha  utilizzato  tre fonti per il suo studio: rilevazione sulle forze di lavoro Istat dal 2008 al 2015, dichiarazioni dei datori di lavoro relative al 2010 e dati Inps sulle comunicazioni delle imprese per il pagamento dei contributi (2008 -2014). Lo studio calcola anche i salari reali definiti dai minimi  contrattuali  nelle  diverse Regioni (i valori nominali dei minimi parametrati ai prezzi nei vari territori). Si evidenzia così come il salario reale nelle regioni del Sud sia più elevato.
Dalla Campania in giù il minimo  contrattuale  garantisce circa 9,8 euro l’ora contro i 9 dall’Emilia Romagna in su. Garnero evidenzia poi come i  salari  minimi  definiti  dai contratti in Italia siano relativamente elevati (il 75-80% del valore mediano degli stipendi pagati dalle aziende). Inoltre
chi è pagato sotto il minimo di solito non ha alcun adeguamento quando viene firmato un nuovo contratto. 


«È urgente mettere mano alla contrattazione  collettiva»,  osserva Garnero. Che propone tre strade a costo zero: «Diminuire il numero dei contratti. Assicurare che siano firmati solo da organizzazioni  rappresentative. E renderli noti a tutti».

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