lunedì 6 luglio 2015

Ecco perché le nostre aziende non riescono ad essere attrattive

(Fonte: "Corriere Economia")

Secondo una larga maggioranza degli associati all’Aspen Institute Italia (69%), le imprese italiane non sono in grado di valorizzare le risorse umane che hanno a disposizione.

Non sono inoltre in grado di promuovere ed attrarre i talenti italiani (79%) tanto meno di promuovere e attrarre talenti esteri (92%).


Secondo la ricerca Ascesa e declino dei tradizionali driver dello sviluppo: nuovi scenari futuri,
alle difficoltà di abbinare le capacità individuali all’impiego più adatto (job mismatch) si aggiunge
la scarsa capacità di attrarre nuove abilità e competenze che sarebbero in grado di aumentare la competitività del sistema.


Economie emergenti come la Cina stanno investendo molto nell’istruzione universitaria, un settore che ha visto gli studenti raddoppiare nel corso del decennio 2000-2010 a un totale di 4 milioni. Paesi come Canada, Australia, Stati Uniti e Regno Unito sono in grado di attrarre un numero di talenti ben superiore a quanto non riesca a fare l’Italia.

È una pesante ipoteca sul futuro. Nella sola Unione europea si è passati da 800 mila a 1,7 milioni di studenti internazionali. Negli Stati Uniti i visti per studenti cinesi erano 22 mila nel 2005 e 189 mila nel 2012.

Quello dell’istruzione si rivela essere un mercato estremamente dinamico e sensibile a una pluralità di fattori (non ultime le conseguenti opportunità di lavoro) che difficilmente vedono l’Italia agganciare il trend dei migliori.
Il saldo migratorio netto dell’Italia in rapporto alla popolazione è — su dati 2010 — vicino al pareggio: per quanti talenti che arrivano per lavorare ve ne sono poco meno che escono per cercare altre destinazioni.
E non vi è motivo di ritenere che negli ultimi cinque anni la tendenza sia sostanzialmente mutata.


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