giovedì 18 gennaio 2018

Social eating aziendale

(Fonte: "Affari&Finanza")

Dovrebbe  essere  un  momento piacevole ma spesso si trasforma in un’ulteriore occasione di stress. La pausa pranzo, nei piccoli studi quanto nelle mega aziende, è di difficile organizzazione. Il capo che urla, il collega che impone una riunione puntualmente  alle  13,  il  ristorante  del quartiere che sembra voglia avvelenare  i  malcapitati.  La  vecchia abitudine di tornare a casa per un piatto caldo? Praticamente impossibile. Il pranzo fuori casa è ormai uno stile di vita per 34 milioni di
italiani che spesso però si accontentando di un panino, una pizza, o al massimo un primo.
Ecco  allora  la  novità.  Molte aziende cominciano a puntare alla pausa “social” per dare più serenità  ai  dipendenti.
Prenderà così sempre più piede, nel 2018, il fenomeno del “social eating aziendale”. Nato nella Silicon Valley, si sta diffondendo anche in Italia soprattutto tra start up e giovani aziende tecnologiche. Uno studio di un gruppo  di  ricercatori in  scienze  sociali  e scienze  nutrizionali,
della Cornell University, ha dimostrato come il rituale del consumo dei pasti insieme è una sorta di “collante sociale”.  Di  più:  migliora le performance dei dipendenti fino a far raddoppiare la cooperazione tra i membri del team. La pausa pranzo come metodo dunque:  team  building  in  cucina,  networking  e  benefit aziendali.


(...)


L’Osservatorio sul Food Delivery (...), fotografa il fenomeno delle ordinazioni per il pranzo dai luoghi di lavoro. C’è una  crescita  importante,  pari  al più 137% nell’ultimo anno (...) il 36% prenota il pranzo dalle due alle tre volte al mese e il 32% lo fa in gruppi di colleghi. Chi sono i professionisti che preferiscono mangiare in ufficio? Il 41% sono impiegati, il 18% liberi professionisti, il 33% studenti. I più appassionati del digital food  delivery  sono  quelli che lavorano nel settore sanitario che scelgono hamburger e insalate. I commerciali fanno grandi ordini di
giapponese,  hamburger  e panini o piadine. E ancora: chi lavora nella comunicazione  e  nel  marketing ama  soprattutto  panini  (il 41% in più rispetto a chi fa parte  dell’industria  del
food  &  beverage)  e  cibo giapponese (il 53% in più rispetto ai designer del mondo della moda); i nuovi professionisti del digitale sono invece fanatici di hamburger  che  scelgono  nell’82% dei  casi,  mentre  i  bancari amano la pasta per il 71% in più di chi lavora nel mondo dello spettacolo.
Se poi il digital food delivery è un fatto generazionale ecco come ad usarlo maggiormente sono i lavoratori millennial (26-35 anni) a pari  merito  con  la  Y  generation (entrambi rappresentano il 36%), seguiti  dalla  generazione  degli Xennial (36-45) con il 20% e dagli over 45 (8%). E ancora ci sono delle differenze per zone geografiche.
Le città in cui si ordina frequentemente il pranzo sono Milano, Bologna,  Roma,  Torino  e  Genova,
ma il trend cresce con ritmi sostenuti  in  altre  aree:  in  testa  Pisa (+1186%),  ancora  Bologna
(+685% ), Brescia (+298%) e Catania (+222%). Cambia anche la qualità: un’impennata notevole degli ordini di cibi healthy come insalate, burger veg o piatti vegetariani, è in aumento a Trieste e a Bari; i tramezzini sono in salita a Torino, le crepe a Bologna, o ancora un trend positivo sulle cucine straniere più particolari come quella peruviana ordinata a Roma, l’indiano a Pisa e lo spagnolo e il medio orientale a Milano. Infine una buona notizia: i lavoratori italiani hanno una crescente attenzione all’alimentazione bilanciata, più dei cittadini di altri paesi europei. Lo dice il sondaggio
Food (Fight Obesity through Offer and Demand) 2017, presentato al Parlamento  europeo.  Il  progetto (cui aderiscono ong, imprese, istituzioni e università di tutta l’Ue) raccoglie interviste e nel 2016 ha coinvolto oltre 20 mila lavoratori e 1.300 ristoratori in Austria, Belgio, Repubblica  ceca,  Francia,  Italia, Portogallo, Slovacchia e  Spagna.
Nel 2016, l’87% degli italiani ha dichiarato  di  considerare  l’equilibrio nutrizionale dei pasti serviti
un criterio importante per la selezione di un ristorante. Ma soprattutto il valore è in crescita rispetto
al passato e al di sopra della media degli altri paesi Ue (77%).


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